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Francia, sindaci obbligati a celebrare nozze gay

La Corte costituzionale dice no all'obiezione di coscienza.

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Un matrimonio tra due omosessuali.

La comunità gay francese può esultare.
Tutti i sindaci del Paese, anche quelli che si dichiarano obiettori, sono obbligati a celebrare le nozze tra le coppie omosessuali.
Lo hanno deciso i saggi del Consiglio costituzionale, escludendo di riconoscere «la libertà di coscienza» ai sindaci anti nozze gay, che non possono dunque più rifiutarsi, in nome delle proprie convinzioni morali, di celebrare il sì tra due uomini o due donne.
LEGGE CONFORME A COSTITUZIONE. I saggi sono stati chiari nel loro testo, reso noto il 18 ottobre: la legge entrata in vigore il 18 maggio in Francia che autorizza il «matrimonio per tutti» è conforme alla Costituzione.
Se il legislatore ha deciso di non riconoscere la «clausola di coscienza» ai sindaci, hanno scritto, è per garantire «l'applicazione della legge da parte di tutti i funzionari, nonché il buon funzionamento e la neutralità del servizio pubblico dello stato civile».
BATTAGLIA LUNGA UN MESE. Impossibile, quindi, che si ripeta la disavventura di Jean-Michel e Guy, che hanno dovuto combattere più di un mese per far cedere il sindaco e gli assessori del loro comune, Arcangues, sui Pirenei, che si rifiutavano di sposarli. I due sono riusciti alla fine a convolare a nozze durante l'estate dopo aver fatto ricorso alla giustizia e aver sporto denuncia contro il Comune per discriminazione. In una circolare il ministero dell'Interno aveva ricordato all'epoca che il primo cittadino riottoso rischiava fino a cinque anni di prigione e 75 mila euro di multa.
Dopo questo primo no, gli oppositori hanno già fatto sapere che sottoporranno il caso alla Corte europea dei diritti umani.

18 Ottobre Ott 2013 1345 18 ottobre 2013
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