L'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz è ancora una delle immagini più forti in grado di descrivere l'Olocausto.
storia
1 Dicembre Dic 2010 2024 01 dicembre 2010

In ricordo del padre

La figlia del generale delle Ss Himmler aiuta gli ex nazisti.

  • ...

di Alessandro Carlini

Sembra una storia lontana, che si perde nei libri e nei filmati d'epoca, e che non ci appartiene più. Ma basta fare pochi chilometri oltre il confine italiano e arrivare a Furstenried, nella periferia di Monaco, per capire quanto attuale possa essere questa vicenda.
Come ha raccontato il Times il primo dicembre, in un tranquillo quartiere vive quella che per molti potrebbe essere una normale e riservata signora di 81 anni. Si chiama Gudrun Burwitz, ma per suo padre era solo “Puppi” (bambola).

L'ultimo aiuto a Klaas Carel Faber

Lei è la figlia di uno dei più efferati criminali del XX secolo, Heinrich Himmler, il comandante delle SS di Adolf Hitler, l'uomo che ha fortemente voluto e poi realizzato lo sterminio del popolo ebraico e di milioni fra polacchi, zingari, oppositori e tanti altri innocenti. Nonostante questa pesante eredità, la Burwitz vive nel ricordo e nell'adorazione del padre e aiuta i criminali nazisti ancora vivi a sfuggire alla giustizia.
Con un'organizzazione chiamata Stille Hilfe, “aiuto silenzioso”. Sembra un nome uscito da un romanzo di spionaggio della Seconda Guerra mondiale, che un po' ricorda l'organizzazione clandestina Odessa, creata per permettere la fuga dall'Europa dei gerarchi e degli ufficiali nazisti. Ma il gruppo della figlia di Himmler esiste tuttora ed è legale, ha lavorato in modo incessante sin dalla fine del conflitto, dando supporto legale ed economico a chi è stato accusato di crimini contro l'umanità.
Come nel caso di Klaas Carel Faber, 88 anni, che pochi giorni fa ha ricevuto dai giudici olandesi un mandato d'arresto europeo che ne chiede l'estradizione dalla Germania. L'uomo, nato nel nord dei Paesi Bassi, era già stato condannato a morte a Leeuwarden (Olanda) nel 1947 per aver ucciso 22 ebrei. La pena è stata però comminata in carcere a vita.
Nel 1952, il criminale nazista è evaso dalla prigione di Breda, rifugiandosi in Germania, dove fra l'altro ha ottenuto la cittadinanza. Può contare sull'appoggio di Stille Hilfe che non gli fa mancare nulla, soprattutto una difesa in tribunale che tende il più possibile a ritardare i tempi del processo.

Una fitta rete di sostenitori

Il fine è molto semplice: più tempo passa più gli ex nazisti hanno la possibilità di trascorrere la parte restante della loro vita in libertà. Come ha fatto Samuel Kunz, 89 anni, accusato di aver partecipato al massacro di 433 mila ebrei.
È scampato alla prigione morendo pochi giorni fa. In apparenza “Aiuto silenzioso” è una piccola organizzazione, composta da 25-40 persone, ma dietro ha una complessa rete di sostenitori, a partire dai gruppi neonazisti che negli ultimi anni sono cresciuti in Germania. Questo fa sì che i servizi segreti e la polizia tengano sempre sotto controllo l'associazione, pronti a intervenire alla minima violazione della legge.
Non è nemmeno facile stabilire da dove provengano i soldi, e non pochi, che vengono usati per pagare le spese legali delle ex SS. Secondo alcuni studiosi, però, ci sono anche facoltosi nostalgici che contribuiscono a tenere in piedi il gruppo tramite donazioni. Giovani e vecchi simpatizzanti del nazismo venerano, come ha spiegato Oliver Schrom, autore di un libro su Stille Hilfe, la figura della Burwitz, considerata come una «principessa nazista, una dea fra coloro che credono nei vecchi tempi».

Le cerimonie in memoria di Hitler

Lei frequenta solo questa stretta e riservata cerchia di persone, vive in una casa che non è di sua proprietà, il suo nome non compare sull'elenco del telefono. Anonima.
Fino a quando non incontra i suoi accoliti nel corso di cerimonie in cui si ricordano gli anni di Hitler e i caduti delle SS. Come è successo durante un raduno a Ulrichsberg, in Austria, quando si è rivolta ai reduci chiedendo dove avessero servito durante la guerra, dimostrando di conoscere con esattezza l'impiego dei reparti e la loro dislocazione.
«Erano terrorizzati da lei», ha detto Andrea Ropke, un altro esperto di nazismo. Per la Burwitz il tempo si è fermato il 23 maggio 1945, quando in un centro di detenzione inglese vicino a Luneburg, nella Germania settentrionale, il padre si è tolto la vita per sfuggire alla giustizia. Da allora il suo unico scopo è aiutare chi ha servito il regime di Hitler.
Come ha fatto con l'ex Ss Klaus Barbie, il boia di Lione, o con Erich Priebke, fra i responsabili del massacro delle Fosse Ardeatine, costato la vita a 335 italiani. La lista potrebbe andare avanti, con tanti nomi di ufficiali e gerarchi che nei mesi e negli anni dopo la fine del conflitto si infilarono lungo quella che è stata definita dagli alleati come la “ratline” (scala dei topi), che attraverso il territorio italiano e spesso con l'appoggio della Chiesa, permetteva loro di raggiungere rifugi sicuri in Egitto o nell'America del Sud.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso