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LA RICERCA
8 Marzo Mar 2013 0907 08 marzo 2013

Donna, il potere si raggiunge in casa

Per il 77% degli italiani è la regina del focolare

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Non è merito delle quote rosa, non c’entrano il soffitto di vetro o l’attenzione della politica.
Ma un primato la donna l’ha ottenuto: è considerata la regina della casa. A pensarlo è il 77% degli italiani. Ed è una convinzione attuale, non di 60 anni fa, contenuta nel rapporto annuale 2013 di Manageritalia, associazione nata nel 1945 per rappresentare i dirigenti del terziario privato (allora tutti uomini), che ha preso in considerazione dati AstraRicerche del 2012 (1219 intervistati tra i 18 e 54 anni).
DONNA, REGINA DELLA CASA. A pensarla così sono l’88,3% dei giovani che demandano alla donna (madre, moglie o compagna) la gestione della casa. E l’attività deve essere gratificante se a definirsi regine del focolare sono soprattutto le donne (87%, contro il 67% degli uomini). Insomma, la realtà supera la fantasia.
Del resto è lei, lavoro o non lavoro, a guidare i consumi e a dirigere il ménage. Lo riconferma la ricerca: sono le donne a gestire gli acquisti (56%) e il rapporto con i figli (50%).
Mentre reddito e guadagno sono appannaggio degli uomini (45%) - e lo pensano anche le donne (47%) - assieme alla carriera, altra prerogativa maschile per il 36,5% degli intervistati, di cui 37% donne e 36% uomini.
COMPORTAMENTI ANCESTRALI. Eppure, gli italiani sarebbero a loro agio con un premier donna, conferma Eurobarometro 2012. In una scala da uno a 10, hanno dato all’eventualità di avere una donna come primo ministro, un voto di 7,8, su una media europea di 8,6. Ma, rientrati tra le mura domestiche, rispolverano comportamenti ancestrali.
Ci stiamo raccontando delle favole sull’emancipazione femminile? «Non proprio, anche se le difficoltà occupazionali sono un dato di fatto. Ma il posto dove la donna si sente meglio e dove ha potere o le viene concesso questo potere è proprio la casa, la famiglia», spiega Marisa Montegiovane, coordinatrice del Gruppo Donne Manager di Manageritalia, «è ancora una questione di mentalità e paradossalmente ci sono molte donne che si riconoscono in questo atteggiamento».
OCCUPAZIONE FEMMINILE AL 46%. Del resto, secondo la Sda Bocconi, l’occupazione femminile in Italia è al 46%, al penultimo posto in Europa. «Dopo la legge 120/2011 sulle quote nei consigli d'amministrazione delle controllate pubbliche, la sfida forse più grande è quella culturale», ha detto Paola Profeta, professore associato di economia pubblica all’Università Bocconi di Milano in un'intervista su Via Sarfatti 25, giornale dell’Università milanese che dedica la storia di copertina alle 10 proposte concrete di 10 economiste italiane per uscire dalla crisi, «finché l'idea della parità di genere non entrerà nel Dna di istituzioni e persone, i passi avanti non saranno mai abbastanza».
E a far leva su un cambio di mentalità, sembra essere proprio la crisi.
«Spesso, la resistenza al cambiamento è più nella testa delle persone che nella realtà dei fatti», prosegue Montegiovane, «la società comincia a proporci e a imporci dei cambi di rotta, la crisi attuale sta innescando mutamenti di mentalità e di abitudini tali che nel giro di pochi anni stravolgeranno il vissuto degli italiani».
A cominciare dalla situazione femminile. Magari prima in casa e poi al lavoro.
CAMBIO DI MENTALITÀ. Se il capofamiglia perde il posto, si sostituisce nella gestione della casa e nel rapporto con i figli, va a fare la spesa, cucina fa le pulizie, aiuta a fare i compiti. Anche se le donne hanno sempre fatto tutto questo pur lavorando.
Alcune nuove coppie cominciano a guidare il cambiamento: lo fanno per scelta, senza necessariamente essere costrette da motivi contingenti. Il congedo parentale comincia lentamente a entrare nella mentalità dei lavoratori maschi, anche se, secondo l’Istat, nel 2011 ne ha usufruito meno del 7% degli uomini contro il 45% delle donne. Tutti piccoli segnali di una grande svolta in corso.

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