Giorgio Napolitano 130405214215
GIUSTIZIA
5 Aprile Apr 2013 1930 05 aprile 2013

Abu Omar, Napolitano grazia Romano

L'ex colonnello assolto sul sequestro dell'imam nel 2003.

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Giorgio Napolitano ha concesso la grazia al colonnello dell'Air Force One Joseph Romano sul caso del rapimento dell'imam egiziano Abu Omar in merito alla pena di reclusione e alle pene accessorie inflitta con sentenza della Corte d'Appello di Milano del 15 dicembre 2010, divenuta irrevocabile il 19 settembre 2012.
PRINCIPIO ISPIRATO AI MARÒ. Con la grazia il presidente della Repubblica ha inteso dare «soluzione a una vicenda considerata dagli Stati Uniti senza precedenti» e ovviare «a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un Paese amico». Ma a quanto di è appreso da fonti del Quirinale, il presidente della Repubblica si è ispirato «allo stesso principio che si cerca di far valere per i nostri due marò in India», il cui caso si fa ogni giorno più intricato e che è finito sotto la lente dell'Agenzia nazionale di investigazione (Nia), finora occupatasi esclusivamente di casi di terrorismo.
«A fondamento della concessione della grazia, il Capo dello Stato ha tenuto conto del fatto che il presidente Usa Barack Obama, subito dopo la sua elezione, ha posto fine a un approccio alle sfide della sicurezza nazionale, legato ad un preciso e tragico momento storico e concretatosi in pratiche ritenute dall'Italia e dalla Unione Europea non compatibili con i principi fondamentali di uno Stato di diritto».
IL PLAUSO DELL'AMBASCIATA USA. E nella serata di venerdì 5 aprile un plauso sul caso è giunto dall'ambasciata americana, che in una nota ha riferito di accogliere «con estremo favore la decisione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di concedere la grazia al colonnello Joseph L. Romano» e di apprezzare «il contesto di amicizia italo-americana nel quale è maturata».
ABU OMAR SEQUESTRATO NEL 2003. Abu Omar, ex imam di Milano, venne sequestrato il 17 settembre 2003 da uomini della Cia e trasferito in Egitto. L'operazione fu giustificata come una extraordinary rendition, il sequestro di un sospetto terrorista effettuato al di fuori delle procedure legali. Ne scaturì un'inchiesta condotta dai pm Armando Spataro e Ferdinando Enrico Pomarici che chiamò in causa anche esponenti dei servizi italiani: l'allora direttore del Sismi Niccolò Pollari, il numero due Marco Mancini, e altri uomini del Servizio.
CASO PENDENTE. Il caso risulta tuttora pendente davanti alla Corte Costituzionale. La Consulta, il 26 marzo scorso, ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dal governo nei confronti di Cassazione e Corte d'appello di Milano, che ancora una volta ruota attorno al nodo del segreto di Stato. Si è trattato solo del primo via libera tecnico, con cui i giudici hanno stabilito che le parti in causa sono poteri dello Stato. Solo in un secondo momento - probabilmente tra qualche mese - si passerà alla fase di merito.
ROMANO FU CONDANNATO CON 22 AGENTI CIA. Il colonnello Joseph Romano, all'epoca del sequestro di Abu Omar era il responsabile statunitense della sicurezza della base di Aviano, dove sostò l'aereo che portò l'ex imam in Germania e da lì in Egitto. Il 19 settembre 2012 la Cassazione lo ha condannato in via definitiva insieme a 22 agenti della Cia, ritenuti responsabili del rapimento: all'ex 'capocentro' Robert Seldon Lady sono stati inflitti 9 anni di reclusione e agli altri 7. In quella occasione la Cassazione condannò per favoreggiamento anche due ex funzionari del Sismi, e rinviò ad un altro processo in Corte d'appello gli ex vertici del Servizio segreto militare Nicolò Pollari e Marco Mancini, poi condannati a 10 e 9 anni di reclusione, mentre altri tre 007 italiani sono stati condannati a sei anni.
Sempre la Corte d'appello milanese, in un processo stralcio, a febbraio ha ribaltato la sentenza di primo grado per l'ex capo della Cia in Italia e per altri due ex agenti Usa: Jeff Castelli è stato condannato a 7 anni, a 6 anni gli altri due. I tre erano stati prosciolti dal Tribunale per immunità diplomatica.
La posizione di Romano, l'unico militare del Pentagono e Nato tra gli americani condannati, è sempre stata molto al cuore all'amministrazione Usa, che in occasione della prima condanna espresse «disappunto», sostenendo che i tribunali italiani non avessero alcuna giurisdizione su di lui. La cassazione - respingendo la tesi di Romano che sosteneva di godere di immunità - ha però stabilito che «legittimamente» i carabinieri svolsero le indagini sul rapimento di Abu Omar anche nella base Nato di Aviano, in quanto la base, e gli uffici «ivi allocati», non godono «di extraterritorialità ed immunità dalla giurisdizione penale per fatti rientranti nella giurisdizione italiana».

Pollari: «In Italia chi fa il suo dovere viene perseguito»

Niccolò Pollari.

E proprio nel giorno della grazia concessa a Romano i giudici della Corte d'Appello hanno reso note le motivazioni alla sentenza di dura condanna a 10 anni di reclusione inflitta all'ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari, per il rapimento dell'ex imam.
L'uomo che era a capo del servizio segreto militare e che avrebbe dovuto «tutelare la sovranità del nostro Paese» permise, invece, «che venisse concretizzata una grave violazione della sovranità nazionale», dando «appoggio» alla Cia nel sequestro a Milano di una persona che aveva lo «status di rifugiato politico» e che, quindi, dall'Italia aveva avuto «garanzie di tutela».
La grazia concessa a Romano stride con gli amari commenti sulla giustizia italiana rilasciati da Pollari. «In Italia chi fa il suo dovere viene perseguito. Chi osserva la legge viene condannato: ma qualcuno si sta dando carico di questo problema? Io credo che nelle sedi proprie si debba molto riflettere, perché qui stiamo scherzano con la democrazia», ha detto.
«CONDANNATO UN INNOCENTE». «È stato condannato un innocente», ha ribadito. «Leggo dalle motivazioni di essere stato condannato perché mi viene imputato un comportamento che è invece diametralmente opposto a quello tenuto nell'esercizio delle mie funzioni: non solo sono estraneo a questa vicenda, ma ho impedito che il Sismi da me diretto potesse anche semplicemente immaginare ipotesi del genere. Sono stato condannato di fronte ad una verità processuale opposta alla realtà dei fatti e ciò non sono solo io ad affermarlo ma lo hanno detto, ribadito, confermato, tre presidenti del Consiglio appartenenti a tre compagini diverse. Tutti gli attori istituzionali a conoscenza dei fatti sanno come sono andate le cose, non c'é solo la mia parola. Dicano loro se sono colpevole o innocente».
Non solo. Secondo Pollari la prova della sua innocenza è «documentale», essendo contenuta nei vari atti «coperti da segreto di Stato: non è colpa mia se tre governi mi hanno ordinato di non utilizzare quegli atti e di non propagarne il contenuto. Io ho solo osservato la legge, ho rispettato quello che è un obbligo sanzionato penalmente, ma a quanto pare oggi ciò in Italia non serve. Sono incredulo. Cosa mi si rimprovera?».

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