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Aziende, 150 tavoli di crisi per Passera

Coinvolti 180 mila lavoratori.

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Circa 150 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico.

Circa 150 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico per circa 180 mila lavoratori coinvolti e oltre 30 mila esuberi: l'autunno - secondo i sindacati che hanno rielaborato dati del ministero - si prepara a essere molto difficile sul fronte delle crisi industriali, con la situazione più critica nell'ultimo ventennio.
Ci sono poi altre migliaia di posti a rischio in vertenze che non arrivano neanche al ministero dello Sviluppo economico come quelle delle piccole aziende tessili.
DECINE DI CRISI IRRISOLTE. Oltre alle vertenze sulle prime pagine dei giornali come quella del Carbosulcis e dell'Alcoa, ci sono decine di crisi ancora irrisolte, da quelle del settore elettrodomestici (Electrolux, Indesit, Antonio Merloni) a quelle del settore aereo (da Windjet a Meridiana) passando per la produzione nel comparto ferroviario (Ansaldo Breda e Firema), l'Ict e il tessile (alla crisi della Miroglio si è aggiunta quella di Sixty mentre una soluzione si è trovata per la Golden Lady/Omsa).

Da Carbosulcis a Windjet: esuberi e cassa integrazione

Minatori della Carbosulcis.

Carbosulcis: nella miniera che rischia la chiusura lavorano, hanno spiegato da Uilcem Sardegna, 480 minatori, mentre altri 150 lavoratori sono impegnati nella manutenzione.
Lo scorso 31 agosto il ministero ha assicurato che la miniera non interromperà l'attività, come paventato, il 31 dicembre e ha annunciato che chiederà al parlamento una proroga di «sei mesi, massimo un anno» della scadenza prevista dalla legge 99/2009 per il bando di affidamento della relativa concessione.
ALCOA OCCUPA 900 LAVORATORI. Alcoa: nella multinazionale dell'alluminio lavorano in Italia, a Portovesme, sempre in Sardegna, 540 addetti diretti, mentre altri 250 circa sono impiegati nell'indotto. Nel complesso, l'azienda, tra Veneto e Sardegna, occupa 900 lavoratori. Nonostante le trattative in corso, la multinazionale ha rifiutato una proroga di una settimana dell'avvio della procedura di spegnimento degli impianti che parte il primo settembre mentre la multinazionale Glencore ha confermato l'interesse per lo stabilimento ma si è presa una settimana di tempo per valutare. Il nuovo appuntamento è fissato per il 5 settembre.
GIÀ CHIUSA L'EUROALLUMINA. È già invece chiusa, sempre in Sardegna, l'Euroallumina (400 dipendenti diretti). Circa il 20% degli operai è impegnato comunque nella manutenzione dell'impianto mentre gli altri sono in cassa integrazione. Il nodo resta quello dei costi energetici.
Fincantieri: il gruppo che occupa oltre 9 mila dipendenti ha circa 1.300 esuberi ma i livelli di cassa integrazione straordinaria al momento - ha spiegato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella - sono più che doppi rispetto a questa cifra.
Lucchini: in crisi l'acciaieria con la chiusura ad agosto dell'altoforno di Piombino per carenza di ordini. Per i 1.943 lavoratori sono stati adottati contratti di solidarietà mentre gli enti locali chiedono al ministro dello Sviluppo economico un tavolo nazionale. Nel complesso, il Gruppo (presente anche in Puglia e in Friuli Venezia Giulia) occupa 2.800 dipendenti.
A.Merloni: la vertenza - ha segnalato la Cgil - è ancora aperta dopo la cessione di tre stabilimenti all'imprenditore della Qs Group con l'impegno di riassumere 700 lavoratori (ma l'azienda ne conta 3.500).
IN ELECTROLUX 800 ESUBERI. Resta problematica anche la situazione dell'Electrolux, con 800 esuberi su 7 mila dipendenti (ma 230 sono già usciti grazie a esodi incentivati). Esuberi anche per l'Indesit dopo l'annuncio della chiusura dello stabilimento di None che produceva lavastoviglie. L'Indesit ha 4.500 dipendenti, i posti a rischio sono 360.
Fiat Termini Imerese: resta ancora incerto il futuro dei circa 1.300 lavoratori dello stabilimento siciliano della Fiat chiuso lo scorso dicembre dopo che è sfumata l'ipotesi di impegno da parte di Dr Motors. Difficoltà ci sono anche in altri stabilimenti del Gruppo con l'annuncio di cassa integrazione per Pomigliano e Mirafiori.
Vivono nell'incertezza anche i lavoratori dell'Irisbus in cassa integrazione poiché - hanno spiegato alla Cgil - non è stato ancora raggiunto il 30% da ricollocare in altri stabilimenti del Gruppo per accedere al secondo anno di cigs a zero ore. Il nodo resta la ricerca di un imprenditore che rilevi la produzione.
NATUZZI, CHIESTA LA CIG PER 1.300 DIPENDENTI. Natuzzi: l'azienda che occupa 2.700 lavoratori per la produzione di salotti è in crisi e ha chiesto la cassa integrazione per 1.300 dipendenti. Mentre al ministero dello Sviluppo economico approdano le vertenze più significative sul fronte dei numeri (come Omsa e Miroglio), ci sono decine di piccole aziende di conto terzisti che stanno chiudendo con diverse migliaia di lavoratori, soprattutto donne, che perdono il posto.
La Cisl segnala come uno dei settori più in sofferenza sia quello delle costruzioni a causa del blocco degli investimenti pubblici, della crisi e dell'aumento dei costo dei mutui. Per l'occupazione si è registrato un calo del 5,1% tendenziale nel secondo trimestre 2012 con un picco del 10,1% al Sud.
WINDJET, PROCEDURA DI MOBILITÀ DA METÀ 2012. Windjet: l'azienda che occupa circa 500 lavoratori ha aperto la procedura di mobilità a metà 2012. A giugno è stato firmato un accordo al Ministero del lavoro per due anni di cigs a zero ore per tutti i lavoratori.
Meridianafly: l'azienda - hanno spiegato alla Cgil trasporti - ha aperto la procedura di mobilità a inizio 2012. Da giugno 2012 850 lavoratori sono in cigs per 7 anni (4 + 3). Il personale della compagnia ammonta nel complesso a 2.300 addetti.
In crisi anche diverse aziende del settore turismo. Al ministero dello Sviluppo economico sono aperti tavoli per la Valtur (3.600 i lavoratori dipendenti del Gruppo) e per l'Alpitour (3.500), a dimostrazione del fatto che la crisi non morde solo l'industria.

1 Settembre Set 2012 1616 01 settembre 2012
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