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TERRORISMO
28 Novembre Nov 2013 0915 28 novembre 2013

Al Qaeda, in Europa oltre 14 mila vittime in 5 anni

Rapporto di Fondazione Icsa alla Camera: allarme attentati fai-da-te.

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Terroristi di al Qaeda.

Al Qaeda continua ad avere la forza e la capacità di realizzare «attacchi di grande e grandissima portata»: in Europa negli ultimi 5 anni, su 15 azioni di matrice jihadista (spesso senza esito), 14 sono state opera di terroristi solitari; nella maggioranza dei casi gli attentatori, pur se originari di Paesi islamici, avevano la cittadinanza del Paese in cui hanno agito o erano occidentali convertiti. Negli ultimi cinque anni, poi, sono state 14.317 le vittime di attentati terroristici che hanno causato più di 15 morti. Per quanto riguarda l'Italia, occhio alle imprese situate in Paesi a rischio e attenzione all'accresciuto coinvolgimento nella cyber-jihad dei convertiti. È il quadro che è emerso dal Rapporto sul terrorismo internazionale di matrice jihadista realizzato dalla Fondazione Icsa e presentato giovedì 28 novembre alla Camera.
UN MARCHIO CHE APPARTIENE A CHI SE NE APPROPRIA. Al Qaeda, ha indicato il rapporto, è più che mai una rete in franchising, un marchio che appartiene a chi se ne appropria per rivendicare attentati, è l'appello, rivolto a tutti i musulmani nel mondo, ad intraprendere la jihad. Questo approccio ha rafforzato il terrorismo spontaneista che determina, oltre ad una maggiore imprevedibilità, la difficoltà di individuazione di cellule o singoli jihadisti che, privi di background e di specifici collegamenti con gruppi strutturati, soggetti a rapidissimi processi di radicalizzazione, entrano in azione in assenza di direttive impartite a livello gerarchico.
PRIMAVERE ARABE STRUMENTALIZZATE. Le forze qaediste, ha proseguito il rapporto, hanno anche tentato di strumentalizzare i venti di protesta delle primavere arabe, cercando di inserirsi, con un ruolo guida, nelle dinamiche di trasformazione e continuando ad esprimere grande potenzialità terroristica, come dimostra il recente attacco di Nairobi in Kenya. Con il crollo di regimi che comunque ne garantivano un contenimento efficace, nuovi santuari del terrorismo jihadista hanno potuto affacciarsi e radicarsi sulle sponde del Mediterraneo. C'è una vastissima area dove si sta realizzando una saldatura non solo ideologica ma permeata anche da interessi economico-criminali tra le diverse formazioni jihadiste, con la creazione di zone fuori controllo, dove volontari di diversa provenienza, occidentali compresi, possono tranquillamente insediarsi, addestrarsi ed organizzare azioni terroristiche di ampia portata.
DALLA SIRIA LO SPETTRO DEL REDUCISMO. Quanto al conflitto in Siria, la preoccupazione maggiore è relativa ai soggetti che dopo aver combattuto rientreranno nei Paesi di provenienza, facendo tornare in Europa lo spettro del reducismo. L'Italia, Paese di frontiera e finestra principale dell'Europa, secondo l'analisi della Fondazione Icsa presieduta da Leonardo Tricarico, potrebbe assumere un ruolo di primo piano per trasformare la sponda Sud del Mediterraneo da emergenza in opportunità.
RISCHI PER LE IMPRESE ITALIANE NEL MEDITERRANEO. Il rapporto evidenzia anche i rischi per le imprese italiane nelle aree caratterizzate da elevati livelli di minaccia terroristica. È stato così elaborato un 'indice di rischio' che vede ai primi posti Siria, Somalia, Yemen e Pakistan. C'è quindi l'esigenza di una specifica attività di intelligence per tutelare «gli interessi vitali per il Paese».

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