Diario da Damasco
22 Aprile Apr 2011 1843 22 aprile 2011

Siria, una Pasqua di paura

La comunità cristiana teme il caos e una deriva islamica integralista.

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La capitale la mattina era deserta. Silenziosa, come sotto un incantesimo. Gli attivisti online, per tutta la settimana, avevano annunciato il “grande venerdì” di protesta in tutta la Siria. E ieri, a Damasco, si parlava di un corteo che, dalla periferia di Douma e di Al Qaboun, avrebbe dovuto raggiungere, dopo la preghiera, piazza Abassiyyin. Come venerdì scorso.
FORZE ANTI-SOMMOSSA. Intorno alle 12,30, sono arrivata a piedi nel quartiere. Le vie intorno alla piazza erano presidiate e bloccate da forze di sicurezza in borghese munite di sfollagente. Qualche passante frettoloso. Nessuna donna. Solo un gruppo di ragazzi che preparava addobbi per le celebrazioni pasquali, sulla scalinata della Chiesa cattolica di Nostra Signora di Damasco, situata proprio dietro la piazza. Ho fatto un altro giro intorno alle 15 e lo schieramento era ancora presente.
LA MANIFESTAZIONE DISPERSA. Anche il centro storico era silenzioso. Pioveva. Pochissima gente. Quasi tutti i caffè e i negozi erano chiusi. La notizia di una manifestazione anti-regime, scesa dalla periferia, e dispersa con lacrimogeni nel quartiere di Midan, riportato da Al Jazeera, non viene commentata.
Nessuno ha visto. Nessuno si pronuncia. Qualcuno si limita a dire che «la storia insegna. Damasco non prenderà posizione fino all’ultimo. E poi si schiererà dalla parte del vincitore».

Preoccupazione nella comunità cattolica

La vetrina di un negozio cattolico a Damasco.

Ho appuntamento in un caffè del quartiere cristiano nella città vecchia, per incontrare Najar, un agronomo in pensione. Si sfoga. «Sono cattolico. Cattolico romano», tiene a precisare, «e mia moglie è maronita. Siamo sfiniti da questi venerdì. Prima erano giorni di festa anche per noi cristiani, ora li viviamo chiusi in casa. Dopo la revoca dello stato emergenza, abbiamo tirato un respiro di sollievo pensando che tutto sarebbe tornato come prima. Ci accusano di farci suggestionare dalle autorità, ma non è vero. Noi cristiani abbiamo davero paura di questi disordini. I gruppi religiosi conservatori e gli estremisti sono molto più organizzati di quelli che chiedono un rovesciamento del governo».
FESTEGGIAMENTI IN SORDINA. Preoccupazione anche fra le suore salesiane di Maria Ausiliatrice che dal 1949 gestiscono l’ospedale italiano (fondato nel 1913 dall’associazione di beneficienza Schiapparelli) e una scuola materna nel quartiere di Salyaah, la zona di Damasco conosciuta come “Taliani”.
Notizie di minacce. La comunità cristiana festeggerà quindi la Pasqua in sordina. «Le celebrazioni saranno limitate all’interno delle chiese. Nessuna processione nelle vie limitrofe», dicono.

L'ipotesi della presenza di gruppi armati salafiti

La minoranza cristiana di Damasco e la parte moderata della città continuano a esprimere quindi il timore che la situazione possa precipitare e portare il Paese nel caos dell’Iraq o in una suddivisione simile a quella del Libano.
Nella capitale, ora si parla con insistenza della presenza di gruppi armati salafiti, un ramo radicale dell’Islam sunnita. E della mancanza di leader e piani precisi nell’opposizione.
I FUORIUSCITI NON CONVINCONO. Una tesi sotenuta anche da Bassam al-Kadi, che avevo intervistato all’inizio delle manifestazioni in Siria. «I gruppi su Facebook operano dall’estero», dice ancora Najar. «Dall’America. Dalla Gran Bretagna. Ma chi gestirà la transizione nel caso di un rovesciamento del governo? E come? No, non ho fiducia nei fuoriusciti. Seguo le dichiarazioni che fanno in Rete, dal loro mondo dorato all’estero».
E cita Ammar Abdulhamid, oppositore esiliato nel 2005, che oggi vive nel Maryland, negli Stati Uniti. «Lui, come gli altri, ingenui, minimizza il pericolo. Tante parole. Nessun piano concreto. La legge di emergenza non c’è più. Questo è un risultato concreto invece».
Ma sulle ultime decisioni delle autorità (la revoca dello stato di emergenza, l’abolizione dei tribunali di sicurezza dello Stato e l'autorizzazione a manifestare pacificamente) i pareri sono discordanti.
«LE RIFORME NON BASTANO PIÙ». La città ancora una volta è divisa tra chi ritiene che «un passo importante sia stato fatto nella direzione di un cambiamento che porterà alla democrazia» e chi invece interpreta l’annuncio solo come un atto formale.
Un giovane attivista che chiede di rimanere anonimo, dichiara: «Vogliamo la democrazia. Ora. Le riforme non bastano più». Verso sera inizia il quartiere cristiano si anima.
Ritorno ad Abbassiyye. Le strade sono sgombre. Nella chiesa di Nostra Signora di Damasco si celebra la messa del Venerdì Santo.

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