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Fenomenologia del cannibale

Dal mostro di Milwaukee a Cikatilo: viaggio nella mente degli antropofagi.

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Matej Curko

Mangiare il prossimo è una cosa che non si fa. O non si dovrebbe fare. Nell'antichità il cannibalismo nelle comunità antropofaghe era cosa 'consona', un'azione socialmente accettata. Così, banchettare con le carni del vicino non disturbava nessuno. Capitava anche di mangiarsi il nemico, dopo averlo sconfitto, per provare una volta di più, caso mai fosse stato necessario, la propria supremazia. O ancora succedeva che proprio non se ne potesse fare a meno, magari durante una lunga e tragica carestia. Ma stiamo parlando di usanze che apppartengono ad altri luoghi e altri tempi.
Invece la Slovacchia non è poi così lontana. E il 2010 era solo l'anno scorso.
Quello del cannibale Matej Curko non è il primo (e c'è da supporre, stando alle statistiche, non sarà l'ultimo) caso di cannibalismo della società per come la conosciamo (quindi escludendo le varie tribù più o meno note della Papua Nuova Guinea e dintorni).
Nel corso dei secoli alcuni popoli hanno continuato a mangiare i loro simili. I casi noti di cannibalismo sono davvero pochi, ma agghiaccianti.

Mangiatori di carne umana dall'Europa all'America

Jeffrey Dahmer, il cannibale di Milwakee.

L'americano Albert Fish si cibò delle carni di una bambina che aveva rapito e ucciso (ebbe anche il pessimo gusto di inviare una lettera ai genitori della piccola per confermare la bontà della loro figliola). Venne arrestato nel 1934. Prima di lui, in Germania, ci fu Karl Denke, che ammazzò una certa quantità di persone, forse una quarantina e ne conservò le carni sotto sale (per consumo alimentare, alcuni vasetti vennero anche venduti al mercato come carne di maiale) e con la pelle confezionò bretelle e lacci. Nel 1924 finì in manette. Venne ucciso il giorno dopo essere entrato in carcere.
CONTRO GLI OMOSESSUALI DI COLORE. Più recentemente le cronache hanno raccontato le macabre gesta di Jeffrey Dahmer, meglio noto come il Cannibale di Milwaukee che è riuscito a uccidere e divorare 17 persone, quasi tutti omosessuali di colore. Molte vittime furono squartate, alcune furono consumate subito, mentre altre furono conservate. La polizia, una volta giunta sul posto, trovò resti umani stipati nel congelatore di casa. Dahmer andò alla sbarra nel 1992 e fu ucciso da un altro detenuto solo dopo due anni dei 957 anni che il giudice gli aveva dato.
A CACCIA DI DONNE E BAMBINI. Dall'altra parte del mondo, in Russia, a seminare il terrore per anni è stato Andrej Cikatilo che è stato condannato a morte nel 1994 per l'omicidio di 53 persone (donne e bambini) avvenuti tra il 1978 e il 1990, più o meno lo stesso periodo di attività di Dahmer (anche se il russo era molto più vecchio). In ogni caso le sue azioni gli sono valse parecchi soprannomi, tra cui quello di macellaio di Rostov, che lascia pochi dubbi sulle sue inclinazioni culinarie.
Anni dopo è stata la volta del tedesco Armin Meiwes che ha ammazzato, a differenza dei precedenti cannibali catalogati come assassini seriali, una sola persona, dopo averla trovata su internet, con l'intento di mangiarne le carni. Il cannibale di Rotenburg, come è chiamato amichevolmente in patria, non ha esitato a rilasciare interviste (una volta chiuso in carcere) specificando che «la carne umana sa di maiale».

Cannibali spinti dall'ossessione del possesso

Alive (Sopravvissuti), film del 1993 diretto da Frank Wilson Marshall

Ma perché, se non si è costretti, per esempio dalla necessità di sopravvivenza in caso di incidente aereo (noto il caso del velivolo sulle Ande che è anche diventato un film, Alive) si decide di mangiare carne umana?
Il mangiare, non importa cosa (o chi) è strettamente collegato con il sesso e con il possesso (rapporto con la madre, allattamento, modi di dire come «ti mangerei»).
Fagocitare una persona è, insomma, possederla fino in fondo. Farla diventare parte di sé. Diventare parte di lei. Questa la versione romantica. La versione un po' meno infiocchettata è che chi mangia un suo simile è semplicemente travolto dalla follia.
A questo punto, però, occorre fare un distinguo. Passi per le vittime che sono state aggredite e divorate quando meno se lo aspettavano, insomma, colte di sorpresa.
LE VITTIME CONSAPEVOLI. Ma quelle che invece hanno risposto consapevolmente ad annunci su internet che, senza dubbio alcuno, parlavano espressamente di cannibalismo?
In questi rarissimi casi, la vittima è ansiosa di essere 'contenuta' in un'altra persona. Inglobata. Metabolizzata. Diventare, fisicamente, il suo carnefice.

30 Luglio Lug 2011 0900 30 luglio 2011
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