Usa: «La Turchia rispetti il diritto di espressione»

Nuovo appello della Casa Bianca: «Sosteniamo libertà di protestare».

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È durata una notte la resistenza dei manifestanti di piazza Taksim a Istanbul (guarda le foto). Poi l'ultima carica della polizia ha stroncato anche le ultime opposizioni degli 'indignados' della Turchia che da giorni protestano contro il premier Recep Tayyip Erdoğan chiedendone le dimissioni.
Dopo gli scontri del pomeriggio di martedì 11 giugno e il primo sgombero di piazza Taksim seguiti ai 10 giorni di tregua, i manifestanti avevano ripreso il controllo della piazza in serata. Finché alle 3 (le 2 in Italia) di mercoledì 12, la polizia - che aveva già disperso ad Ankara una protesta di circa 5 mila persone anti-Erdogan - ha sferrato l'ultimo attacco con i lanci di lacrimogeni riconquistando il luogo simbolo di Istanbul.
TENSIONE ALTA IN TURCHIA. La situazione nel Paese rimane incandescente. Il clima di 'tolleranza zero' imposto dal premier - che ha definito «vandali» e «terroristi» i manifestanti scesi in piazza in tutta la Turchia sull'onda della rivolta anti-governativa - non è servito a placare gli animi.
Dopo aver riconquistato piazza Taksim, il governo ha inoltre imposto una nuova misura destinata a scatenare altre proteste.
STOP ALLE RIPRESE DELLE VIOLENZE. Il Consiglio supremo della radio e della tivù (Rtuk), organismo di controllo nominato da Erdogan, ha multato le piccole televisioni che hanno trasmesso in diretta le manifestazioni di protesta.
«Hanno danneggiato lo sviluppo fisico,morale e mentale di bimbi e giovani», è stata la giustificazione della Rtuk.
Tra le emittenti multate c'è soprattutto Halk Tv, una piccola televisione privata vicina all'opposizione che ha avuto un enorme boom di popolarità nelle ultime settimane per essere stata la sola a coprire in diretta continua le manifestazioni, mentre le altre tivù, su pressione del governo, hanno oscurato i primi scontri di piazza Taksim trasmettendo soap o documentari.

La condanna della comunità internazionale

Il 44esimo presidente Usa, Barack Obama.

Intanto la comunità internazionale ha iniziato a condannare con più decisione le mosse del governo turco.
Il Consiglio d'Europa ha parlato di «violenza inaccettabile», Amnesty International di «violenza brutale e vergognosa».
Anche il ministro degli Esteri Emma Bonino ha condannato i metodi repressivi del governo di Ankara, ma ha chiarito che «piazza Taksim non è piazza Tahrir», ma ha precisato che «l'Italia vuole una Turchia pienamente democratica in Europa».
Il leader dell'opposizione il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, già schierato con i giovani manifestanti e che aveva definito Erdogan «un dittatore», ha invece lanciato un appello al capo dello stato Abdullah Gul perché prenda una iniziativa per fermare le violenze.
Kilicdaroglu, al termine di una riunione di crisi della direzione del suo partito Chp tenutasi durante gli scontri di Istanbul e Ankara, ha chiesto a Gul di convocare un vertice dei leader dei principali partiti turchi per fare abbassare la tensione nel Paese.
GLI USA CONTRO LA REPRESSIONE. L'uso della forza da parte del governo ha scatenato la reazione anche degli Usa, che hanno bacchettato ancora una volta la Turchia.
La Casa Bianca è tornata a puntare il dito contro Ankara. «La stabilità di lungo termine della Turchia può essere garantita solo sostenendo il diritto di espressione e quello di riunirsi», è stato il messaggio che il presidente Barack Obama ha affidato alla portavoce della Casa Bianca, Caitilin Hayden. Che ha anche sottolineato come Washington stia «seguendo con preoccupazione» i fatti di Instanbul.
TUTELARE LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE. «Continuiamo a seguire con preoccupazione gli eventi in Turchia e il nostro interesse è quello del sostegno alla libertà di espressione e di assemblea, compreso il diritto di protestare pacificamente», ha continuato la portavoce della Casa Bianca.
«Crediamo», ha aggiunto, «che la stabilità di lungo termine della Turchia sia meglio garantita sostenendo le libertà fondamentali e la libertà dei media».
Infine l'appello a Erdoğan: «La Turchia è un Paese alleato e amico degli Stati Uniti, e ci aspettiamo che le autorità turche sostengano queste libertà fondamentali».

12 Giugno Giu 2013 0640 12 giugno 2013
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