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SALUTE
29 Aprile Apr 2013 1807 29 aprile 2013

Vaccini, è scontro su benefici ed effetti collaterali

L'epidemia di morbillo in Galles riaccende il dibattito.

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In Italia la copertura del morbillo con vaccini è attorno al 90%.

Incubo morbillo nel Regno Unito. Swansea, nel Galles, è l’epicentro di quella che viene già definita un’epidemia. E i casi rilevati superano quota 1000, con un quarto degli interessati che ha avuto bisogno del ricovero ospedaliero. Ci sarebbe da tenere in conto anche la morte sospetta di un ragazzo di 25 anni e adesso si teme il coinvolgimento di Londra, enorme calderone multietnico di giovani potenzialmente a rischio.
L’innocente morbillo un tempo veniva affrontato quasi con nonchalance dai genitori che consolavano i figli piccoli: «Dai, meglio prenderlo adesso che da grande, così poi non ci pensi più». Un po’ di febbre, macchioline rosse qui e lì e qualche giorno di scuola saltato rappresentavano lo scotto per una malattia esantematica tanto contagiosa quanto (quasi) inevitabile.
DIBATTITO APERTO. Ogni malato può infettare fino a una quindicina di persone non vaccinate con un semplice colpo di tosse. E adesso le autorità sanitarie avvertono: la malattia viene presa sottogamba, ma le complicanze possono essere gravi soprattutto per gli adulti.
Polmonite, trombocitopenia, encefalite acuta, convulsioni: il morbillo rischia di essere tutt’altro che innocente e i pericoli crescono, sostiene la gran parte degli esperti, perché si è diffusa l’idea che la vaccinazione non serva o che addirittura possa essere controproducente.
La fascia di età più esposta è quella tra 15 e 19 anni e oltre il 68% ha tra 10 e 34 anni. Dunque, non solo bambini o ragazzini in età scolare.

L'Italia è lontana dall'obiettivo di debellare morbillo e rosolia entro il 2015

In Italia (circa 8 mila casi di morbillo nel 2010-11) la copertura dei vaccini è attorno al 90%, non lontano dal 95% considerato ottimale per evitare la diffusione del virus che colpisce il sistema respiratorio. Tuttavia ci sono regioni come la Campania che si fermano intorno al 50% e che quindi godono di una barriera d’immunizzazione considerata insufficiente. Non a caso, anche per l’Italia il ministero della Salute parla ormai di numeri da «epidemia».
NO AI VACCINI FACILI. Ma una profilassi a tappeto è sempre determinante e consigliata? Oppure il meccanismo mediatico della paura alimenta il business dei vaccini e ingrassa i fatturati di «Big Pharma» a scapito della salute delle persone, giovani in testa? Il Codacons ha portato la battaglia contro il vaccino facile fin davanti alla Corte dei conti e ha stimato in oltre 110 milioni di euro l’anno la spesa pubblica in eccesso.
L'Italia, però, è ancora lontana dall'obiettivo di debellare morbillo e rosolia entro il 2015, fanno notare gli esperti dell’Istituto superiore di sanità. E Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Iss, spiega a Lettera43.it: «Esiste un problema di copertura nel nostro Paese, ma il primo problema è la mancata vaccinazione di alcuni gruppi umani come, per esempio, i rom».
EFFETTI COLLATERALI. Preso da adulti, il morbillo può avere ricadute di gran lunga peggiori e Rezza chiarisce: «I vaccini possono sempre dare effetti collaterali, ma di solito sono lievi. E i benefici valgono molto di più. Si tratta di farmaci molto ben sperimentati e d’altronde non si tratta di vaccinazione obbligatoria, per cui ciascuno può valutare consapevolmente».

Rezza: «Non esistono evidenze scientifiche tra vaccini e autismo»

Nel 2010 il ministero della Salute sborsò 184 milioni di euro per la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino contro l'influenza A.

Quello del livello di informazione dell’utenza è un problema chiave: perché subire, come spesso accade, vaccini esavalenti se l’obbligo riguarda solo quattro malattie, difterite, tetano, polio ed epatite B?
ATTENZIONE ALL'ANAMNESI. Rezza annuisce: «Certo, serve una giusta conoscenza. Io, comunque, sono personalmente favorevole a farli tutti. Poi però», aggiunge l’esperto, «bisogna anche saper fidelizzare i genitori e dare più attenzione all’anamnesi del paziente. È insomma necessario evitare l’effetto “vaccinificio” e creare un clima di fiducia».
Lo studioso dell’Iss tocca poi il tema della possibile connessione causale tra il mercurio presente nei vaccini e l’insorgere dell’autismo: «Se ne parlò proprio in Inghilterra anni fa. Ma non esistono evidenze scientifiche in tal senso e il principio di precauzione non può certo diventare un muro che blocca qualunque forma di ricerca e progresso».
Certo, il morbillo è una malattia ben presente nella vita delle famiglie italiane. Tuttavia, i sospetti sorgono quando si considerano altre sindromi il cui impatto mediatico è andato ben al di là della casistica epidemiologica concreta.
IL CASO DELL'INFLUENZA A. Nel 2010 il ministero della Salute sborsò 184 milioni di euro alla multinazionale Novartis per la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino contro l'influenza A (la celebre «suina» o H1N1). Peccato che la paventata pandemia si dimostrò una minaccia a vuoto, i vaccini consegnati furono appena 10 milioni e solo 1 milione fu somministrato ai cittadini.
E che dire della copertura contro l’epatite B, contenuta nel vaccino esavalente, che richiama alla mente le tangenti intascate dall’ex ministro della salute Francesco De Lorenzo? Rezza ribatte: «Le mazzette non credo riguardarono l’introduzione di quel vaccino, che anzi si dimostrò molto efficace. De Lorenzo ha meriti indubbi per quel programma ancora oggi validissimo».

Abelzi: «Usarli troppo indebolisce la reattività individuale»

Una siringa per vaccino.

In realtà, la copertura per l’epatite B divenne obbligatoria nel maggio 1991 e De Lorenzo era spalleggiato in quella fase dal famigerato responsabile del settore farmaceutico del ministero Duilio Poggiolini. I due intascarono mazzette per 600 milioni di lire dalla Glaxo-SmithKline, unica produttrice del vaccino Engerix B, e quindi non esitarono a renderlo obbligatorio in Italia malgrado la mancanza di sufficienti sperimentazioni. La Cassazione ha poi condannato entrambi in via definitiva anche per questo reato.
LOGICHE ECONOMICHE. Insomma, le logiche politiche ed economiche spesso esulano dalle esigenze di tutela della popolazione. E a volte possono addirittura danneggiare la salute delle persone.
Ugo Abelzi, neurofisiopatologo alquanto controcorrente, si è spesso scagliato, attraverso un’ampia attività pubblicistica, contro le coperture anti-influenzali. Ma ha precisato: «Non sono contrario necessariamente a tutti i vaccini. Ci sono casi, però, in cui essi creano condizioni opposte a quelle per cui sono stati inventati».
Il medico genovese promuove le vaccinazioni contro le broncopneumopatie che «per esempio mettono al riparo dalle polmoniti per 5-10 anni». Tuttavia, spiega Abelzi, «bisogna evitare le generalizzazioni e io preferisco lasciar fare a un buon livello immunologico di protezione. Vaccinare troppo indebolisce la reattività individuale. Tra l’altro», aggiunge, «esistono importanti malattie per cui i vaccini non hanno effetto. Per esempio la tubercolosi o la pertosse».
UMILTÀ NECESSARIA. In fondo, «i medici sono persone che infilano medicine che non conoscono nel corpo di persone che conoscono ancora meno, diceva Victor Hugo». Dunque, lascia intendere Abelzi, una certa dose d’umiltà è sempre necessaria.

Il rischio di realizzare campagne nuove con vaccini vecchi

I medici Usa consigliano il vaccino contro l'influenza.

Umiltà che lo specialista usa come scudo di fronte al presunto legame vaccini-autismo («Ne ho sentito parlare, ma non ho evidenze in merito né esperienze particolari», spiega).
La comunità scientifica, come detto, considera l’ipotesi alla stregua di una bufala. Ma una sentenza del tribunale di Rimini del marzo 2012 indicherebbe, al contrario, una connessione etiologica non peregrina.
RISCHIO METALLI PESANTI. Abelzi sorvola pure sui rischi legati alla presenza di metalli pesanti e alla vaccinazione polivalente: «Ho fatto io stesso l’antitifica che poi proteggeva un po’ contro tutto. Ma non mi è accaduto nulla, a parte una innocua ipertrofia della mammella».
E cambia tono soltanto quando c’è da scagliarsi contro il business dei vaccini anti-influenzali: «Due inverni fa ne hanno preparato 7 milioni di dosi e ne hanno utilizzate pochissime. Non sanno cosa farne e stanno ora cercando di spacciarle per attuali».
Abelzi in pratica sostiene che si facciano campagne nuove con vaccini vecchi: «D’altra parte non so quanto l’influenza sia una reale malattia che si presenta periodicamente e quanto piuttosto sia studiata a tavolino. Sarebbe un ottimo strumento in mano ai governi per colpire determinati gruppi umani, alimentando il business delle multinazionali del farmaco».
TEORIA COMPLOTTISTICA. La teoria complottistica del neurofisiopatologo suona alquanto distopica e dietrologica, ma Abelzi rincara: «Stranamente, negli ultimi anni, l’influenza non è variata molto. Eppure», chiude, «molti anni fa si vaccinò a tappeto la città di Washington dopo che il 60% della popolazione era stato colpito da un virus influenzale. Sa cosa accadde l’anno dopo? Rimase a letto lo stesso 60% e non si parlò più di vaccinazione di massa».

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