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Intercettazioni, scontro Tronchetti-Scalfari

L'ex di Telecom: mai ascoltato telefonate.

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Il fondatore del quotidiano 'La Repubblica' Eugenio Scalfari e l'ex presidente di Telecom Italia Marco Tronchetti Provera.

Intercettazioni di Telecom Italia? Tutto falso. A dirlo è l'ex presidente del gruppo Marco Tronchetti Provera che martedì 5 novembre ha scritto una lettera al fondatore del quotidiano La Repubblica Eugenio Scalfari che ha aveva spiegato come il manager «si avvalse del capo di un'agenzia di informazioni, Tavaroli (Giuliano Tavaroli è stato responsabile della sicurezza di Pirelli e, successivamente, del Gruppo Telecom Italia ed è coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi, ndr) , per ascoltare utenze private che potevano interessare uno dei dirigenti dei Servizi segreti italiani».
«Piaccia o no», ha spiegato Tronchetti Provera, «Telecom Italia le intercettazioni non le ha mai fatte». E ha chiarito: «A dirlo è Guido Rossi nel 2006 e i magistrati nel 2008».
«TRONCHETTI INTERCETTATORE». Il manager, infatti, non ha gradito l'etichetta che s'è ritrovato appiccicato - «Tronchetti intercettatore» - e ha ricordato una dichiarazione del pubblico ministero Fabio Napoleone, secondo cui «la notizia dell'esistenza di una centrale interna a Telecom Italia dedita a intercettare illegalmente numerosissime persone, pur non essendo sorretta da accertamenti giudiziari, risulta essere stata diffusa dai media in modo così capillare e reiterato da generare in tutta l'opinione pubblica il convincimento della sua veridicità al punto da coinvolgere in simile suggestione collettiva anche molti settori delle istituzioni che hanno confuso in atti ufficiali la raccolta illegale di dossier con l'attività di intercettazione illecita».
MAI COINVOLTO NEI «DOSSIER ILLEGALI». Quindi Tronchetti Provera ha illustrato anche la versione di Stefano Civardi, altro pubblico ministero che nel 2013 s'è interessato ai «dossier illegali». «Per questa vicenda», ha aggiunto il manager, «non sono mai stato processualmente coinvolto e i magistrati hanno indagato per quattro anni, ottenendo la condanna dei veri colpevoli. Queste dichiarazioni non hanno quasi mai trovato spazio sui giornali».
LE «BUGIE» SULLA VICENDA KROLL. Il motivo, ha continuato Tronchetti Provera, l'ha spiegato lo stesso Scalfari scrivendo che «i rumor, a volte condivisi in buona fede, a volte guidati da interessi, possono causare ferite profonde. Il circuito mediatico vive di cattive notizie, di sensazionalismo. Li amplifica, li trasforma in (immaginarie) realtà, influisce sulle aspettative».
Quindi per il manager «continuare ad accreditare l'idea che Telecom Italia abbia fatto intercettazioni è un'enorme bugia», perché «l'unico procedimento» che lo riguarda «è quello relativo alla presunta ricettazione di un cd nell'ambito della 'vicenda Kroll', che nulla ha a che vedere con il dossieraggio illegale né con le fantomatiche intercettazioni».
PRESENTATO IL RICORSO IN APPELLO. A tal proposito Tronchetti Provera ha chiarito: «Le motivazioni depositate dal giudice confermano che non esiste alcuna prova in merito alla mia colpevolezza circa l'origine illecita del materiale acquisito dagli uomini di Tavaroli se non la ricostruzione di Tavaroli stesso. Il cd pervenuto nella sede Pirelli, comprovante lo spionaggio della Kroll ai danni di Telecom Italia, della mia famiglia e miei, fu immediatamente inviato su mio ordine all'Autorità giudiziaria». Infine, il manager ha anticipato di aver annunciato «ricorso contro la sentenza di condanna di primo grado»: «Sono fiducioso che la verità sarà ristabilita».
LA REPLICA DI SCALFARI. Immediata la replica di Scalfari: «Riconosco il diritto di tentare di scucirsi di dosso quella che definisce una 'falsa verità', il vero obiettivo che sembra essere nelle intenzioni della sua lettera». Ma poi il giornalista ha precisato: «Per quanto mi riguarda restano fermi i fatti da me riferiti sulla posizione giudiziaria di Tronchetti Provera, cioè la condanna in primo grado per ricettazione».

5 Novembre Nov 2013 1315 05 novembre 2013
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