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LO SDEGNO
13 Agosto Ago 2012 1652 13 agosto 2012

Priebke passeggia per Roma

Sit-in di protesta contro le libere uscite.

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Erich Priebke fa la spesa.

Quell'uomo alla soglia dei 100 anni che passeggia per le strade di Roma non è un uomo qualunque, non esattamente lo stereotipo del nonnino perfetto.
Erich Priebke (guarda la photogallery) cammina oggi per le strade della città che 68 anni fa contribuì a far precipitare nel terrore con la sua partecipazione all'eccidio delle Fosse Ardeatine, la rappresaglia con cui i militari nazisti vendicarono l'attentato di via Rasella con la morte di 355 italiani, tra soldati e civili.
SCATTA LA RABBIA. Un fatto che non può lasciare indifferenti gli abitanti della capitale, primi fra tutti i membri della comunità ebraica e i discendenti dei deportati nei campi di concentramento.
«Priebke assassino nazista, a passeggio come un turista. Vergogna», è uno degli slogan dei manifestanti che si sono radunati sotto la casa in cui il gerarca nazista dovrebbe essere recluso ai domicliari dopo la condanna all'ergastolo del 1998.
CONCESSIONI AL GERARCA. Dovrebbe perché Priebke, che di anni ormai ne ha 99, da qualche mese ha ottenuto delle concessioni, permessi per andare in libera uscita, girare per Roma, ricevere a casa i suoi parenti e altre persone, purché incensurate.
L'ex ufficiale tedesco sarebbe anche stato fotografato mentre passeggiava per la città e da lì si è scatenata la protesta contro «le libere uscite del boia nazista». Ma le proteste sono arrivata anche per una visita a Priebke da parte dei membri di un'associazione che lo difende.
IL RICORDO DELLA FUGA DI KAPPLER. «Non è possibile che in uno Stato come quello italiano un assassino possa girare indisturbato per le vie di Roma», si lamentano gli esponenti della comunità ebraica che hanno ricordato, temendo forse che si possa ripetere, anche l'episodio della fuga di Herbert Kappler quando gli venne concessa la libertà vigilata.
«Priebke boia nazista, non ti dimentichiamo, non ti perdoniamo. Am Israel Hai (il popolo di Israele vive)». Lo Stato perdona, Roma e il popolo ebraico no.

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