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Francia, sindaco si rifiuta di celebrare le nozze gay

No al matrimonio di una coppia omosessuale. Scoppia il caso.

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Jean-Michel e Guy stanno insieme da 16 anni e volevano un matrimonio discreto, con pochi invitati, senza la folla di cronisti che ha invaso le prime nozze gay celebrate in Francia tra Vincent e Bruno, il 29 maggio, a Montpellier.
Ma la loro vicenda è venuta a galla malgrado la voglia di privacy.
Il sindaco di Arcangues, il Comune dove vive la coppia, nel Paese basco francese (Sud-Ovest), ha infatti rifiutato categoricamente di sposarli. E così i due hanno deciso di ricorrere alla giustizia, se necessario, pur di far valere i propri diritti.
Come il primo sì di una coppia gay, così anche il primo no di un sindaco obiettore in Francia era destinato a essere mediatizzato.
IL SINDACO RISCHIA LA GALERA. Il primo cittadino di Arcangues, Jean-Michel Colo, politicamente a destra, non intende applicare la legge sul matrimonio per tutti promulgata dal presidente Hollande il 18 maggio.
Da allora diverse coppie delle stesso sesso sono convolate a nozze in tutto il Paese, ma per Colo, 60 anni, la legge è «illegittima» «Rifiuto di sposare due uomini. Ad Arcangues», ha detto, «non saranno celebrati matrimoni omosessuali».
Il ministro dell'Interno, Manuel Valls, ha ricordato al sindaco obiettore le «gravi sanzioni» in cui incorre, fino a cinque anni di reclusione, 75 mila euro di multa e la sospensione dalle funzioni.
La portavoce del governo, Najad Vallaud-Belkacem, lo ha a sua volta avvertito che «la legge va applicata su tutto il territorio nazionale» e che questo è un obbligo.
Jean-Michel Martin, 55 anni, e il compagno Guy Martineau-Espel, 53, si sono incontrati a Parigi nel '97 e il loro è stato un colpo di fulmine. Da una decina di anni vivono ad Arcangues, un paesino di 3 mila anime, vicino a Biarritz, e sono uniti civilmente con un Pacs.
LA COPPIA PRONTA A FARE CAUSA. «Il nostro non è un atto militante. Vogliamo solo firmare un documento, in tutta discrezione», hanno spiegato alla stampa. Di fronte al primo no del sindaco, hanno proposto al Comune di farsi sposare a casa da un assessore. Nuovo rifiuto: i sei assessori comunali invocano tutti la clausola di coscienza citata una volta da Francois Hollande.
Una gaffe che il governo sta ancora pagando. I due aspiranti sposi hanno tentato allora di rivolgersi a un paese vicino, ma per legge un matrimonio va celebrato d'obbligo nel Comune di residenza di uno dei due sposi, senza eccezioni. In segno di protesta Jean-Michel e Guy hanno rinviato le loro tessere elettorali al ministero della Giustizia e minacciano di non pagare più le tasse locali.
Nel caso in cui dovessero sporgere denuncia, il sindaco obiettore non potrà sfuggire alla condanna per discriminazione.

10 Giugno Giu 2013 1800 10 giugno 2013
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