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FENOMENO
21 Agosto Ago 2016 1150 21 agosto 2016

I maggiordomi 2.0, torna di moda l'arte del bon ton

Hanno partita Iva e smartphone. Ma studiano il galateo. Come nell'Ottocento. Stipendio? Fino a 15 mila euro al mese. E spuntano anche i corsi dedicati.

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L’errore più grave? Portare in tavola un piatto con la porzione già servita.
Nel servizio “all’inglese” il cameriere apparecchia i piatti caldi e poi serve le pietanze dal lato sinistro del cliente.
Nel servizio “all’italiana”, i piatti con le pietanze vengono preparati in cucina. E il cameriere li serve dal lato destro del cliente.
Nel servizio “alla francese” il cliente si serve da solo.
FENOMENO IN CRESCITA. Da sapere che al self service si fa ricorso in occasione dei banchetti. Per consentire l’esposizione decorativa delle pietanze. E che un ospite cinese non si accoglie di certo con i modi riservati a un ospite che viene dalla Russia, dall’America o da altrove.
Maggiordomo, recitava Totò, «si nasce. E non si diventa».
Ai primi del ‘900 se ne contavano 30 mila, negli Anni 70 si erano ridotti a un’ottantina. Oggi, sono di nuovo centinaia, sparsi per il mondo, indaffarati e contenti. E il numero cresce.
UN MONDO ELEGANTE E UN PO' SNOB. Nando Tavella, il più famoso tra gli italiani, racconta che negli Anni 50 a Milano «la signora Invernizzi per i suoi ricevimenti mandava a prendere la frutta In Africa. Con il jet privato».
Sciapira, Crespi, Castelbianco: quello era un mondo di balocchi, profumi e nobildonne, elegante e un po’ snob.
Se il colletto di una camicia aveva una piega, in casa scoppiava il finimondo. Tavella ricorda: «Sul comodino, Maria Callas pretendeva gelsomini e camelie. Ci teneva tutti in piedi fino alle quattro del mattino perché, quando rientrava, gradiva una tisana. E se le regalavano una scatola di cioccolatini, chiedeva che fossi io ad assaggiarne il primo».
EFFETTO DOWNTOWN ABBEY. Sarà forse l’effetto Downton Abbey, la saga tivù che per il quinto anno sta andando in onda su La5 e ripropone la vita quotidiana della servitù in una aristocratica famiglia nelle campagne dello Yorkshire agli inizi del ‘900.
Sarà che i nobili vanno scomparendo ma i nuovi ricchi no e bruciano per acquisire un po’ di bon ton e belle maniere.
Sarà che la crisi aguzza l’ingegno e chi perde il lavoro è incuriosito dal boom dell’austera professione. Sarà per chissà che cosa, ma Paola Diana, amministratore di “Nanny e Butler”, un’agenzia internazionale specializzata, assicura che «sul mercato italiano la richiesta di maggiordomi (anzi, di “manager della casa”) è aumentata del 20% negli ultimi anni»: «Sul mercato svizzero l’incremento è pari al 60% e si tratta perlopiù di italiani che si sono trasferiti».

Charles Carson, il maggiordomo di Downtown Abbey.

Professionisti e diplomati si buttano nell'arte del bon ton

Silenzioso, riservato, affidabile, discreto.
A lui si chiede dignità, contegno, riservatezza.
Confidente e angelo custode, leale tuttofare e - se serve - delegato a custodire in esclusiva perfino le chiavi della sacra magione: la figura classica del maggiordomo troneggia da sempre in letteratura (specie nei romanzi gialli con delitto, in cui è spesso - chissà perché - il sospettato numero uno), al cinema, nelle storie che raccontano “il bel tempo che fu”.
2 MILA EURO DA JUNIOR. Già, ma oggi? Nell’era del tablet, della tivù trash e del gossip più sfrenato, che cosa spinge professionisti e giovani diplomati a buttarsi a capofitto nell’arte del bon ton, del galateo, delle buone maniere?
Perché si punta a un mestiere così affascinante ma faticosissimo, che consente lauti guadagni (2 mila euro per chi inizia da junior fino ai 10-15 mila euro al mese per un capo-maggiordomo) ma non concede che scampoli di ferie a fronte di un impegno H24 per soddisfare le esigenze (anche le più strampalate) del facoltoso committente?
DALL'ARGENTERIA AGLI YACHT. Maurizio Tagliavia, 58 anni, ex ingegnere diventato maggiordomo da due anni dopo che la sua azienda inglese ha chiuso i battenti, sa che ogni giorno deve «ingoiare i discorsi confidenziali che ascolta e tenerseli per sé a qualsiasi costo»: «Papà era un executive chef e d’estate mi portava con sé in giro per il mondo», racconta a Lettera43.it, «perciò so cucinare, cucire, rammendare, stirare, lavare. Ma parlo anche molte lingue, so interpretare le esigenze dei miei ospiti e gestire al meglio eventi di livello internazionale».
Ivor Spencer, Gran Ciambellano di corte e custode («Incorruttibile!», giura) di mille aristocratici segreti, avverte che il maggiordomo da terzo millennio «non è più colui che lucida l’argenteria ma spesso il responsabile di tre o quattro dimore sparse per il mondo, cui si chiede di gestire il personale, compresi gli equipaggi di jet, yacht ed elicotteri».
300 ASPIRANTI ALL'ANNO. «È lui», continua Spencer, «che tiene i contatti più delicati, ma che sa anche accendere il sigaro al datore di lavoro e versargli lo champagne nel modo più giusto».
In Italia, spiega a Lettera43.it Elisa dal Bosco, 40 anni, presidente dell’Associazione maggiordomi che ha sede a Milano e organizza corsi di formazione, «a far uso dei manager di casa sono soprattutto Lombardia, Piemonte e Veneto. Più che le famiglie, a richiedere il servizio sono i single danarosi: industriali, magnati del petrolio, emiri, sceicchi. Ogni anno alle nostre lezioni, molte delle quali sono gratuite e organizzate in convenzione con l’ente Regione, partecipano circa 300 aspiranti: professionisti rimasti senza lavoro che si rimettono in gioco. Ma anche giovani, disoccupati e curiosi di mestieri nuovi».
Dal Bosco continua: «Ce li richiedono molto dalla Svizzera, dai Paesi arabi, dal Brasile, dalle Americhe: il buon gusto italiano, la cura del bello, l’eleganza innata sono doti assai apprezzate all’estero. Si sa che nessuno come un italiano sa gestire con eleganza l’ora del the».

Le regioni italiane in cui c'è più richiesta sono Lombardia, Piemonte e Veneto.

Moderni freelance in attesa di committenti

Manager della casa, che «dalla nonna hanno imparato come si fa una buona torta di mele». Ma anche moderni freelance, cioè liberi professionisti che operano - partita Iva, smartphone e passaporto in tasca - in attesa di committenti.
Racconta Annalisa Falcone, maggiordomo da quasi 10 anni: «Ho una laurea in Lettere, ho guardato a questa professione solo dopo che sono rimasta vedova. Sono specializzata in manutenzione dell’argento e dei gioielli. Ho partita Iva: hotel, aziende e privati mi chiamano in occasione di eventi perché sanno che so prendermi cura degli oggetti di valore».
IL 70% TROVA LAVORO IN SEI MESI. C’è chi ne noleggia uno per pochi giorni, chi se lo porta in crociera sullo yacht, chi lo regala per poche ore in occasione della festa della mamma o dei bambini o la sera di san Valentino gli affida la gestione di una cenetta romantica.
Spiega dal Bosco: «La carriera è lunga: da junior a assistente, da assistente a assistente del capo maggiordomo, da maggiordomo a capo maggiordomo. Sette su dieci, dopo i corsi, trovano lavoro entro sei mesi. In Italia e all’estero, dove vengono pagati molto di più. Ma riuscirci è dura».
A PECHINO 1.000 ASSUNTI NEL 2015. Chi ce la fa, non se ne pente. Vincent Vermeluen, maestro di cerimonie fiammingo, assicura: «Il maggiordomo? È un mestiere che tira come se fosse l’epoca vittoriana. Cinesi, russi, brasiliani e arabi preferiscono gli europei. Solo nel 2015 sono stati assunti a Pechino circa mille di nostri diplomati».
Come e quanto è cambiata la professione? «Il salmone», risponde Vermeulen, «si taglia come un tempo. Ma il rito di stirare il giornale perché il signore non si sporchi le dita d’inchiostro è desueto: oggi è necessario saper manovrare con l’iPad».
NON SOLO CATERING. Tecnologie, informatica, partite Iva. E catering, che un po’ rappresenta il funerale delle belle maniere.
La voglia di eleganza, però, rimane. E, anzi, cresce.
Puntualizza Nando Tavella: «In Italia, di ricevimenti che non fanno rimpiangere il passato ce ne sono ancora: a Roma, quelli a casa dei principi Odescalchi, o dai Colonna, dai Torlonia, dai Ruspoli. Bowl d’argento, petali di rose, tovaglie preziose, bicchieri del ‘700: lì sì che ci si sente ancora orgogliosi di essere un vero maggiordomo».

Twitter @enzociaccio

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