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INCHIESTA
27 Novembre Nov 2013 1005 27 novembre 2013

Scandalo Piemonte, tutte le spese di Cota

Ecco la lista dei rimborsi del governatore.

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Il governatore del Piemonte, Roberto Cota.

La lista delle spese non giustificabile che inchioda il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota vale 25.410 euro. E dentro c'è di tutto.
Come ha riportato il quotidiano La Stampa, si tratta di piccole spese, che però sommate mettono insieme un bel gruzzoletto.
LE SPESE DI COTA. Ci sono le Pall Mall azzurre, tre coperti da Celestina ai Parioli di Roma, sei coperti al ristorante Duello nella Capitale, quattro chili di pasticcini (126 euro), degustazioni di tartufi a Eataly, un libro antico, un regalo di nozze per l'assessore del Comune, cravatte, argenteria, un caricabatterie, deodorante, spazzolino, una cornice, una valigia, un dvd, patatine, taralli, M&m's, arachidi, altri ristoranti, e consumazioni in aeroporto.
SCONTRINI ALLA SEGRETARIA. Cota non ha certo digerito la fuga di notizie sulle sue spese finite sui giornali, tanto che s'è detto pronto a denunciare tutti e ha espresso indignazione per essere finito nel registro degli indagati.
Lo stesso governatore, però, s'è messo nei guai durante il secondo interrogatorio. Ai magistrati ha spiegato: «Nella stragrande maggioranza erano ricevute mie. Davo gli scontrini alla mia segretaria (Michela Carossa, figlia dei consigliere regionale della Lega Nord, Mario, ndr), lei li confrontava con la mia agenda e scartava le spese che non avevano a che fare con la mia vita politica».
I VANTAGGI PER GLI ALTRI. E poi: «Quando dico che non tutti gli scontrini potrebbero essere miei, non dichiaro che ho presentato scontrini di altri, ma solo che nel costo indicato vi sono compresi i costi sostenuti da me a vantaggio di altri, collaboratori o personale della scorta».

Le indagini della guardia di finanza attraverso le utenze telefoniche

La lista di spese non giustificabili di Cota vale circa 25 mila euro.

La guarda di finanza s'è quindi messa al lavoro per verificare quanto riferito da Cota. E dopo aver messo a confronto i tabulati delle due utenze del governatore, l'11 luglio ha presentato alla procura le conclusioni: «Su un totale di 592 report, in 115 casi non v'è corrispondenza fra quanto segnalato dalla cella relativa delle utenze e l'unificazione dell'esercizio commerciale indicato sulle fatture e ricevute consuntive». In pratica, il governatore non era lì dove s'è registrata la spesa su cui è poi stato chiesto il rimborso.
«Dall'incrocio dei dati, è stato possibile rilevare alcuni elementi di discordanza tra quanto asserito in fase difensiva e i dati emersi dall'analisi del traffico telefonico».
LE DISCORDANZE NEI VERBALI. Per esempio, l'11 giugno 2011, il telefono di Cota è legato a diverse celle della Lombardia. Eppure «il politico presenta a rimborso la ricevuta fiscale emessa dal ristorante Queendici di Torino per l'importo di 282,40 euro».
Stessa cosa il 18 giugno, il 7 luglio e il 9 ottobre: il governatore chiede rimborsi per ristoranti dove, secondo le indagini degli inquirenti, lui non c'era.
«Alla volte non ho chiesto io il rimborso di costi da me sostenuti, ma è stata la mia segretaria ad attingere denaro del gruppo per fare acquisti per me», ha spiegato Cota.
LA DIFESA DEL GOVERNATORE. Carossa ha però chiarito: «A scadenze temporali variabili, il governatore mi consegnava una cartellina con tutta la documentazione fiscale relativa a tutte le spese, senza distinzione. Aprivo la prima cartellina e facevo una prima cernita, peraltro sollecitata dallo spesso presidente».
«Nella mia vita non ho mai inteso la politica come strumento di arricchimento», ha dichiarato Cota ai magistrati, «potete guardare la mia situazione patrimoniale ed estratti conto che sono perennemente in rosso».

Nell'inchiesta sono finiti 1,8 milioni di soldi pubblici spesi illecitamente

Il consigliere regionale del Piemonte Franco Maria Botta di Fratelli d'Italia.

Nonostante le buone intenzioni del governatore, l'inchiesta che ha investito il Piemonte racconta in 13 mila pagina di 1,8 milioni di euro pubblici spesi illecitamente.
L'elenco riportato da La Stampa è fatto di piccoli capitoli personali, in cui sono elencati ristoranti, viaggi, alberghi e chilometri gonfiati per avere più rimborsi. Ma pure libri scolastici, ricariche telefoniche ai figli dei consiglieri, telepass per le auto, fiori, giochi, cd, noleggio di un traghetto, arredamento, gioielli e un servizio di catering con gelato per la festa della Lega Nord a Moriglione.
LE PICCOLE SPESE. Sono tutte piccole spese, che però fanno impressione se confrontate con le buste paga di chi è finito nelle indagini della procura.
Per esempio, Franco Maria Botta di Fratelli d'Italia ha messo a rimborso 41 mila euro di ristoranti, 12 mila per i vestiti, 2 mila per i profumi e nel solo mese di giugno 2010 ha potuto incassare 10.821 euro di stipendio (netti, ovviamente).

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