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STORIE
16 Marzo Mar 2014 0658 16 marzo 2014

Anni di piombo, le vittime dimenticate dallo Stato

Oltre 2 mila feriti e 428 morti. Dimenticati dalle istituzioni.

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L'esplosione alla strage di Bologna del 2 agosto 1980.

L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare.
Lo cantava Francesco De Gregori nel 1979. Nel 2014 c’è chi ancora aspetta che lo stato si ricordi di lui.
Bambini gravemente feriti nelle stragi nere, oggi adulti, sono tuttora in attesa di un risarcimento. Mentre i gambizzati dalla sinistra eversiva portano ancora nel corpo segni e cicatrici di quegli anni.
Per chi non è stato toccato direttamente dal terrorismo gli Anni di piombo sono lontani: cose da libri di storia.
Poi ci sono loro, i feriti e i parenti delle vittime. «Molti si sono persi, come delle monadi. Si sono chiusi in loro stessi. Non hanno neanche mai voluto partecipare ai momenti di memoria collettiva» afferma Federico Sinicato, avvocato di Parte civile per i parenti delle vittime delle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia.
428 MORTI E OLTRE 2.000 FERITI. Difficile dare un numero preciso, tuttavia, stando a quelli forniti dall’Associazione italiana vittime del terrorismo, tra il 1969 e il 1988 ci sono stati 428 morti per attentati di terrorismo. A questi si aggiungono circa 2.000 feriti, in condizioni diverse tra loro per il recupero sia fisico sia psicologico.
Secondo molti lo Stato non ha fatto la sua parte per aiutare le persone coinvolte a superare il dramma. La prima legge organica a favore delle vittime del terrorismo (L. 206/2004), dopo innumerevoli rinvii, è stata fatta nel 2004. Tuttavia a 10 anni dall’approvazione si fa ancora fatica ad applicarla.
PROBLEMI CON LE PENSIONI DI INVALIDITÀ. Quattro persone che all’epoca delle stragi erano bambini non hanno ancora ottenuto la pensione. A tutti e quattro è stata riconosciuta un’invalidità superiore all’80%, in un caso del 100%. «Se siamo in questa situazione è grazie all’Inps», attacca Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna, «sostengono che non hanno diritto a nulla perché all’epoca dei fatti non avevano una posizione pensionistica».
Oltre a questi casi eclatanti, ci sono altri 60 feriti con aspetti previdenziali ancora da chiarire. Bolognesi ha fiducia che la situazione si sblocchi definitivamente entro il 9 maggio, il giorno della memoria per le vittime di terrorismo e delle stragi. Di recente aveva ricevuto rassicurazioni dal governo Letta. Nei prossimi mesi si vedrà se anche il nuovo esecutivo si interesserà all’argomento.

L'ira delle vittime: «Gli ex terroristi più aiutati di noi»

La Strage di piazza Fontana rappresenta l'inizio della strategia della tensione che caratterizzò l'Italia negli Anni 70. Dal 1968 al 1974 furono compiuti 140 attentati.

«La rabbia ti rimane e se percepisci che lo Stato non ti ha tutelato è ancora più amplificata», racconta Sinicato. Un sentimento ancora vivo tra i parenti delle vittime di Piazza della Loggia.
Il 20 febbraio Vito D’ambrosio, procuratore generale della Cassazione, ha chiesto di annullare la sentenza di assoluzione per due imputati della strage: Carlo Maria Maggi, Maurizio Tremonte. A 40 anni esatti dalla strage ancora non si ha una verità giudiziaria.
IOSA, DUE ANNI PER TORNARE A CAMMINARE. Ma anche chi è stato colpito dall’estremismo opposto conosce bene quella rabbia. Antonio Iosa per tutti gli anni ’70 col suo circolo “Carlo Perini” ha cercato di portare cultura a Quarto Oggiaro, quartiere di sottoproletariato milanese; ha fatto dialogare cattolici e marxisti e ha subito attacchi fascisti. Poi il 28 marzo 1980 le Br fecero irruzione ad una conferenza a cui era presente. Tra le tante persone in sala lui fu uno dei prescelti: un brigatista gli puntò una pistola, urlò «ecco cosa succede ai servi di Cossiga» e gli sparò alle gambe.
C'È CHI NON SI LIBERA DAGLI INCUBI. Le pallottole lesionarono il nervo sciatico e l’arteria tibiale e solo due operazioni da sette ore ciascuna lo salvarono dall’amputazione della piede destro. Per tornare a camminare ci mise due anni, gli incubi e flash-back sulla gambizzazione, invece, lo accompagnano ancora oggi.
Su come lo Stato ha trattato le vittime del terrorismo ha le idee chiare: «I feriti sono stati dimenticati. Siamo scomodi per lo Stato. Per quanto chiediamo dei diritti non è facile ottenerli». Iosa punta il dito anche contro l’atteggiamento di determinati ambienti di sinistra: «Cooperative rosse e parrocchie hanno fatto a gara per aiutare gli ex terroristi». A lui rimane una cicatrice lungo tutta la gamba.
MITRALIA, GAMBIZZATO IN CASA SUA. Un’esperienza simile a quella di Iosa l’ha vissuta Mario Miraglia. Dirigente d’azienda, si avvicinò alla politica nel 68, entrò nel Pdup (Partito di unità proletaria), fu uno dei fondatori del Manifesto, quotidiano comunista, e collaborò con il sindacato. Un uomo apertamente schierato a sinistra, ma non abbastanza per non essere definito «venduto al capitalismo» dai Reparti comunisti d’attacco, una piccola formazione eversiva.
Nel febbraio del 1980, infatti, in due suonarono alla porta di casa sua con la scusa di vendergli Famiglia Cristiana, legarono la moglie e il figlio, appena 18enne, poi portarono Miraglia in camera, lo misero sul letto e gli spararono alle gambe.
A differenza di Iosa la convalescenza fu meno travagliata e si riprese in poche settimane. Ma soprattutto non si sentì mai solo: «Venne a trovarmi una folla di gente, tra cui Carlo Tognoli, allora sindaco di Milano. Se mi sono lasciato alle spalle questo episodio è grazie alla solidarietà diffusa che ricevetti».

Gli sconti di pena per i dissociati? «Un regalo»

Per chi aiuta concretamente l’autorità giudiziaria per l’individuazione dei concorrenti, la pena dell’ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dodici a venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo alla metà per delitti commessi per finalità terroristiche. Sono questi gli sconti di pena previsti per la dissociazione (L. 15/1980), una delle leggi fatte per combattere il terrorismo.
LA POLITICA PREFERISCE IL SILENZIO. Chi difende le vittime considera questi provvedimenti dei regali: «Non hanno fatto fare dei passi avanti alla giustizia e chi ha ucciso o ferito non ha mai pagato dazio fino in fondo», afferma Bolognesi.
Per Sinicato la politica si è ben guardata dal fare una vera lotta al terrorismo: «I processi per le stragi nere non stati fatti perché si temeva un collegamento con il potere di allora. I processi ai brigatisti rossi, invece, sono stati tardivi e una certa area di sinistra non ha mai voluto calcare la mano: in fondo erano i compagni che avevano sbagliato».
TANTE PERSONE DIMENTICATE. Sotto questo ingranaggio ideologico e di potere sono rimaste incastrate tante persone. Come i genitori di A., scomparso nella strage di Bologna. Hanno lasciato la sua cameretta esattamente come era il 2 agosto 1980. Per loro la storia è finita quel giorno perché non hanno mai accettato la morte del figlio. E come Carlo Arnoldi, che a 15 anni ha avuto il coraggio di guardare il volto sfigurato del padre dopo la strage di piazza Fontana e oggi gira per le scuole a raccontare gli Anni di piombo. Le migliaia di altre storie rimangono nascoste, perse in giro per l’Italia.

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