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Kaesong, la nuova sfida della Corea del Nord al Sud

Stop all'accesso per i lavoratori di Seul.

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Un mezzo armato della Corea del Nord.

Alta tensione in Corea: Pyongyang ha sospeso gli ingressi dei lavoratori di Seul al distretto di Kaesong, la zona di industriale a sviluppo congiunto.
La decisione della Corea del Nord, che ha permesso ai lavoratori già presenti nell'area di poter lasciare la zona, è stata comunicata al ministero dell'Unificazione del Sud ed è destinata a creare alta tensione nei rapporti tra i due Paesi.
Nel parco industriale, inaugurato nel 2000, ci sono 123 aziende che danno lavoro a 50 mila dipendenti nordocoreani e alcune centinaia provenienti dal Sud.
Prima del blocco degli ingressi deciso dal Nord, a Kaseong risultavano esserci 861 sudcoreani e sette lavoratori stranieri, scesi a quattro dopo che a tre è stato concesso di rivarcare la linea di confine verso mezzogiorno (le ore 5 circa in Italia).
SEUL MINACCIA L'INTERVENTO ARMATO. «Il governo della Corea del Sud si rammarica profondamente per il divieto di ingresso e sollecita una pronta revoca», è stato il commento del portavoce del ministero Kim Hyung-seok.
Intanto il ministro della Difesa di Seul Kim Kwan-jin sta valutando le opzioni sulla questione Kaesong. Tra le ipotesi c'è anche un'azione militare, nel caso in cui la sicurezza dei lavoratori sudcoreani al distretto industriale congiunto possa essere a rischio.
LAVORATORI 'INTRAPPOLATI'. La mattina del 3 aprile, nei piani originari, 484 lavoratori e 371 veicoli di Seul avrebbero dovuto raggiungere Kaesong. A causa del divieto, a 46 persone è stato permesso il rientro nel pomeriggio, lasciando 822 lavoratori al complesso: il calo drastico delle partenze, rispetto agli ipotizzati 466, è legato comunque all'esigenza delle 123 aziende della zona industriale di consentire la regolare operatività degli impianti.
L'esercito di Seul è pronto a demolire il 70% della prima linea del Nord entro cinque giorni nel caso di provocazione grave di Pyongyang contro il Sud, ha detto il governo.
IL NORD NON VUOLE SPARARE PER PRIMO. La tensione è poi aumentata anche grazie all'ultimo comunicato del leader nordcoreano Kim Jong-un che avrebbe dato ordine ai suoi soldati di «non sparare il primo colpo» contro le forze sudcoreane e americane sulla frontiera tra le due Coree, lasciando intendere che Pyongyang è ormai pronta per lo scontro frontale.
A riferirlo è stata la blogger cinese «Fauna» (Pechino è l'unico alleato della Corea del Nord, ma sono in molti a criticare l'atteggiamento del Paese), citando fonti della stampa sudcoreana. L'ordine, secondo quanto riportato online, sarebbe stato dato da Kim Jong-un il 31 marzo, durante uno delle sue frequenti 'ispezioni' sul fronte.
Inoltre secondo i servizi di sicurezza di Seul, Kim avrebbe aggiunto di non voler dare un «pretesto» ai «nemici» per attaccare il suo Paese.
PREOCCUPAZIONE DELLA CINA. La Cina ha espresso la sua «seria preoccupazione» per la crescita della tensione sul confine tra le due Coree. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei ha aggiunto che la Cina spera che Seul e Pyongyang possano risolvere «col dialogo» le loro divergenze.
MOSCA: «SITUAZIONE ESPLOSIVA». Anche la Russia si è detta preoccupata per la situazione «esplosiva» che si è creata tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Lo ha detto il viceministro degli Esteri Igor Morgoulov.

3 Aprile Apr 2013 0625 03 aprile 2013
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