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L'Onu: «In Siria crimini contro l'umanità»

Il rapporto del Palazzo di Vetro: colpevoli di violenze sia l'esercito di Assad sia i ribelli.

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Il fermoimmagine di un video diffuso in televisione mostra alcuni uomini armati arrestati dalle forze governative a Damasco, Siria, 02 agosto 2012. Le forze governative siriane e le milizie fedeli al regime Shabiha hanno commesso crimini di guerra e contro l'umanità. Lo denuncia il rapporto finale della Commissione di inchiesta dell'Onu.

Crimini di guerra e contro l'umanità. È questa la denuncia del rapporto finale della Commissione di inchiesta dell'Onu secondo cui non solo le forze governative siriane e le milizie fedeli al regime del presidente Bashar al Assad hanno commesso violazioni, ma anche i ribelli sarebbero colpevoli di illeciti. Anche se le violazioni di chi combatte il regime «non raggiungono la gravità, la frequenza e l'intensità» di quelli perpetrati dall'esercito e dalle forze di sicurezza siriane. Secondo il report, per esempio, la strage di Houla, dove sono morti 108 civili, di cui 49 bambini è stata compiuta dalle forze governative e dalle milizie pro Assad Shabiha.
COMMESSI OMICIDI E TORTURE. A lanciare la denuncia sono stati gli investigatori sui diritti umani delle Nazioni Unite guidati da Paulo Pinheiro che accusano l'esercito di crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
«La Commissione», si legge nel rapporto di 102 pagine dell'Onu, «ha trovato fondati motivi per ritenere che le forze governative e gli Shabiha abbiano commesso crimini contro l'umanità, come omicidi e torture, crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, inclusi omicidi illegali, torture, arresti e detenzioni arbitrari, violenze sessuali, attacchi indiscriminati, saccheggi e distruzione di proprietà».
TERZI: REGIME RESPONSABILE. Tra i primi a commentare il rapporto dell'Onu sui drammatici fatti di Houla è stato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi secondo cui si tratta di un «forte richiamo alla necessità improrogabile di una corale assunzione di responsabilità della comunità internazionale per accelerare l'avvio di un processo di transizione politica in Siria».
«I contenuti del rapporto», ha proseguito il titolare della Farnesina in una nota, «confermano per la prima volta in termini inequivocabili, a opera di un organo indipendente e autorevole, le valutazioni di grave allarme e preoccupazione che l'Italia ha espresso da subito, e ha costantemente ripetuto in questi mesi, sui crimini del Governo di Assad».
Poi Terzi ha spiegato che «il regime che esce dall'indagine svolta come il principale responsabile del dramma nel quale è precipitata la Siria: per essersi macchiato, con i massacri che ha perpetrato, di crimini contro l'umanità, e per avere innescato una guerra civile».
Quindi il ministro ha concluso che è «ora indispensabile che le Nazioni Unite siano messe in condizione di svolgere un ruolo veramente incisivo sulla crisi in Siria, il cui popolo ha già pagato un prezzo altissimo e non ulteriormente tollerabile».
BOMBA A DAMASCO: CINQUE FERITI. Il Paese, però, è ancora scosso da violenze: mercoledì 15 agosto una bomba è esplosa a Damasco vicino dell'hotel Dama Rose dove alloggiano solitamente gli osservatori dell'Onu. Il bilancio dell'attentato rivendicato dai ribelli dell'Esercito libero siriano, è stato di cinque feriti. E sempre nella capitale diversi colpi di arma da fuoco sono stati sparati vicino all'edificio che ospita gli uffici del primo ministro siriano.

Gli Usa: «Gravi ostacoli alla creazione di una no-fly zone»

L'amministrazione Usa tratta con il governo russo sulla Siria.

Intanto sul fronte diplomatico la Russia, per bocca del ministro degli Esteri Sergey Lavrov, ha chiesto all'Occidente di rispettare gli accordi di transizione. Finora l'opzione di un intervento militare guidato dagli Stati Uniti d'America è stato scartato anche per la difficoltà di replicare l'esperienza in Libia.
«Ci sono gravi ostacoli pratici e giuridici per la creazione di una zona cuscinetto o di una no-fly zone in Siria», ha ribadito il 15 agosto l'ambasciatore americano ad Ankara, Francis Ricciardone.
RITORNO AL CONSIGLIO DI SICUREZZA. Il 12 agosto il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, aveva detto che gli Stati Uniti e la Turchia stanno esaminando tutte le misure per aiutare i ribelli siriani che lottano per rovesciare il presidente Bashar al-Assad, tra cui appunto la creazione di una no-fly zone. «Lavoreremo sui temi relativi ad una fase di transizione e di una zona cuscinetto all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu d'accordo con il diritto internazionale», ha detto ancora l'ambasciatore americano, citato dalla stampa turca.

15 Agosto Ago 2012 1650 15 agosto 2012
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