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MAFIA
26 Ottobre Ott 2011 0750 26 ottobre 2011

Arena, erede di Nitto

Nella lista dei 30 latitanti più pericolosi, era ricercato dal 1993.

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Il latitante Giovanni Arena, esponente di Cosa nostra e a capo dell'omonima famiglia mafiosa, è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile di Catania alle due di notte del 26 ottobre. A tradire il boss mafioso è stato il suo tono di voce, basso e inconfondibile che è stato ascoltato in sottofondo durante un'intercettazione nella sua abitazione. A casa ci doveva essere soltanto la moglie e per questo gli uomini della squadra mobile ha fatto irruzione: l'abitazione sembrava vuota ma in una cassapanca, una sorta di ‘bara’ nascosta all'interno di un armadio, copriva lo stretto covo dove si trovava Arena.
L'EREDE DI NITTO SANTAPAOLA. Inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia, il boss 56enne era latitante dal 1993, anno in cui sfuggì all' operazione ‘Orsa maggiore’ contro la cosca Santapaola, ritenuta lo spartiacque nella lotta alla mafia nella provincia etnea. Proprio l'esponente di ‘Cosa Nostra’ è sempre stato considerato l'erede designato di Benedetto Santapaola detto ‘Nitto’ e soprannominato ‘il licantropo’ a causa di alcuni disturbi da cui era affetto da piccolo dovuti ad una rara forma di licantropia clinica. Il 18 maggio 1993 Santapaola è stato arrestato nelle campagne di Mazzarrone nell'ambito dell'operazione ‘Luna piena’ tradito dalle intercettazioni delle conversazioni dei suoi figli. Arena, è stato condannato in contumacia all'ergastolo, per un omicidio commesso nel 1989. Era ricercato anche per associazione mafiosa, detenzione di armi e traffico di droga.
«SIETE STATI BRAVI». Sarebbero queste le prime parole che il boss mafioso Giovanni Arena avrebbe detto ai polizotti al momento della cattura, avvenuta al secondo piano di uno stabile a poche decine di metri dal palazzo di cemento di Librino, confermando la tesi che i capi di Cosa Nostra raramente si allontanano dalla zona che controllano: «Da vent'anni sono in questa casa», ha proseguito il superlatitante al momento dell'arresto. Il boss, poi, rivolgendosi ai nipoti ha detto loro: «Adesso potete smettere di chiamarmi zio, potete chiamarmi nonno». Un sistema, hanno spiegato gli investigatori, per «evitare che qualcuno potesse parlare di lui in maniera diretta». In questi 18 anni infatti, «Arena era completamente scomparso, protetto da un eccellente sistema di sicurezza adottato dalla sua famiglia» composta da moglie, nove figli e diversi nipotini.

Arena partecipò all'attentato alla Standa del 1990

Il boss mafioso Giovanni Arena, ricercato dal 1993.

Giovanni Arena era irreperibile dal dicembre 1993, quando sfuggi a un' operazione ritenuta uno spartiacque nella lotta alla mafia nella provincia di Catania. Esponente di spicco dalla cosca Santapaola e legatissimo alla sua 'famiglia', è stato accusato di avere avuto un ruolo nell'attentato incendiario che il 18 gennaio 1990, lo stesso giorno dell' arrivo della commissione antimafia in città, distrusse la sede della Standa, allora di proprietà del gruppo Berlusconi, nella centrale via Etnea. Da quell'accusa Arena è stato prosciolto.
Il latitante era stato poi condannato all'ergastolo il 28 maggio 2003 nel processo Orione 5, per l'omicidio di Maurizio Romeo, esponente della cosca rivale dei Ferrera, noti come 'Cavaduzzu', commesso ad Aci Castello il 31 ottobre 1989.
UN AFFARE DI FAMIGLIA. Anche la famiglia di Arena si è sempre dedicata alla criminalità proprio come il boss arrestato mercoledì 26 ottobre a Catania. Nelle inchieste infatti, sono finiti anche la moglie, Loredana Agata Avitabile, 55 anni anni e considerata la ‘zarina’ del ‘palazzo di cemento’ del rione Librino ritenuto uno dei centri dello spaccio di droga a Catania, e quattro loro figli: Maurizio, arrestato con l'accusa di omicidio il 15 novembre del 1999, Agatino Assunto, catturato il 28 febbraio del 1999 e il 27 febbraio del 2010 condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa, Antonino, arrestato il 26 luglio del 2011 dopo due anni di latitanza e destinatario di quattro ordinanze di custodia cautelare e Massimiliano, arrestato il 31 ottobre del 2007 e poi rinviato a giudizio per tentativo di omicidio: con due complici il 20 dicembre del 2006, avrebbero ferito con un colpo di pistola un metronotte di 52 anni nel tentativo di rubargli l'arma mentre l'uomo era in servizio davanti alla guardia medica del rione di Librino.
UN BOSS ANCORA PERICOLOSO. Secondo gli investigatori, proprio la lunga latitanza sarebbe la conferma della pericolosità di Arena, che ha trascorso 18 anni protetto dalla 'famiglia', inserito, secondo le indagini della Direzione distretturale antimafia, ad alti livelli nell'organizzazione.
Secondo l'accusa, il suo clan avrebbe una gestione autonoma e controllerebbe il mercato dello spaccio di stupefacenti nel rione Librino. In particolare, nel famigerato 'Palazzo di cemento' dello stesso quartiere, dove il giro d'affari illecito dai fatturati della droga è stato definito dalla polizia «vertiginoso».

Lombardo: «Plauso alla Polizia per la cattura di Arena»

Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo ha voluto fare i complimenti alla Squadra mobile di Catania per la cattura del boss Giovanni Arena: «Nonostante le difficoltà operative causate dai continui tagli del governo, le nostre forze dell'ordine stanno lavorando con efficacia e abnegazione. La cattura di Arena ha segnato un ulteriore passo verso la definitiva sconfitta di questo cancro sociale».

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