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LO SCANDALO
17 Giugno Giu 2013 1025 17 giugno 2013

Datagate, la condanna della Cina

Pechino svela le trame degli Usa per spiare i suoi segreti.

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da Pechino

Edward Snowden.

La nomenklatura non parla. Ma lascia che siano i media a esprimere il punto di vista dei vertici della Cina.
Il caso datagate non è certo passato inosservato nel Paese del dragone, tanto che l'attesa reazione cinese contro lo spionaggio Usa è arrivata.
Ad aprire l'offensiva è stata la Cctv, la televisione di Stato: sul sito internet è comparsa la ricostruzione della vicenda di Edward Snowden, informatico che ha svelato le intercettazioni del Prism.
LA CCTV SPIEGA LA VICENDA. La Cctv ha spiegato che gli Usa hanno per anni tentato di accedere a informazioni classificate cinesi, soprattutto attraverso satelliti da ricognizione, aerei di sorveglianza e non meglio precisati centri di monitoraggio. E per la televisione di Stato, Washington ha fatto uso di tecnologie sofisticate per intromettersi nel cyberspazio cinese per almeno 15 anni.
Inoltre, la Cctv ha affermato che gli Usa hanno cercato, senza riuscirci, di carpire segreti sul caccia stealth cinese (il Chengdu J-20, il cui primo volo sperimentale destò sorpresa nel gennaio 2011). Hanno provato addirittura a pagare mazzette a singoli dipendenti del Chengdu Aircraft Industry Group, la società aerospaziale di proprietà dello Stato che fabbrica l'aereo invisibile.
GLI ATTACCHI A OBAMA. Il Pla Daily, organo ufficiale dell'Esercito popolare di liberazione, ha definito «spaventoso» il programma di spionaggio statunitense Prism e ha bollato gli Usa come «aggressori abituali» quando si tratta di monitoraggio in Rete.
Il giornale ha ricordato anche come Washington abbia cercato di giustificarsi sostenendo che spiare i cittadini di altri Paesi sarebbe giustificato (l'amministrazione di Barack Obama ha in effetti cercato di rassicurare gli americani dicendo che solo i cittadini stranieri residenti all'estero vengono monitorati) e Pla Daily ha aggiunto che il sistema ha probabilmente raccolto grandi quantità di dati che nulla hanno a che fare con operazioni antiterrorismo.

La vignetta pubblicata sul China Daily.

Strada in salita per ottenere l'estradizione

Barack Obama.

Intanto rimangono i dubbi sul destino di Snowden. Il South China Morning Post di Hong Kong ha fatto un sondaggio da cui emerge che più della metà degli intervistati è contraria all'estradizione dell'uomo.
Il Global Times ha aggiunto che Pechino non ha ancora fatto alcuna dichiarazione ufficiale.
Il quotidiano ha chiarito che è probabile che Washington voglia fare di tutto per ottenere l'estradizione di Snowden. Ma la Cina e Hong Kong non sembrano intenzionati ad accontentare gli Usa, visto che il giovane, secondo un editoriale pubblicato dal Global Times non ha commesso alcun reato: «Il suo 'crimine' è l'avere denunciato la violazione dei diritti civili da parte del governo americano. La sua azione è a favore dei 'diritti umani', così come sono definiti nella Carta dell'Onu».
DIFFICILE L'ESTRADIZIONE. Secondo il quotidiano, le conseguenze di un'estradizione sarebbero un'incognita: Pechino teme infatti la reazione sia di Hong Kong sia della Cina.
Il Global Times, che però non esprime le posizioni ufficiali del governo, ha spiegato che la «Cina deve seguire l'opinione pubblica e tutelare i propri interessi».
Il commento del quotidiano è quindi da considerarsi come una risposta ai media anglosassoni, che sono in piena campagna anti-Snowden. Anche il suo punto di vista non dovrebbe essere così lontano dalla posizione ufficiale del governo.
OBAMA FINISCE IN VIGNETTA. Il caso datagate ha anche trovato spazio nelle vignette sui media cinesi, tanto che negli ultimi giorni c'è stato un vero e proprio boom.
Sul China Daily, ne è comparsa una piuttosto interessante perché associa lo scandalo con altre vicende di attualità internazionale, sintetizzate con l'etichetta «ipocrisia Usa».
Nell'immagine si vede Obama che cerca di tappare con il proprio corpo un vulcano in procinto di esplodere (lo scandalo Nsa) e dice: «Per favore, non guardate me, guardate là». E intanto il presidente Usa lancia una granata dentro un vulcano vicino su cui compare la scritta «Siria».

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