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Radical chic, ritorno dell'intellò

Identikit del vero snob. Che non è mai passato di moda.

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L'espressione fu coniata dallo scrittore e giornalista Tom Wolfe in un articolo sul New York Magazine del giugno 1970.

Cachemire e mocassino, barca a vela e casa alle Eolie – Stromboli sì, Panarea no, Filicudi sarebbe il top solo che non c'è nessuno – libri di filosofia e storia, teatri e concerti.
Il radical chic, probabilmente, è il più duro a morire in Italia.
Sarà per quella (presunta?) egemonia culturale della sinistra. Sarà perché si sposa perfettamente con quella teoria secondo cui il vero ricco è colui che non ostenta, il contrario fa cafone.
Certo, dagli Anni '70 a oggi le cose sono cambiate.
E la razza, lamentano i puristi d'un tempo, imbastardita. Ma sta di fatto che niente, in Italia, fa figo come il radical chic.
IL RITRATTO DELLA RICCA BORGHESIA. L'espressione fu coniata dallo scrittore e giornalista Tom Wolfe in un articolo sul New York Magazine del giugno 1970, per definire la ricca borghesia o gli snob della classe media che per seguire la moda del momento ostentavano idee e tendenze politiche di sinistra radicale e comunque opposte alla propria classe sociale, mostravano di disprezzare il denaro, e si auto-convincevano della propria superiorità culturale che si traduceva, spesso, nella trasandatezza nell'abbigliamento e la ricerca del “migliore” a tavola o nei viaggi.
LA 'RIPRESA' DI INDRO MONTANELLI. L'espressione fu ripresa da Indro Montanelli, che così etichettò Camilla Cederna. Da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti, ma i radical chic sono sempre qui. Pronti a imporre la propria supremazia.
IL LOOK DEL FINTO TRASANDATO. Il radical chic ci mette ore a sembrare trasandato. Lo incontri al bar a metà mattinata – nel caso delle donne, al supermercato – ma non perché si sia svegliato tardi, è che doveva capire cosa mettersi per sembrare uno che si butta addosso la prima cosa che trova nell'armadio.
Predilige i jeans, classici per gli uomini, a zampa o gamba dritta per le donne, non skinny perché sono poco femministi.
Le camicie o le polo per lui con sopra giacche con fantasie a quadri in puro stile old british e toppe ai gomiti o in alternativa maglioncini di cachemire dai colori pastello.
CACHEMIRE ÜBER ALLES. D'inverno il radical chic maschio azzarda pure il pantalone di velluto a costine perché è convinto che mettersi addosso un tappeto peloso gli dia un certo fascino. La radical chic, invece, ha l'armadio pieno di bluse e camicie e maglioncini morbidi e larghi dai colori sabbia. Sempre di cachemire, s'intende. A volte al jeans sostituisce un pantalone da cavallerizza perché così ti può sempre raccontare con gli occhi che le brillano di come è bello sporcarsi di fango durante le cavalcate in Toscana o in Umbria.
Ai piedi i radical chic ammettono, tendenzialmente, solo due scarpe: le clarks e i mocassini. Al più, gli esemplari di sesso femminile azzardano le ballerine, tanto amate dalle cugine bobo, che sono le radical chic francesi.

Il purista ossessivo della lingua

La radical chic, invece, ha l'armadio pieno di bluse e camicie e maglioncini morbidi e larghi dai colori sabbia.

Il radical chic è un purista della lingua italiana, capace di attaccare una discussione di due ore sulla posizione di una virgola in una determinata frase secondo quanto dice l'accademia della crusca. Odia le abbreviazioni da chat, e infatti usare i social network è per lui la prova più dura. Detesta gli inglesismi: abbiamo così tante belle parole in italiano, ci mancherebbe farci contagiare dalle mode. Eventualmente, ama piazzare qui e lì citazioni latine e francesi che fanno tanto très chic.
ALLA PROVA DEL CIBO. Alla fine degli anni 10 di questo secolo, il radical chic ha scoperto il consumo consapevole di tutte le risorse del pianeta. Per cui significa che ora mangia solo bio, certificato, succhi freschi, niente conservanti, ama il mercatino biologico della domenica e ci va puntualmente con la sua bicicletta vintage con cestello coordinato con cui va in giro per la città, perché la macchina ormai non si può più prendere, inquina, e poi vuoi mettere quanto costa e quanto ti fa bene pedalare?
Quando non lo vedi, il radical chic si infila in un taxi, ma questa è un'altra storia.
LA SFIDA DEL PICCOLO SCHERMO. In tivù, il radical chic ama qualche talk show – tipo Ballarò o Santoro – il tg di Mentana e qualche serial, anche se ultimamente si sta appassionando ai reality, che assicura di vedere per puro interesse antropologico.
Al cinema ci va durante la settimana, mai nel weekend, per vedere qualche film straniero e pure italiano che considera di “livello adeguato” alla sua cultura che affonda le radici nel neorealismo e nella Nouvelle Vague. Sorrentino era il suo regista preferito, ma chissà come mai La Grande Bellezza non gli è piaciuto.
LA MUSICA GIUSTA E IL TEMPO LIBERO. Il radical chic ascolta solo Radiohead, Coldplay, Pink Floyd, jazz semisconosciuto e ha Spotify pieno zeppo di musica classica perché gli dà la carica.
Essendo la gran parte della giornata del radical chic, il tempo libero viene riempito con varie attività.
Innanzitutto, lo sport. Lui corre e sogna la maratona – lei fa pilates perché fa bene alla schiena. Poi c'è il cane da portare a spasso con il giornale sotto il braccio, Repubblica resiste ma Il Fatto Quotidiano si fa spazio nei cuori radical chic, alle prese con l'incapacità di trovarsi una “casa” politica nel marasma attuale. Nel pomeriggio ci sono presentazioni di libri e vernissage come se piovessero.
CENE? RIGOROSAMENTE PRIVATE. Il radical chic lo vedi poco al ristorante, preferisce le cene in casa di amici dove si può sparlare liberamente delle corna dell'assente di turno, non lo incontri mai a fare shopping, al più a comprare la cena, che tanto a rifare l'armadio ci pensano assistenti e addetti dei negozi. D'estate rifugge la calca, troppo variegata, per rifugiarsi in quella sicura e a lui nota dei suoi simili che si trasferiscono per un paio di mesi alle alle Eolie, in Corsica o nel sud della Sardegna. Oppure si ritira sulle Dolomiti, che aver freddo, ad agosto, è così chic. E in fondo lo stile è tutto nella scelta dei dettagli.

26 Ottobre Ott 2013 0800 26 ottobre 2013
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