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Le rivelazioni
25 Febbraio Feb 2011 1348 25 febbraio 2011

Bunga bunga alla coreana

Feste e orge alla corte di Kim Jong-il.

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di Alessandra Cardinale

Kim Jong-il insieme allo stato generale di Pyongyang.

Il titolo del libro non è dei più brillanti, Kim Jong-il’s Royal family, la famiglia reale di Kim Jong-il, scritto da Lee Han. Eppure rischia di diventare un best seller: è la prima biografia privata del Caro leader che, dal 1994, ha instaurato in Corea del Nord uno dei regimi dittatoriali più disumani al mondo. Il tomo in questione più che concentrarsi sulle aberrazioni commesse da Kim Jong-il - torture, esecuzioni pubbliche, aborti forzati, infanticidi, arresti di oltre 200 mila prigionieri, e la morte per fame e malnutrizione di 2 milioni di cittadini - squarcia il velo anche sulla vita sessuale del dittatore.
IL NIPOTE SCRITTORE. Si tratta, insomma, di un libro di memorie scritto da una persona molto vicina all’autocrate: Lee Han era, infatti, il nipote di Kim Jong-il. Il passato è d’obbligo perché il giovane è stato assassinato da mano sconosciuta nel 1997.
Dopo aver inutilmente provato a scappare nella Corea del Sud e aver cambiato anche identità, il povero Lee Han è stato scovato e crivellato di colpi una mattina di 13 anni fa perché sapeva troppo. Una resa di conti inutile perché quello che sapeva, aveva fatto in tempo a trascriverlo.

L'organizzazione serrata per i festini del Caro leader

Danzatrice nordcoreane si esibiscono per il Caro leader.

Anche in Corea del Nord si è aperto il vaso di Pandora dei vizietti dei politici, con il solito circo di donne spogliate, discoteche, cene, cocktail, musica e i giochi hard a premi.
In questo bunga bunga alla nordcoreana, il protagonista incontrastato era ovviamente sempre lui, Kim Jong-il, che dal 1972, molto prima che diventasse il Caro leader amava passar il tempo a organizzare feste private, spesso privatissime.
LA TASK FORCE DEL PIACERE. All’inizio, si trattava di innocenti scorribande tra maschi che uccidevano tristemente la noia ingurgitando litri di alcol per poi tornare dalle mogli gattonando in condizioni pietose.
Ma nel 1974 le cose cambiarono: Kim Jong-il sentiva aria di promozione e iniziò a montarsi la testa. Esigeva sempre più feste a palazzo, abolì gli all-man party, chiedendo la presenza di più donne a corte e, soprattutto, pretendendo un’organizzazione con i fiocchi.
L’entourage non poteva deluderlo e si alzò così il sipario sulle Folies Bergère del dittatore da quel momento accompagnato da una vera e propria task force del piacere che venne battezzata Gippeumjo.

Il clou delle serate erano giochi erotici con penitenza

Il dittatore saluta due giovani soldatesse.

Nel racconto di Lee Han non c’è nulla di approssimativo, tutto è squisitamente curato nei particolari. Per esempio, lo squadrone del piacere, il Gippeumjo appunto, era diviso in tre settori: il satisfaction team che provvedeva ai servigi sessuali, l’happiness team addetto ai massaggi, il dancing and singing team, che come dice il nome stesso, era deputato a balli e canti.
STUDENTESSE MAGGIORENNI. Le ragazze, stando al racconto di Lee Han, provenivano quasi tutte da licei artistici, ed erano tutte maggiorenni. Dopo un’attenta selezione venivano sottoposte a un training specifico. «Le addette ai massaggi venivano mandate per sei mesi a Hong Kong o Taiwan per imparare il mestiere», ha scritto Lee Han.
Le feste iniziavano alle otto di sera il mercoledì e il sabato nella residenza ufficiale di Kim Jong-il a Pyongyang e terminavano verso le due, a volte le tre, del mattino. Si mangiava, si beveva, si ballava, ma il momento clou erano i giochi erotici e le penitenze a essi connesse.
«Quando si ubriacano pesantemente», viene raccontato nel capitolo Perversioni sul filo del rasoio, «giocano a depilarsi i capelli o i peli del pube, sperando che a perdere sia una delle ragazze».
IL DONGIOVANNISMO DI KIM JONG-IL. Ma il libro del giovane, e sfortunato, autore si fa più caldo quando racconta le feste dove il sesso era l’ingrediente principale. «Queste venivano organizzate quando Kim Jong-il era di umore particolarmente buono». Per sollazzare l’atroce dittatore, o per rinforzargli il flusso d’energia che scorreva nel sangue, denominato «punto gi», schiere di ragazze, alcune di esse starlette dal cinema nordcoreano, lo aiutavano a non pensare troppo ai danni che stava causando al suo popolo.
Stando alla spiegazione di uno psichiatra sudcoreano sul dongiovannismo del dittatore, il Gippeumjo era un rimedio ottimo per curare i traumi causati in adolescenza da una matrigna dalla mano pesante.
E va a finire che è sempre colpa delle madri.

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