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PAESE NEL CAOS
25 Aprile Apr 2014 0800 25 aprile 2014

Crisi Ucraina, Pravy Sektor: il braccio armato anti-Russia

Chi sono gli ultranazionalisti di Yarosh.

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da Kiev

Al centro Dimitri Yarosh, il leader di Pravy Sektor, scortato da due uomini della sua formazione politica.

Il testo dell’Accordo di Ginevra è molto chiaro, ma non sembra essere condiviso in ogni suo passaggio dai rappresentanti di Ucraina, Russia, Stati Uniti e Unione europea che lo hanno firmato giovedì 17 aprile.
I problemi sono nati da subito e riguardano l’interpretazione di una delle frasi fondamentali. «Tutti i gruppi illegali armati devono deporre le armi», è scritto nel documento che dovrebbe costituire la base per la pacificazione nell’ex Repubblica sovietica. «Tutti» significa infatti «tutti» solo per la Russia, mentre per Ucraina, Usa e Ue fa riferimento solo ai separatisti filorussi.
DISARMATI SOLO I FILORUSSI. Il punto è che i gruppi armati illegali non sono solo quelli che stanno occupando edifici pubblici e palazzi del potere nelle regioni del Sud Est del Paese, ma anche quelli che lo hanno fatto nei mesi scorsi nelle zone occidentali, hanno trascinato Maidan verso l’epilogo sanguinoso di febbraio, hanno costretto Viktor Yanukovich alla fuga, da settimane invocano il pugno di ferro del governo contro gli autonomisti e ora hanno messo in piedi il «battaglione del Donbass» per fronteggiare direttamente i gruppi autonomisti filorussi.
SCONTRI SUL CONFINE A EST. Dimitri Yarosh, il leader di Pravy Sektor (Settore di destra), ha annunciato infatti mercoledì 23 aprile la formazione di un commando di 800 guerriglieri per intervenire nelle zone vicino al confine russo, dove la situazione è incandescente e l’operazione ufficiale di antiterrorismo lanciata dal presidente ad interim Olexandr Turchynov procede a singhiozzo.
In realtà la Rada, il parlamento ucraino, aveva votato un mozione per il disarmo dei paramilitari ultranazionalisti antirussi, che hanno fatto però orecchie da mercante.
DERUSSIFICARE IL PAESE. Se il quartier generale nell’Hotel Dnipro a Kiev è stato sgomberato e Yarosh da un lato ha dichiarato che a Maidan i miliziani non sono più armati, dall’altro gli annunci per la mobilitazione generale e le dichiarazioni belligeranti indicano che Pravy Sektor ha ormai intrapreso una strada che più che correre sul filo della legalità si muove lontano dalla cornice istituzionale.
Yarosh, che è candidato alle elezioni presidenziali del 25 maggio con un programma di derussificazione del Paese dai tratti anti-oligarchici e secondo i sondaggi è accreditato di meno del 2%, è in piena collisione con il ministero dell’Interno, guidato da Arsen Avakov.

Il dietrofront dell'ala paramilitare nazionalista che ora è contro il governo

Uomini di Pravy Sektor: il partito di Yarosh si presenta alle presidenziali del 25 maggio.

Dopo la morte di Sasha il Bianco, coordinatore di Pravy Sektor per le regioni occidentali, avvenuta durante un’operazione delle forze speciali, è guerra aperta tra governo e Settore di destra.
Se Avakov ha parlato di suicidio, Yarosh invece ha fatto riferimento a una vera e propria esecuzione e ha definito il ministero guidato dal fedelissimo di Yulia Timoshenko «un’organizzazione terroristica».
Inizialmente, durante la rivolta contro Yanukovich e soprattutto nella fase finale, l’ala paramilitare nazionalista è stata funzionale a quella che era allora l’opposizione moderata e ora è la maggioranza di governo, ma con il passare delle settimane Pravy Sektor si è rivelato ingestibile per il nuovo establishment, che preferisce far credere che Yarosh sia poco più che una macchietta.
PUTIN ATTENDE PER AGIRE. Stesso atteggiamento tenuto dai partner occidentali, dimostratisi miopi già in precedenza, e in contrasto netto con Mosca, che a sua volta ne esagera il profilo e le reali le potenzialità in un gioco propagandistico in cui Yarosh finisce per essere paradossalmente il miglior alleato di Vladimir Putin, lo zar che non aspetta altro che l’occasione per mettere ancora più in subbuglio l’Ucraina.
È certo comunque che i tentativi di integrazione coordinati a Kiev da Andrei Paruby, ex comandante dei falchi di Maidan ora a capo del Consiglio di sicurezza nazionale (Csn), per tenere in qualche modo sotto controllo il Settore di destra sono finiti nel vuoto.
GRUPPI AUTOFINANZIATI. L’offerta di fondersi nella Guardia nazionale, dove sono state cooptate parte delle organizzazioni di autodifesa nate sulla Piazza dell’indipendenza a Kiev e nei capoluoghi delle regioni dell’Ovest, è stata rifiutata da Pravy Sektor, che ha mantenuto la sua autonomia al di fuori dell’architettura istituzionale per giocare libero da ogni ruolo.
Autofinanziati, ma anche con un forte supporto dalla diaspora ucraina all’estero, come lo stesso Yarosh ha più volte confermato, gli ultranazionalisti sono stati e sono tuttora attori fondamentali sul palcoscenico dell’Ucraina sull’orlo del collasso. Poco importa che i sondaggi per le presidenziali lascino solo le briciole al loro capo, dato che come si è visto su Maidan, bastano poche migliaia di persone, da una parte e dall’altra, per mettere a ferro e fuoco una capitale e cambiare un regime.
GRANDE CAPACITÀ D'AZIONE. La loro forza non è il consenso popolare, ma la capacità d’azione. Dopo la crisi della Crimea e l’escalation nel Donbass, i legami tra il Csn e Pravy Sektor sono in ogni caso intensificati, nella prospettiva della lotta contro il nemico comune, anche se resta l’incognita di come il «battaglione del Donbass» agirà sul territorio.
Gli episodi degli ultimi giorni nelle cittadine del Sud Est, molti dei quali poco chiari, con scontri, morti e feriti sono il segnale che la situazione è fuori controllo e le iniziative di Pravy Sektor difficilmente getteranno acqua sul fuoco.

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