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IL PROCESSO
13 Luglio Lug 2012 1400 13 luglio 2012

G8, «a Genova fu grave devastazione»

Cassazione: il 13 luglio è il giorno del verdetto.

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Napoli: sit-in di solidarietà per i 10 imputati nel processo per il G8 di Genova 2001.

È cominciata intorno alle 11 di venerdì 13 luglio, davanti alla Prima sezione penale della Cassazione, l'udienza sul terzo filone processuale nato dal drammatico G8 di Genova del 2001: quello relativo alle condanne, quasi 100 anni di reclusione (98 anni e nove mesi) per devastazione e saccheggio, inflitte a 10 manifestanti per violenze contro le cose commesse nelle strade del capoluogo ligure.
A rappresentare la procura della Suprema Corte c'è di nuovo Pietro Gaeta, lo stesso magistrato che ha ottenuto, il 5 luglio, la conferma delle condanne per i vertici della polizia implicati nel pestaggio della Diaz.
VITA DEI GENOVESI ALTERATA. «Per la vastità dei fatti accaduti», ha ammesso Gaeta, «le devastazioni compiute si collocano verso i vertici di un'ipotetica scala di gravità sociale del reato e la partecipazione agli atti criminosi di questi 10 imputati non trova la minima giustificazione».
Secondo il magistrato «non c'è dubbio che durante il G8 di Genova fu messa in discussione, dal profondo devastamento subito dalla città, la vita pacifica dei genovesi».
UNA CITTÀ SOMMERSA DAI VANDALISMI. I vandalismi di parte dei manifestanti «assunsero una forma di realizzazione sistematica: le strade furono disselciate per lanciare le pietre, le vetrine rotte per lanciare le molotov, i bancomat sfondati per rubare i soldi e i cassonetti usati come trincee urbane».
Il pg, inoltre, ha sottolineato come «dove c'è devastazione, non ci può essere altra libera manifestazione del pensiero, quindi questo reato è perseguito da una norma garantista a tutela delle garanzie costituzionali dei cittadini».
Per Gaeta «chi sfonda una vetrina per lanciare dentro una molotov, ha la consapevolezza che il suo gesto produce un esito ulteriore a quello del semplice danneggiamento, perché la vetrina non viene sfondata con un'azione fine a sé stessa ma per lanciare la molotov con la quale viene messo in pericolo l'ordine pubblico».

In caso di conferma i 10 imputati entrano subito in carcere

Roma: il palazzo della Cassazione.

Contro il verdetto emesso dalla corte di Appello di Genova il 9 ottobre 2009 - inasprito rispetto alla sentenza di primo grado del 14 dicembre 2007 che comminò a 24 no-global 108 anni e tre mesi di carcere - hanno fatto ricorso i 10 imputati che, in caso di conferma, entreranno in carcere perché possono contare solo su tre anni di condono.
Si deve decidere le posizioni di Marina Cugnaschi (12 anni e tre mesi), Alberto Funaro (10 anni), Francesco Puglisi (15 anni, erano 10 anni e sei mesi in primo grado), Vincenzo Vecchi (13 anni e tre mesi), Luca Finotti (10 anni e nove mesi), Carlo Cuccomarino (otto anni), Antonino Valguarnera (otto anni), Carlo Arculeo (otto anni), Dario Ursino (sette anni) e Ines Morasca (sei anni e sei mesi).
SIT-IN DI SOLIDARIETÀ. Per i 10 si è mobilitata la cittadinanza e personaggi della cultura e dello spettacolo e in 30 mila in un mese hanno firmato l'appello lanciato dalla campagna «10x100. Genova non è finita. Dieci, nessuno, trecentomila». Tra i firmatari anche Erri De Luca, Margherita Hack, Elio Germano, Curzio Maltese, Daniele Vicari e Moni Ovadia.
Nei giardini di piazza Cavour davanti alla Cassazione, si è tenuto un sit-in di manifestanti per essere più vicini ai 10 imputati.
La Suprema Corte è presidiata da centinaia di uomini delle forze dell'ordine, tra agenti di polizia e carabinieri.

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