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Venezia
Cronaca
3 Luglio Lug 2017 1032 03 luglio 2017

I «profughi turistici» di Venezia dimenticati da tutti

Caro-affitti, degrado, prezzi alle stelle. Pare che i diritti di chi vive nella Serenissima valgano meno di quelli di chi la visita e la invade ogni giorno. Diventandone di fatto padrone. E pure all'Unesco va bene così.

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Venetian Lives Matter, le vite dei veneziani contano. Potrebbero adottare lo slogan degli afroamericani perseguitati dalla polizia i cittadini della Serenissima che ieri hanno sfilato nelle calli e sui ponti rivendicando i loro diritti conculcati dal turismo di massa. Diritto a una casa a prezzi ragionevoli, a una città non ridotta a un bivacco ingombro di spazzatura, a negozi normali in cui comprare pane e latte perché i bambini non mangiano souvenir, e meno male, visto che costano un occhio.

L'INVASIONE QUOTIDIANA. Mentre il resto d’Italia è terrorizzato dallo sbarco di moltitudini di morti di fame sospettati di volersi impadronire di alloggi, posti di lavoro e risorse, Venezia fa i conti da anni e anni con sbarchi ininterrotti di orde di gente provvista di soldi che se ne va dopo qualche giorno e, in teoria, i posti di lavoro dovrebbe crearli: i turisti. Ma proprio perché hanno i soldi e vengono a Venezia per spenderli, a poco a poco sono diventati i veri padroni della città, una vera e propria «casta» nomade e fluida i cui bisogni e desideri – cibo, intrattenimento, shopping, capricci – diventano legge. Anche per l’Unesco, per la quale i problemi quotidiani di chi a Venezia ci abita sono meno importanti del diritto dell’umanità di andarsi a divertire fra calli e campielli, tanto che ha concesso due anni di proroga alle istituzioni italiane che dovrebbero metterci mano.

LA SOLUZIONE DELO. Fosse per loro, probabilmente, adotterebbero la «soluzione Delo» brevettata ventiquattro secoli fa dagli ateniesi. Per placare l’ira di Apollo che li tormentava con una tremenda pestilenza, decisero che l’isola di Delo, sacra al dio e meta di visite da tutto il Mediterraneo, andava «purificata». E siccome neonati e cadaveri erano considerati impuri, gli Ateniesi deportarono in un’isola vicina prima tutte le salme dissepolte dai cimiteri, poi gli anziani e le donne incinte, poi intere famiglie. Da allora i delii furono senza patria e a Delo fu proibito nascere e morire: divenne una scintillante vetrina tutta templi, monumenti e botteghe, una Disneyland pagana accessibile solo a uomini d’affari, pellegrini e turisti. Ai tempi di Cesare era già in rovina, e oggi è una distesa di ruderi, ovviamente patrimonio dell’Unesco (Ironia della sorte, un leone votivo di marmo fu portato via proprio dai veneziani quando dominavano l’Egeo: che abbia portato sfortuna?).

L'AUTOESILIO IN TERRAFERMA. Già molti residenti in laguna, assediati dal caro-affitti, dalla confusione e dall’assenza di servizi necessari per una vita normale, hanno alzato bandiera bianca e si sono autoesiliati sulla terraferma. Per loro andrebbe creata una specifica categoria di rifugiati, i «profughi turistici»: quelli che devono scappare non perché la loro casa è stata distrutta da una bomba, ma perché è stata trasformata in un bed-and-breakfast caro ammazzato.

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