Libia Tripoli Scontri 131116161223
VIOLENZE
16 Novembre Nov 2013 1620 16 novembre 2013

Libia, bagno di sangue a Tripoli

Almeno 43 vittime e 460 feriti negli scontri.

  • ...
Libia. La capitale Tripoli è sconvolta dagli scontri tra manifestanti e miliziani.

È salito ad almeno 44 morti e oltre 460 feriti il bilancio provvisorio degli scontri delle ultime 24 ore nella capitale libica Tripoli.
A riferirlo sono state fonti ospedaliere. Le proteste contro la presenza di gruppi armati in città sono degenerate in scontri quando una milizia di Misurata ha aperto il fuoco sui manifestanti che chiedevano l'attuazione della legge 27 secondo cui Tripoli dovrebbe essere «ripulita» dalle milizie illegali.
PREMIER CHIEDE LA CALMA. Secondo alcuni testimoni gli contri sono comunque ancora in corso in alcune zone della città.
Il premier libico Ali Zedian ha invitato i libici a mantenere la calma e ha chiesto alle milizie di rimanere fuori da Tripoli per evitare un'escalation di violenza e di porre fine ai combattimenti. Zeidan è intervenuto in concomitanza con la ripresa di scontri a Tajura, nell'Est della capitale, tra le milizie locali contrapposte a quelle di Misurata.
TRE GIORNI DI LUTTO. Il Paese è sempre più nel caos, economicamente prostrato, frantumato in una miriade di fazioni armate che il governo centrale non riesce a controllare. Sequestri e detenzioni illegali, uccisioni, torture e stupri sono all'ordine del giorno. Come corruzione, saccheggi e traffici di ogni genere.
I miliziani di Misurata, gli stessi che il 15 novembre avevano aperto il fuoco sugli abitanti di Tripoli, dopo aver ripiegato hanno riconquistato, grazie ai rinforzi giunti nella notte, le posizioni che avevano perso nel quartiere di Ghargur.
Il sindaco di Tripoli Sadat Al Badri aveva proclamato tre giorni di lutto a cominciare dal 15 novembre, ma anche la sepoltura delle vittime il 16 ha portato altro sangue. Dopo le esplosioni susseguitesi per tutta la notte, Tripoli è rimasta preda di pick-up dotati di cannoni antiaerei che sono anche riusciti a interrompere la strada costiera in direzione Est.
ITALIANI POTREBBERO RIENTRARE.L'ambasciata italiana a Tripoli, dopo le tensioni e gli scontri tra le milizie, ha inviato una comunicazione agli italiani residenti nella capitale libica per «consigliare di valutare la possibilità di rientri temporanei nei prossimi giorni in Italia, in attesa di un chiarimento della situazione sul terreno».
E dopo l'Unione Europea anche la missione delle Nazioni Unite di Supporto alla Libia (Unsmil) ha condannato le violenze. Unsmil ha chiesto una immediata cessazione della violenza. La missione, si legge in un comunicato: «fa appello perchè sia dato appoggio alle autorità nel tentativo di ristabilire la calma, mettere fine al bagno di sangue e garantire la sicurezza e stabilità dei libici».
L'Unsmil ha difeso inoltre il diritto a manifestare pacificamente e ad esprimere le proprie opinioni liberamente. È stata infine ribadita la necessità di concentrarsi sulla «delicata transizione democratica».
ESPORTAZIONI IN PERICOLO. Benchè il porto petrolifero di Mellitah, gestito dalla National Oil Corp (Noc) e dall'Eni, non sia oggi più bloccato dopo due settimane di «occupazione armata» da parte di gruppi di miliziani berberi amazigh, agli osservatori sembra difficile che già il 17novembre possano riprendere le esportazioni di gas verso l'Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso