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Ilva, sequestro confermato

Taranto, il Riesame: obiettivo risanamento.

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I primi operai dell'Ilva usciti fuori dalla fabbrica alla diffusione della notizia del sequestro.

Il tribunale del Riesame di Taranto ha confermato il sequestro degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, finalizzandolo al risanamento dello stabilimento, non quindi alla chiusura degli impianti.
È stato disposto che «i custodi garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti», confermando nel resto il decreto impugnato.
I giudici si sono riservati di depositare le motivazioni dell'ordinanza.
I termini non perentori per le motivazioni sono di cinque giorni.
«CUSTODIA PER L'EX DIRETTORE». Ribaditi anche gli arresti domiciliari per Emilio e Nicola Riva, ex presidenti dell'Ilva, e per l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.
Gli altri cinque indagati, tutti capiarea Ilva, sono stati rimessi in libertà.
ANCHE FERRANTE CUSTODE DEGLI IMPIANTI. Il Riesame ha poi nominato il presidente Ilva, Bruno Ferrante, custode e amministratore di aree e impianti sotto sequestro.
Ferrante ha commentato così la decisione del Riesame: «Per l'azienda è un segnale preciso. Amarezza per gli arresti ai Riva».
Resta la nomina, per le procedure tecnico-operative, dei tre ingegneri nominati dal gip.
Ferrante sostituisce il commercialista nominato dal gip per i compiti amministrativi.

Il procuratore: «Se l'azienda non collabora, allora si chiude»

Taranto: operai dell'Ilva in protesta.

Restano sotto sequestro i sei impianti dell'area a caldo sequestri il 26 luglio scorso dal gip Patrizia Todisco: il sequestro è però finalizzato non allo spegnimento, come disponeva il gip, bensì alla eliminazione delle situazioni di pericolo e all'attuazione del monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti.
L'ILVA DEVE FINANZIARE I LAVORI. Il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha commentato: «Leggeremo le motivazioni ma, stando al tenore letterario, il provvedimento consente l'utilizzazione degli impianti non al fine della produzione ma affinché si facciano i lavori di messa a norma».
Quel che è certo è che «l'impianto accusatorio è stato confermato».
Anche la nomina «a custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro» del commissario dell'Ilva Bruno Ferrante, ha detto Sebastio, ha una sua logica: spetta infatti all'azienda finanziare i lavori di messa a norma.
Ora, dunque, la palla passa in mano all'Ilva. «Se l'azienda, per mera ipotesi, dicesse 'non intendiamo collaborare', allora dopodomani si chiude», ha spiegato il procuratore.

7 Agosto Ago 2012 1444 07 agosto 2012
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