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L'INTERVISTA
19 Luglio Lug 2012 2041 19 luglio 2012

«Urru, sapevamo dov'era»

Il ministro del Polisario parla del rapimento.

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Nove mesi di prigionia, lo scambio con tre detenuti nelle carceri del Mali e 15 milioni di euro di riscatto pagati.
Sul sequestro e sul rilascio della cooperante italiana Rossella Urru (atterrata a Ciampino il 19 luglio) e dei colleghi spagnoli Ainoha Fernandez de Rincon ed Enric Gonyales, prelevati a Tinduf, nei campi rifugiati saharawi del sud dell’Algeria, tra il 22 e il 23 ottobre 2011, i punti fermi sono pochi. Le ricostruzioni, invece, abbondano.
L’ACCUSA DI INFILTRAZIONI. Ma il mistero resta fitto soprattutto su come i jihadisti siano riusciti a entrare nella zona presidiata dagli uomini del Fronte Polisario.
La Mauritania accusa i saharawi di averli fatti filtrare per vendere loro i tre cooperanti. Ma il Polisario, il governo della Repubblica del Sahara occidentale, non ci sta. E fornisce a sua volta dettagli.
«È la propaganda proposta dai marocchini. Sono loro che manovrano i traffici del Sahel, in primis quello dell’hashish, con cui si finanziano i terroristi con la copertura dei servizi segreti compiacenti», ha raccontato a Lettera43.it Mohamed Salem Ould Salek, 61 anni, ministro degli Esteri del Fronte Polisario dal 1998.
LA GUERRA INFINITA. Le dichiarazioni, da una parte e dall’altra, vanno prese con le dovute cautele.
Tra Rabat e il Polisario è in corso una guerra dal 1975 - nonostante un armistizio firmato formalmente nel 1991 con l’intermediazione dell’Onu e la fine dell’intifada sahawari nel 2005 - quando il Marocco e la Mauritania occuparono le terre del Sahara occidentale appena liberate dalla colonizzazione spagnola. La Mauritania si ritirò nel 1979. Il Marocco non ha mai accettato la formazione di uno Stato saharawi. E la guerra, fatta non solo di proiettili, non è mai finita.



DOMANDA. Gli uomini che hanno prelevato Rossella Urru parlavano hassania. Lo stesso dialetto arabo dei saharawi.
RISPOSTA. Quel dialetto si parla anche in Mali e in Mauritania. Non significa assolutamente nulla.
D. Ma come hanno fatto i terroristi a superare i vostri controlli?
R.
Loro sanno come muoversi.
D. Significa che non siete in grado di presidiare il territorio?
R.
I nostri servizi hanno in custodia una serie di uomini che riteniamo coinvolti nei sequestri e nel traffico di droga.
D. Chi e quanti sono?
R. Non posso fornire dettagli, la questione è in mano alla nostra intelligence. Posso dire, comunque, che sono meno di 10. Sette, forse otto.
D. Cosa significa che sono persone coinvolte nel traffico di droga?
R.
Il traffico dell’hashish nel Sahel (la porzione di deserto che attraverso longitudinalmente l’Africa dalla costa mauritana, ndr) è per l’80% gestito dai marocchini. I servizi segreti dei Paesi occidentali lo sanno.
D. Accusa il Marocco di aver preso parte al sequestro?
R. Io posso dire che i rapitori sono arrivati dal nord del Mali e nel nord del Mali sono tornati con gli ostaggi.
D. Esclude che possano esserci stati infiltrati tra i saharawi?
R. Lottiamo contro le infiltrazioni del terrorismo come qualunque altra comunità: voi europei, i sauditi, gli americani.
D. Quindi l’ipotesi esiste.
R.
Il richiamo della droga e dei soldi può corrompere qualcuno. Ma i saharawi sono molto nazionalisti. Noi combattiamo una sola guerra: contro il Marocco che occupa abusivamente la nostra terra e cerca di distruggere il nostro nome con operazioni come queste.
D. Oltre alla propaganda, come si sono svolte le operazioni?
R. Gli uomini dei servizi erano sul posto.
D. Anche quelli italiani?
R.
Io questo non lo posso dire.
D. Che ruolo ha giocato il Polisario nelle trattative per il rilascio?
R.
Noi siamo stati informati di ogni passaggio. Sapevamo dove erano gli ostaggi e come si stavano muovendo da un posto all’altro del Mali.
D. Se è vero perché non siete intervenuti per liberarli?
R. I governi coinvolti ci hanno chiesto di evitare qualsiasi operazione militare. Volevano perseguire le strade diplomatiche.
D. Il governo italiano ve lo chiesto?
R. Certamente lo ha fatto quello spagnolo. Noi abbiamo fornito contatti e informazioni attraverso l’intelligence.
D. Si è preferito pagare un riscatto?
R. Non posso dire niente. Ma le operazioni militari comportano alti rischi. E i terroristi vivono dei riscatti e dei proventi della droga.
D. L’ultima volta che Lettera43.it ha incontrato il vostro presidente, Mohamed Abdelaziz, questo ha lamentato l’insofferenza dei giovani saharawi nei confronti la politica pacifica del governo. È possibile che qualcuno di loro abbia deciso di affiancarsi ai terroristi?
R. Non bisogna confondere le cose. I nostri giovani sono frustrati e vogliono riprendere la lotta armata contro il Marocco perché non vedono la comunità internazionale sforzarsi per la restituzione della nostra terra.
D. Possono essersi affiancati alla jihad e aver venduto Rossella Urru e i colleghi spagnoli?
R.
No, lo escludo. Dietro queste accuse c’è la volontà di infangare il nostro nome, dire che la nostra terra non è sicura e toglierci anche gli aiuti internazionali.
D. Il terrorismo però cresce ovunque intorno a voi.
R. È colpa della guerra in Libia. Ci sono troppe armi, troppi soldi che circolano e troppo poco controllo: i servizi occidentali lo sanno benissimo. Se non interverranno sulla tratta di droga e di armi la situazione non si risolverà.

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