VATICANO
27 Aprile Apr 2014 1803 27 aprile 2014

Canonizzazione Wojtyla-Roncalli, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II santi

Francesco canonizza i due papi. In piazza 500 mila fedeli.

  • ...

San Pietro non aveva mai vissuto una giornata con quattro papi. Due ancora vivi, a celebrare insieme la canonizzazione degli altri due (rileggi il live). E quando Francesco, accompagnato sull’altare da Benedetto XVI, ha pronunciato la formula latina con cui ha proclamato santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II (guarda il video), piazza san Pietro si è sciolta in un lungo e caloroso applauso, liberando le emozioni trattenute fino a quel momento, e la gioia espressa da bandiere, striscioni e cartonati mischiati a comporre un mare di colori.
300 MILA DAVANTI AGLI SCHERMI. Erano 500 mila i pellegrini in piazza (guarda le foto), 800 mila quelli giunti in tutta la Città, 300 mila assiepati davanti ai maxi schermi.
E c’erano anche tanti potenti da ogni parte del mondo (guarda le foto). C’erano il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; c’erano il sindaco di Roma Ignazio Marino e il suo predecessore Gianni Alemanno; poi José Manuel Barroso (presidente della Commissione europea); Herman Van Rompuy (presidente del Consiglio Ue); il premier polacco Donald Tusk; il leader di Solidarnosc Lech Walesa per celebrare ancora una volta l’amico e alleato anti-comunista Karol; re Juan Carlos di Spagna e la regina Sofia; i regnanti del Belgio e persino Robert Mugabe, il discussissimo presidente dello Zimbabwe.
LE RELIQUIE POSATE SULL'ALTARE. All'inizio della messa, il prefetto della Congregazione per le cause dei santi, Angelo Amato, ha letto le tre petizioni che chiedevano la canonizzazione dei due papi, quindi Bergoglio ha pronunciato la formula di canonizzazione. Subito dopo sono stati prima presentati al papa, e poi collocati accanto all'altare, i due reliquiari dei santi: uno contenente un frammento di pelle di Giovanni XXIII e l'altro una ampolla con il sangue di Giovanni Paolo II (guarda le foto).
I reliquiari, molto simili perché quello di Roncalli è stato realizzato a immagine di quello di Wojtyla (lo stesso della beatificazione nel 2011), sono stati portati rispettivamente da don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Giovanni XXIII, e dal Floribeth Mora Diaz, con il marito Edwin. Lei, costaricana, guarita da Wojtyla, è la testimone vivente della santità del papa polacco, la donna che ha permesso la sua canonizzazione dopo che la guarigione dal Parkinsson della suora francese Marie Simone Pierre (presente alla preghiera dei fedeli) ne aveva determinato beatificazione.
PREGHIERE IN VARIE LINGUE. La cerimonia è proseguita con la messa vera e propria, comprese letture bibliche e preghiere nelle varie lingue del mondo, tra cui il cinese; la consacrazione e la comunione, l'abbraccio di pace. Nella omelia papa Francesco ha insistito sui due nuovi santi come papi del Concilio, capaci di soffrire con l'uomo contemporaneo, di guardare le piaghe di Gesù Cristo (guarda il video), di affrontare le tragedie del Novecento con coraggio e serenità, di credere in un Dio di misericordia e testimoniarlo con la vita.
Il pontefice, che ha definito Roncalli il «papa della docilità allo Spirito», «guida-guidata», e Wojtyla il «papa della famiglia», ha affidato alla intercessione dei due nuovi santi i prossimi sinodi sulla famiglia, che ha messo in calendario per 2014 e 2015. E ha chiesto che ne venga un approccio di «misericordia»: che i sinodi «non si scandalizzino, perdonino, amino». Altra forte indicazione per la sua Chiesa da questa canonizzazione: la Chiesa del Concilio è anche la Chiesa degli Atti degli apostoli che descrivono una comunità di «amore, misericordia, semplicità e fraternità», «l'essenziale del Vangelo».

Cori, bandiere e colori da tutto il mondo

Una veduta complessiva di un folto gruppo di fedeli polacchi in piazza San Pietro.

Davanti all’altare, sulla piazza, mezzo milione di persone a intonare cori, sventolare bandiere, e commuoversi all’arrivo in piazza di Joseph Ratzinger, il papa emerito che facendo uno storico passo indietro ha spianato la strada alle riforme di Francesco.
Alle 4 di mattina, a porta Sant’Anna, c’era già una fila di centinai di pellegrini in attesa di entrare all'interno del colonnato. Tanti i polacchi, anche con i vestiti tradizionali. La corsa al posto più vicino è iniziata alle 5.30, quando si sono aperti i varchi, con una piazza già piena alle 7.
CECCHINI SUI TETTI. Imponente la macchina dei soccorsi e della sicurezza. Circa 100 persone trasportate in ospedale, alcune in codice rosso, ma senza nessun caso grave, 1,5 milioni di bottigliette d’acqua distribuite, e una squadra di cecchini sopra i tetti attorno alla piazza (guarda le foto).
I cori «Benedetto, Benedetto» all’ingresso di Ratzinger, poi il boato all’arrivo di Francesco, che per prima cosa ha abbracciato proprio il suo predecessore. Quindi l’esplosione di gioia e commozione nel momento della proclamazione dei due santi.
Tantissime le bandiere, soprattutto quelle bianche e rosse della Polonia. Le immagini di Wojtyla e Roncalli a riempire la piazza. Gli uomini, le donne e i bambini, quelli della carezza del papa buono. Ce n’è uno, il più piccolo, che ha tre mesi, viene da Monaco di Baviera, e si chiama Giovanni Paolo.
DAL MESSICO PER RONCALLI. Poi c'erano gli altri fedeli. Don Alberto Orozco, 30 anni, è arrivato da Città del Messico per papa Roncalli: «Prego lui tutti i giorni. Gli chiedo tante cose, innanzitutto quello di essere un buon prete».
Tiziana invece è italiana, ma da anni vive in Australia dove con il marito e i sette figli si è messa al servizio della Chiesa in una delle missioni di evangelizzazione promosse dal Cammino neocatecumenale. Ha viaggiato 22 ore per tornare in patria e onorare la memoria di Wojtyla.
Qualche tempo fa ha scoperto di avere il lupus, una malattia difficile da curare e incompatibile con la vita a Perth, a Ovest dell'Australia dove la terra è arida perché il sole batte incessantemente per molti mesi l'anno. «Visite mediche, cure pesanti a base di cortisone ma i medici mi dicevano di tornare in Europa. La malattia sembrava incurabile».
GUARITA DA WOJTYLA. Poi ha chiesto la guarigione a Wojtyla, venendo a contato con una sua reliquia durante le feste di Natale 2013. «Da quel momento in poi non ho avuto più disturbo. Ho fatto tutte le analisi, me le hanno fatte ripetere più volte. È come se la malattia non ci fosse mai stata».
I medici «ancora si stanno chiedendo che cosa è successo. Ma io lo so: a guarirmi è stato Wojtyla. Venerdì santo mio marito si è presentato a sorpresa con un biglietto aereo per Roma. Non voleva che mancassi a questo evento, dovevo essere qui per ringraziare Wojtyla».

Alla cerimonia anche 24 capi di Stato

La stretta di mano tra Joseph Ratzinger e Giorgio Napolitano.

In mezzo a tanta gente comune anche politici italiani e di tutto il mondo. Uno di loro, Ignazio Marino, sindaco di Roma, è addirittura salito sulla papamobile, invitato da Francesco, che l’ha ringraziato per l’organizzazione della città durante il suo giro tra i fedeli.
In tutto erano presenti 24 capi di Stato, compresi sovrani e reali, 10 capi di governo, 40 tra ministri e viceministri, otto vicecapi di Stato e 20 capo delegazioni.
Tra le prime personalità ad arrivare, il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, con la moglie. Al loro arrivo sul sagrato, i rappresentanti ufficiali sono salutati dal prefetto della Casa pontificia, monsignor Georg Gaenswein.
NAPOLITANO E RENZI. Alla cerimonia in Vaticano, per l'Italia, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, arrivato in piazza San Pietro insieme alla moglie Clio (tra le più eleganti con bombetta nera sul capo al posto del velo gonna svasata Chanel, mocassino basso e nel taschino della giacca fazzoletto con guanti in pizzo). Il capo dello Stato ha salutato con calore il papa emerito, Joseph Ratzinger al quale lo lega profonda amicizia, fermandosi a parlare con lui tra l'applauso dei fedeli.
Il premier Matteo Renzi era accompagnato dalla moglie Agnese a capo scoperto vestito nero, tacchi alti e una gonna poco sopra il ginocchio. Della delegazione italiana anche i presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini. A rappresentare l'esecutivo anche alcuni ministri tra cui la titolare delle Riforme, Maria Elena Boschi, e il viceministro delle politiche Agricole, Andrea Olivero. Il sindaco di Roma Ignazio Marino con fascia tricolore è arrivato a San Pietro in sella alla sua bicicletta.
IL NEOPREMIER FRANCESE VALLS A SAN PIETRO. Tra le delegazioni, il neopremier francese Manuel Valls, con un severo impermeabile nero e cravatta scura, quello dell'Ucraina Arseniy Yatsenyuk, i reali di Spagna Juan Carlos e Sofia, Marie Thèrese di Lussemburgo e gli ex regnanti del Belgio Alberto II e Paola, (le uniche a poter usufruire del privilegio dell'indossare abito e velo bianco durante le udienze o cerimonie con il papa in quanto regine cattoliche al contrario di tutte le altre donne che secondo il regole del cerimoniale devono indossare abito e velo nero). Presenti anche il re del Belgio Filippo, figlio di Alberto II, il presidente dell'Argentina Cristina Kirchner, il premier irlandese Enda Kenny, il presidente libanese Michel Sleiman, quello polacco Bronislaw Komorowksi, il presidente e il premier dell'Ungheria, Janos Ader e Viktor Orban, il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barros.
PRESENTE ANCHE MUGABE. Tra le 93 delegazioni ufficiale provenienti da tutto il mondo, anche il presidente dello Zimbabwe, il controverso Robert Mugabe. Aveva già partecipato, insieme a sua moglie, alla cerimonia di inizio pontificato di Papa Bergoglio. È arrivato a Roma il 26 aprile, nonostante le sanzioni imposte dall'Ue che gli impediscono di viaggiare e transitare in Europa. Ma il vecchio padre-padrone dello Zimbabwe, 89 anni, accusato dalla comunità internazionale di essere un sanguinario dittatore senza scrupoli, si ritiene molto cattolico.
Tra le più numerose la delegazione della Polonia, col presidente Bronislaw Komorowski con la moglie Ana , l'ex presidente Aleksander Kwasniewski, il premier Polonia Donald Tusk con la moglie Malgorzata, l'ex presidente Lech Walesa.
A San Pietro anche il presidente dell'Honduras Juan Orlando Hernandez Alvarado; Il presidente del Camerun Paul Biya con la splendida moglie Chantal.
Al termine della cerimonia qualcuno si è scattato un selfie con papa Francesco. Tra questi la moglie del ministro dei Trasporti dell'India Oscar Fernadef: il pontefice, con pazienza, ha atteso anche quando la macchina si è inceppata fino al momento dello scatto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso