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Pedofilia, «il prete non è un impiegato vaticano»

Usa, vertici religiosi assolti per gli abusi. Santa sede soddisfatta.

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di

Nina Fabrizio

La Santa Sede «non può essere considerata come il datore di lavoro» dei sacerdoti nel mondo e dunque responsabile in sede civile per gli abusi sessuali commessi dai preti.
Lo ha stabilito il 21 agosto un giudice della Corte federale dell'Oregon, dando ragione al Vaticano dove la notizia è stata subito accolta con «soddisfazione», rigettando le tesi dell'accusa.
VATICANO DATORE DI LAVORO DEL PEDOFILO. Il giudice Michael Mosman, della Corte di Portland era chiamato a pronunciarsi sul cosiddetto caso «John Doe vs Holy See», reso celebre dal fatto che l'accusa, sostenuta dal 'battagliero' avvocato di molte vittime di pedofilia, Jeff Anderson, ha chiamato in causa per la prima volta direttamente il Vaticano come corresponsabile degli abusi in quanto «datore di lavoro» del prete pedofilo - alla stregua di una multinazionale.
Mosman ha archiviato il caso di abusi compiuti negli Anni 60 dal reverendo Andrew Ronan, morto nel 1992.
«ALLORA I CATTOLICI SONO TUTTI IMPIEGATI». «Non ci sono fatti che creino un vero rapporto di lavoro tra Ronan e la Santa Sede», ha sentenziato il giudice spiegando che se avesse accolto il punto di vista del ricorrente, «allora i cattolici, ovunque, potrebbero essere considerati impiegati della santa sede».
La notizia è rimbalzata dagli Stati Uniti in Vaticano sollevando una certa soddisfazione.
Fonti qualificate hanno sottolineato, infatti, che in questo modo il giudice ha stabilito «un precedente importante, altrimenti si sarebbe aperta una porta molto pericolosa. Il Vaticano ovviamente sta dalla parte delle vittime», hanno spiegato Oltretevere, «il problema può sorgere con l'aggressività di certi avvocati».

Episodi di abusi passati nascosti dalla santa sede

In effetti, è noto come negli ultimi anni la Chiesa cattolica americana abbia dovuto pagare ingenti cifre per i risarcimenti alle vittime, con alcune diocesi che sono persino finite in bancarotta per fare fronte ai pagamenti.
IL VERDETTO FA GIURISPRUDENZA. Ora, il provvedimento del giudice Mosman è destinato a fare giurisprudenza mettendo un argine, almeno negli Stati Uniti, ai tentativi di rivalersi direttamente sulla santa sede.
Oltre che di presupporre una corresponsabilità dei vertici vaticani, papa compreso, nei crimini pedofili dei chierici.
La causa aperta nel tribunale dell'Oregon si riferisce al caso del prete di origine irlandese Andrew Ronan, su un abuso compiuto nel 1965 su un diciassettenne a Portland.
ABUSI GIÀ IN IRLANDA E A CHICAGO. In precedenza il sacerdote era già stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago.
Secondo l'avvocato Anderson la santa sede, in qualità di 'datore di lavoro', approvò il trasferimento internazionale dall'Irlanda a Chicago e poi a Portland di Ronan, rendendosi in questo modo corresponsabile degli abusi.
Di parere contrario il giudice Mosnan che, per difetto di giurisdizione, ha chiuso una causa che durava da dieci anni.
Dai documenti (quelli della difesa pubblicati anche online l'anno scorso dal Vaticano) è emerso infatti che padre Ronan dell'Ordine dei servi di Maria, nel corso di 15 anni, aveva abusato di altri ragazzi, a Chicago e a Benburg, in Irlanda.
GLI EPISODI ERANO STATI TENUTI SEGRETI. Ma questi episodi erano stati mantenuti segreti dall'ordine religioso e la santa sede era stata informata di tutto ciò soltanto nel momento in cui Ronan chiese lui stesso di essere ridotto allo stato clericale, cosa che avvenne appena dopo cinque settimane dalla domanda.
I superiori del religioso avevano deciso il trasferimento - prima da Benburg a Chicago, e infine a Portland (Oregon) - senza avvertire né il responsabile locale dell'ordine né il vescovo di Portland di quanto era accaduto in precedenza.
ANDERSON VUOLE RICORRERE IN APPELLO. Anderson ha comunque annunciato di volere ricorrere in appello: «Siamo dispiaciuti, ma non scoraggiati».
Jeffrey Lena, legale della santa sede, ha invece sottolineato: «La Corte si è chiesta se un prete va considerato come un 'impiegato' solo per il fatto di essere sacerdote soggetto alle norme generali del Codice di diritto canonico e ha risposto inequivocabilmente di no».
«L'appello», ha aggiunto, «è molto difficile da vincere».

(Ansa)

21 Agosto Ago 2012 1800 21 agosto 2012
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