Aborto Germania
Cronaca
13 Gennaio Gen 2018 1200 13 gennaio 2018

Aborto, la battaglia contro la censura che vige in Germania

Una legge tedesca vieta ai medici di pubblicizzare l’interruzione di gravidanza. E prevede multe di migliaia di euro. Ma la dottoressa Hänel si è rifiutata di pagare. Dando il via alla campagna per abrogare la norma.

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Il tema dell’aborto è regolato dal codice penale tedesco; nella fattispecie, l’articolo 218a stabilisce che l’interruzione di gravidanza è legale se la donna si trova in pericolo di vita o è rimasta incinta in seguito a stupro. Al di fuori di questi due casi, una donna può comunque abortire, ma rivolgendosi a un consultorio autorizzato, che deve analizzare la questione e concedere tre giorni di Bedenkzeit (periodo di riflessione) per la decisione definitiva. Dopodiché il medico interpellato può rilasciare una dichiarazione scritta di avvenuta consultazione e indirizzare la paziente a un secondo medico, ospedale o clinica disposti a compiere l’intervento.

"INTERESSE ECONOMICO" NEL MIRINO. Fin qui tutto bene. Più controverso l’articolo 219a: questo proibisce ai medici di pubblicare materiale sulla possibilità di sottoporsi ad aborto presso il loro esercizio. La pena per i trasgressori è fino a due anni di prigione o una multa per chi apertamente, in una riunione o mediante la pubblicazione di materiale, per il proprio interesse economico o in maniera "gravemente scandalosa" offre, annuncia, esalta o fornisce spiegazioni sul proprio servizio di interruzione di gravidanza o su mezzi, oggetti o pratiche volti all’interruzione della gravidanza (codice penale, articolo 219a).

BAVAGLIO AI LIBERI PROFESSIONISTI. I consultori autorizzati, no-profit, possono indicare i medici specializzati, ma un libero professionista non può diffondere informazioni di sua iniziativa: ciò significherebbe “fare pubblicità” all’aborto. In altre parole, le donne non possono venire a conoscenza di cliniche specializzate nell’intervento a meno di non passare per i consultori.

La situazione però potrebbe cambiare. Una dottoressa ha pubblicato materiale sul suo sito, ricevendo una multa salata. Ma invece di pagarla ha lanciato una campagna per portare il dibattito in parlamento e abrogare definitivamente l’articolo 219a. Kristina Hänel, 61 anni, è medico di base a Gießen, Assia; il suo studio offre alle donne che ne facciano richiesta la possibilità di abortire. Dal suo sito web si può accedere a una brochure con tutte le informazioni sul tema, dalla spiegazione del trattamento ai possibili effetti collaterali.

SANZIONE PER 6 MILA EURO. Alla fine del documento si invitano le pazienti a portare con sé, tra le altre cose, “Kostenübernahmebescheinigung” (in Germania è la conferma che l’assicurazione sanitaria si farà carico delle spese) o “contanti”. Gruppi anti-abortisti (in particolare l’iniziativa “Nie Wieder”, "mai più") premevano da tempo su Hänel, finché il 24 novembre 2017 il tribunale di Gießen ha deciso di multarla per 6 mila euro. La dottoressa avrebbe diffuso informazioni sull’interruzione di gravidanza con l’intenzione di attirare donne nella propria clinica, quindi per il proprio interesse economico - come vietato dal paragrafo 219a.

LANCIATA UNA PETIZIONE ONLINE. «Non lo faccio per attirare le donne, vengono comunque. Non ne ho bisogno», ha dichiarato Hänel in tribunale. Non solo si è rifiutata di pagare la multa, ma ha lanciato una petizione per abrogare il paragrafo. Nel testo, disponibile su Change.org, si legge: «Sul mio sito informo gli interessati dei presupposti legali, i metodi e rischi dell’interruzione di gravidanza, oltre a offrire la possibilità di un colloquio personale. Gli anti-abortisti interpretano queste comunicazioni neutrali come pubblicità».

Kristina Hänel.

L’articolo 219a viene descritto come «datato e superfluo» perché rende le donne dipendenti dalla decisione dei consultori. «Anche e soprattutto sul tema dell’interruzione di gravidanza, le donne devono poter scegliere liberamente il medico e informarsi in maniera obiettiva e corretta. Il diritto all’informazione è un diritto umano, e l’articolo 219a lo danneggia», conclude Hänel.

SUBITO RACCOLTE 150 MILA FIRME. La petizione ha ricevuto in poche settimane un supporto enorme; firmata da oltre 150 mila persone, a metà dicembre 2017 è stata trasmessa al parlamento. Qui il dibattito sull’articolo 219a vede il partito socialdemocratico, l’Fdp, i Verdi e la Linke a favore dell’abrogazione, con alcuni Länder pronti a modificare la legge. Lo stesso ministro della giustizia, Heiko Maas, ha chiamato il 219a «un relitto dell’epoca nazista», quando lo Stato reclamava il controllo sui corpi dei cittadini.

PARTITO DELLA MERKEL CONTRARIO. Contrari i partiti cristiano-democratici, Cdu e Csu, che al massimo accetterebbero «una distinzione più chiara tra informazione e pubblicità», come dichiara la portavoce della Cdu Elisabeth Winkelmeier-Becker. Il timore degli avversari di Hänel è che, parlandone come di una qualsiasi pratica medica, l’aborto venga “normalizzato” e persino commercializzato.

La maggiore o minore difficoltà che le donne incontrano nel sottoporsi a un’interruzione di gravidanza non ha, per la strada che infine scelgono, alcun peso

La dottoressa Kristina Hänel

La dottoressa ribatte con forza a questa accusa: «Certo che non sono per l’aborto», ribadisce, «ma a volte è l’unica soluzione in una situazione di conflitto». Quanti ritengono che rimuovere l’articolo 219a porterebbe a un’accettazione sociale dell’aborto «non hanno davvero a che fare con la realtà», argomenta Hänel in un’intervista al quotidiano tedesco Zeit Online.

NESSUNA DECISIONE "ALLA LEGGERA". In 30 anni di esperienza, spiega, nessuna delle donne che ha incontrato ha preso la decisione alla leggera. Le loro esperienze erano profondamente personali. «La maggiore o minore difficoltà che incontrano nel sottoporsi a un’interruzione di gravidanza non ha, per la strada che infine scelgono, alcun peso».

Nel 2006, a Bayreuth, un’altra ginecologa fu denunciata per aver offerto sul suo sito l'aborto. La multa sarebbe stata di 8 mila euro, ma in quel caso il contenuto fu ritirato

Non è facile incontrare altri medici che, come Kristina Hänel, si espongano in prima persona con la speranza che le donne possano informarsi in modo autonomo e anonimo. Nel 2006, a Bayreuth, un’altra ginecologa fu denunciata per aver offerto sul suo sito l’interruzione di gravidanza. La multa sarebbe stata di 8 mila euro, ma in quel caso il contenuto fu prontamente ritirato. Secondo Hänel, gli attivisti contro l’aborto sfruttano l’articolo 219a per molestare i liberi professionisti, ma gli stessi medici dei consultori sarebbero soggetti a intimidazione. Il pericolo è che rifiutino di rilasciare il certificato legale richiesto per abortire prescindendo dalle condizioni della donna.

L'ODISSEA NEL NOSTRO PAESE. Non è difficile tracciare un parallelo con la situazione italiana. Anche nel nostro Paese l’aborto è permesso in casi speciali, ma l’alta percentuale di obiettori di coscienza rende arduo trovare medici disposti a praticarlo, soprattutto in certe regioni. Come dichiarato da Mario Puiatti, presidente dell’Associazione italiana per l'educazione demografica, «se vuoi abortire in Sicilia, il modo migliore è salire su un aereo».

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