David Rossi 130306221916

Caro David, non ci si toglie la vita così

Dopo il dramma il ricordo di chi conosceva bene il capo della comunicazione Mps.

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David Rossi era il responsabile della comunicazione di Mps.

La prima volta che ci siamo incontrati, a pelle, ci siamo stati subito antipatici. Ci eravamo riconosciuti. E quasi riflessi allo specchio. Due ricci, chiusi, con tanti aculei e una timidezza vestita di aggressività. «Piacere David, mi occupo di cultura» mi dicesti, squadrandomi di sottecchi. «Ciao, Roberta, io scrivo di economia – avevo fatto uno stage a ItaliaOggi – e mi piace la cronaca». E tu serio: «Oh che sei venuta a fare la giornalista di finanza a Siena?». E si capiva benissimo che pensavi avrei potuto tornare a Milano o meglio stare a casa mia, a Genova, al calduccio della mia famiglia. Ho capito dopo che tu eri fatto così: battute secche a fil di labbra per dire verità, che spesso non si vogliono sentire. Non risparmiando nessuno, nemmeno te stesso.
Credevi avrei resistito un mese, massimo due.
Invece abbiamo lavorato un anno insieme. Dodici mesi in uno stanzone di via Montanini, che prima era una clinica e poi è diventata la sede di un quotidiano: Il Cittadino di Siena. Era il 1994. Siena era la tua città e io un'estranea, con un buffo accento e il passaporto tutto da vidimare. Perchè senesi si nasce, non si diventa, mai. Al massimo si strappa una cittadinanza onoraria. E diventando tua amica, di quell'amicizia che solo chi ha lavorato in una redazione può capire, io un po' la presi.
UN RUVIDO DAL CUORE TENERO. Eravamo giovani. Si attaccava alle 9 e si finiva all'una in tipografia, per prendere il giornale fresco di stampa. Si dormiva, poco, si mangiava, male, e si rideva, molto. C'erano il mitico direttore Duccio, il capocronista Fondelli - mai lo si chiamava per nome - che sempre alla stessa ora gridava: «Chiudere, chiudere i pezzi»; David, il tuo amico di sempre e da sempre con il tuo stesso nome, che faceva lo sport; Antonella che si smazzava tutta la provincia, Laura, la nerista; Elisabetta, che faceva la bianca, Giovanni il fotografo ufficiale e tanti giovani come me, con la passione per la scrittura e la voglia di raccontare.
L'ISTINTO DEL PROVOCATORE. Si faceva di tutto, e tu per sfida proponesti di mettermi a scrivere di Monte dei Paschi. Una prova del fuoco a Siena. E mi dicesti:«Di Palio non scriverai mai, della banca vediamo come te la cavi, se fai casino sei fuori». Una pagina al giorno per un anno intero e le sostituzioni di nera e bianca quando le titolari erano in corta. Un sogno da abusiva a 400 mila lire al mese.
Piano, piano ho cominciato a capire le tue battute e tu le mie. A me venne uno strano accento misto tra toscano e genovese, una roba orrenda. E tu hai cominciato a fidarti di me. Tanto da lasciarmi intervistare Umberto Eco di passaggio a Siena al tuo posto. Ne venne fuori una chiaccherata carina, ma tu l'avresti fatta meglio.
L'AFFAIRE MPS. E anche quando ho lasciato la tua città per tornare a Milano siamo sempre rimasti in contatto, per parlare di lavoro, pochissimo di Monte di cui non ho più scritto da allora. Abbiamo fatto la nostra strada.
Ti soprannominai Yogurt perchè eri acido a parole, con un retrogusto dolce. Ti ho chiamato così ancora poche settimane fa quando mi chiamasti per lamentarti di certe notizie che giravano sui blog senesi, che riportammo su uno dei nostri siti. «Dai non fare il solito, vieni a Milano che ci vediamo» ti dissi. La magistratura non aveva ancora aperto un'inchiesta. Ma tu eri preoccupato. Non ho capito quanto. E oggi che te ne sei voluto andare così, non mi chiedo perché. Avevi sempre una ragione. E se non c'era la trovavi.
Qualunque sia stata quella che ti ha portato in via de' Rossi, voglio dirti che questa volta hai sbagliato.

7 Marzo Mar 2013 0800 07 marzo 2013
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