Corte Europea Strasburgo 130129195215
LA DECISIONE
29 Gennaio Gen 2013 1440 29 gennaio 2013

Strasburgo condanna l'Italia sui padri separati

La Corte europea: «È violazione del diritto ai legami famigliari».

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I giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.

L'Italia non ha attuato tutte le misure necessarie per assicurare a un padre il diritto a vedere la propria figlia dopo la separazione dalla compagna. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato il nostro Paese per violazione del diritto al rispetto dei legami familiari.
Sergio Lombardo per oltre sette anni non ha potuto incontrare regolarmente sua figlia.
Dal 2003 il signor Lombardo ha portato avanti una battaglia giudiziaria per avere il diritto a vedere regolarmente la sua piccola, che allora aveva due anni, dopo la separazione. Ma nonostante tutti i ricorsi fatti a vari tribunali e le sentenze in suo favore emesse dai giudici, l'uomo non è mai riuscito a incontrare con regolarità la figlia e a stabilire con lei una relazione stabile.
RICORSO PER MANCANZA DI IMPARZIALITÀ. Nel suo ricorso, Lombardo ha imputato questa situazione alla mancanza di diligenza, attenzione e imparzialità delle autorità nazionali competenti, tribunali e servizi sociali.
In particolare, ha sostenuto che questi non hanno adottato tutte le misure necessarie per il rispetto del giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco, salvaguardando solo l'interesse della madre, che si è sempre opposta a che la figlia mantenesse un legame con il padre.
STRASBURGO: «METTERE IN OPERA MISURE RAPIDE». Il 29 gennaio, con la condanna dell'Italia, la Corte di Strasburgo gli ha dato ragione. Innanzitutto è stato sottolineato che lo Stato è tenuto a mettere in opera le misure più adeguate in modo rapido, perché il passare del tempo può avere conseguenze irrimediabili sulla relazione tra il minore e il genitore che non vive con lui.
Nel caso specifico la Corte ha rilevato che i tribunali tra il 2003 e il 2011 si sono limitati principalmente a osservare la non esecuzione delle loro sentenze e che non hanno ancora adottato le necessarie misure per assicurare il diritto del padre a vedere la figlia. In particolare i giudici hanno evidenziato che i «tribunali sono restati al di sotto di quello che ci si poteva ragionevolmente attendere da loro, delegando la gestione degli incontri ai servizi sociali». E che «la procedura seguita dai tribunali fa apparire automatiche e stereotipate» una serie di misure che hanno di fatto permesso la rottura del legame tra padre e figlia.
«SERVONO MISURE PIÙ DIRETTE». La Corte ha ritenuto che, in situazioni come questa, i tribunali dovebbero prendere misure più dirette e specifiche per ristabilire i contatti fra genitore e figlia.

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