Crisi: Censis,ora italiani più infelici
Attualità
7 Dicembre Dic 2018 1011 07 dicembre 2018

Cosa dice il 52esimo rapporto Censis sugli italiani

Presentato venerdì il 52esimo rapporto dell’Istituto. Poche le luci e molte le ombre. Il Paese si scopre arrabbiato contro gli stranieri e impaurito per l'assenza di un futuro concreto.

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È un'Italia impaurita, incattivita e impoverita quella dipinta nel 52esimo Rapporto Censis in cui si parla di «sovranismo psichico» e delinea il ritratto di un Paese in forte difficoltà. Lo Stivale vede sempre di più una divisione tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord in affanno e incapace di mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, e futuro. Ed è proprio questo, secondo il Censis, «il processo strutturale chiave dell'attuale situazione».

LE FAMIGLIE ITALIANE SEMPRE PIÙ POVERE

I dati dipingono un quadro dai colori tetri e che vede il 6,9% delle famiglie italiane in condizione di povertà assoluta, vale a dire un milione e 793mila. Di queste quasi il 29,2% (455mila) sono straniere. Si tratta di un aumento del 10,6% rispetto al 2016 quando il dato si aggirava al 6,3% del totale. E che siano le famiglie straniere o miste a pagare il prezzo più alto lo dice anche un altro dato: negli ultimi quattro anni, a fronte di una crescita media del 22% delle famiglie in stato di grave indigenza, quelle italiane povere sono cresciute dell'11,5% mentre quelle di soli stranieri del 20,6% e quelle miste addirittura del 183,1%. E preoccupano anche i dati relativi agli individui a rischio di povertà relativa: in Italia sono il 17,5% dei nativi (media Ue: 15,5%), il 28,9% degli stranieri comunitari (media Ue: 22,3%) e il 41,5% dei cittadini non comunitari (media Ue: 38,8%).

L'ITALIA HA PAURA DEI MIGRANTI

Per il Censis il 63% degli italiani vede in modo negativo l'immigrazione dai Paesi non comunitari. Ben il 58% pensa che gli immigrati sottraggano o occupino posti di lavoro che spetterebbero ai nostri connazionali, mentre il il 75% che l'immigrazione aumenti il rischio di criminalità. Questo porta il Paese a scoprirsi arrabbiato o infastidito con chi è diverso: il 69,7% non vorrebbe i rom come vicini di casa e il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani. La quota raggiunge il 57% tra le persone più povere. Ma perché tanta ostilità? Gli stranieri per il 63% sono un peso per il welfare mentre solo il 37% crede che il loro impatto sull'economia sia favorevole.

L'ITALEXIT È UN'IPOTESI SEMPRE PIÙ CONCRETA

La convinzione che l'Europa possa essere d'aiuto all'Italia sta sempre più calando con il 57% pronti a votare sì per l'uscita dall'Euro, rispetto a una media europea del 38%. «Siamo all'ultimo posto, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit», scrive l'istituto di ricerca. CHe ricorda come nel solo 2014, 0l'affluenza alle elezioni europee in Italia era al 72%, rispetto al 42,6 della media. Questo sta a indicare che nel giro di quattro anni la fiducia nella Comunità sia venuta profondamente a mancare.

LA CULTURA È SEMPRE PIÙ SOCIAL

Il nostro Paese è quello che ha uno dei tassi di abbandono precociedei percorsi di istruzione: il 18% dei giovani tra i 18 e i 24 anni lascia gli studi rispetto a una media europea del 10,6%. I laureati italiani tra i 30 e i 34 anni raggiungono il 26,9%, contro una media Ue del 39,9%. Le speranze dei giovani si stanno a poco a poco concentrando altrove: la metà della popolazione italiana è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso, e il dato sale al 53,3% tra i giovani tra i 18 e i 34 anni. E un terzo ritiene che la popolarità sui social network sia un elemento indispensabile per arrivare alla celebrità. Del resto lo Stato investe solo il 3,9% del Pil in questo campo, mentre la media europea è del 4,7%. Investono meno di noi solo Romania, Bulgaria e Irlanda.

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