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ABUSI SUI MINORI
16 Gennaio Gen 2014 2130 16 gennaio 2014

Preti pedofili, Vaticano sulla graticola dell'Onu

Santa Sede: risposte ampie contro il crimine.

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La Santa Sede ha riferito all'Onu di aver aperto indagini su 612 nuovi casi di abusi sessuali da parte di membri del clero nel 2012.

L'Onu punta i fari sul Vaticano in merito alla gestione degli scandali legati alla pedofilia che in più circostanze hanno colpito rappresentanti della Chiesa. Per far luce sui casi e appurare l'attuazione da parte della Santa Sede della Convenzione sui diritti del fanciullo una delegazione ecclesiastica è stata convocata a Ginevra e sottoposta a domande da esperti dell'Onu sul tema degli abusi sessuali contro i minori e i preti pedofili. Un confronto senza precedenti, svoltosi in una sala affollata di cronisti e rappresentanti delle organizzazioni delle vittime degli abusi, dopo che a dicembre 2013 il Vaticano aveva fornito alcune risposte scritte a un questionario sulla pedofilia della Commissione Onu sui diritti dell'infanzia (Crc).
DAL VATICANO «LINEE GUDA PER LE CHIESE». La Santa Sede, ha chiarito il nunzio apostolico Silvano Tomasi a capo della delegazione, si è attivata per delineare «politiche e procedure volte a contribuire ad eliminare tali abusi e a collaborare con le rispettive autorità statali per combattere questi crimini».
Secondo quanto riportato negli Usa dalla Cbs, le testimonianze presentate dalle vittime e dalle organizzazioni per i diritti umani citano casi di abusi commessi negli Stati Uniti, in Irlanda, Messico, Australia e in Gran Bretagna, e chiedono che il Vaticano fornisca risposte su quello che considerano un problema globale. Nei suoi interventi e nelle sue risposte, Tomasi ha sottolineato gli sforzi della Santa Sede nel formulare linee guida per le Chiese, citato l'annunciata istituzione di una commissione ad hoc per la protezione dei minori ed affermato che la «Chiesa cattolica è ansiosa di diventare un modello (best practice) in questa importante impresa».
«I PRETI RISPONDONO ALLA GIURISDIZIONE DEL LORO PAESE». I preti «non sono funzionari del Vaticano, bensì cittadini del loro proprio Paese che rispondono alla giurisdizione del loro Paese», ha poi aggiunto evocando il caso particolare dell'ex-nunzio nella Repubblica Dominicana, mons. Jozef Wesolowski. «È un cittadino dello Stato del Vaticano ed una procedura è in corso», ha affermato.
«APERTE INDAGINI SU 612 CASI». Incalzata dalle domande, la delegazione vaticana ha precisato che la Santa Sede ha aperto 612 nuovi casi di abusi sessuali da parte di membri del clero nel 2012, di cui 465 «più gravi» e 418 relativi a minorenni.
MONSIGNOR TOMMASI: «SANTA SEDE NON OSTACOLA LA GIUSTIZIA». «Le critiche sono facili a farsi, alle volte hanno qualche fondamento reale; qualsiasi crimine è un male ma quando ci sono bambini coinvolti diventa ancora più grave. L'accusa alla Santa Sede che avrebbe ostacolato l'attuazione della giustizia, mi sembra essere un po' campata in aria», ha poi sottolineato Tommasi alla Radiovaticana. «Impedire il corso della giustizia, in qualsiasi Paese, a detrimento della sua legittima giurisdizione», ha spiegato, «sarebbe un'interferenza indebita ed ingiusta da parte di qualsiasi soggetto. La Santa Sede sostiene il diritto ed il dovere di ogni Paese a perseguire ogni crimine contro i minori; quindi, non regge la critica per cui si cerca di interferire od ostacolare il corso della giustizia. Al contrario, si vuole - come Papa Francesco insiste - che ci sia trasparenza e che la giustizia abbia il suo corso».
LOMBARDI: «DATE RISPOSTE AMPIE ED EFFICACI». «L'impegno della Santa Sede e dei papi per la difesa dei diritti del fanciullo non nasce oggi», ha poi ricordato il portavoce vaticano Federico Lombardi in una ampia nota. «La Santa Sede ha aderito alla Convenzione nell'89, ha ratificato due protocolli sulla prostituzione dei fanciulli e sui bimbi soldato, ha lottato contro gli abusi del clero come 'banco di prova della credibilità del proprio impegno a favore dei fanciulli', ha dato 'ampie e efficaci risposte' contro la discriminazione delle bambine e dei figli nati fuori del matrimonio».
Il portavoce ha anche fatto una precisazione sulla tempistica delle risposte della Santa Sede: il Comitato aveva proposto una ulteriore serie di domande alla Santa Sede, «con la richiesta di rispondere 'preferibilmente' entro il primo novembre 2013» e «essendo la scadenza non tassativa, gli uffici della Santa Sede hanno continuato a lavorare alle risposte nel mese di novembre, ed esse sono state inviate a Ginevra il 30 novembre».

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