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LA PROPOSTA
1 Agosto Ago 2013 1725 01 agosto 2013

Canone tivù, il viceministro dello Sviluppo economico: «È ora di superarlo»

Catricalà apre, ma fa subito retromarcia.

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Antonio Catricalà

L'addio al vecchio canone Rai potrebbe avvenire presto. Anche se, per ora, non è all'ordine del giorno.
L'annuncio è arrivato dal vice ministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà.
«In Europa si va abbandonando il concetto di canone a favore di un'imposta generale sui media e questo potrebbe servire da faro di orientamento», ha detto Catricalà in audizione in commissione di Vigilanza Rai l'1 agosto.
SU TUTTI I MEDIA. Catricalà ha aperto così a una nuova forma di imposta, non più basata sul possesso dell'apparecchio tivù, ma destinata a pesare su tutte le famiglie italiane. E soprattutto non più eludibile.
Si tratta comunque di un'ipotesi, ha precisato il viceministro. «In Italia esiste il canone e non sono in vista sistemi di finanziamento diversi, dobbiamo fare in modo che tutti lo paghino per rendere la Rai migliore».
NESSUN GIUDIZIO DI VALORE. Catricalà è stato chiaro. «Non è vero che io abbia dichiarato una preferenza verso alcune delle forme di pagamento del servizio pubblico radiotelevisivo tra quelle vigenti in Europa; ne ho solo citate alcune a mero titolo di esempio. Ho anzi ribadito che attualmente nella nostra legislazione esiste il canone e che tutti i possessori di apparecchio televisivo sono obbligati a pagarlo». Quindi «nessun giudizio di valore è stato espresso rispetto ad altri sistemi di finanziamento del servizio pubblico radio-tivù vigenti in altri paesi europei».
PRIMA CONTRATTO DI SERVIZIO. Il viceministro ha specificato che dopo la firma del contratto di servizio 2013-2015, scaduto a dicembre 2012, tra il Mise e l'azienda, verrà aperto un tavolo sul canone. «Alcuni paesi hanno optato per una tassa a carico del nucleo familiare e questo va incontro alla convergenza tecnologica perché prescinde dal possesso dell'apparecchio».
Il testo del contratto di servizio è atteso in Vigilanza per ottenere il dovuto parere ai primi di settembre. E Catricalà ha spiegato che «il testo è stato trasmesso il 31 luglio al direttore generale della Rai che lo porterà in consiglio di amministrazione».
NORME SULLA TRASPARENZA. Durante l'audizione, il viceministro ha aggiunto che nella bozza del contratto sono presenti «norme sulla trasparenza dell'attività Rai, sulla possibilità di consentire la più ampia verifica anche sui costi, sulla non discriminazione all'accesso da parte dei rappresentanti della società civile, sulla puntualità di una maggiore e migliore rendicontazione, sulla chiara riconoscibilità dei programmi di servizio. Nel testo è anche prevista una norma per rispondere alle esigenze di trasparenza sui costi relativi agli stipendi dei dipendenti».

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