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Deragliamento Trenord
PIOLTELLOBINARIO
Cronaca
25 Gennaio Gen 2018 1227 25 gennaio 2018

Treno deragliato, come funzionano i controlli sulla rete

L'incidente di Pioltello è il quinto in sei mesi su territorio nazionale. Lo denuncia il sindacato Orsa che punta il dito contro l'efficacia del sistema di sorveglianza delle infrastrutture.

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Il deragliamento di Pioltello, costato la vita a tre persone (leggi anche: chi sono le vittime) e causato probabilmente da un «cedimento strutturale» di un tratto di 20 centimetri di rotaia, riaccende i riflettori sulla sicurezza del trasporto ferroviario. Solo il 23 luglio 2017, infatti, sempre nella stessa zona, si era verificato un incidente analogo fortunatamente senza vittime (leggi anche: i precedenti disastri ferroviari).

CINQUE DERAGLIAMENTI IN SEI MESI. «La linea Cremona-Milano è stata segnalata come una delle peggiori in Lombardia», ha sottolineato la Legambiente regionale (leggi anche: ritardi e polemiche). «Conta oltre 10 mila pendolari giornalieri, su treni lenti e sovraffollati dall'età media di 17 anni». Non solo. Come denuncia il sindacato Orsa, con quello di giovedì 25 gennaio negli ultimi sei mesi sono saliti a cinque gli incidenti per deragliamento sul territorio nazionale. E «non può essere solo un caso», spiega a Lettera43.it il segretario generale Andrea Pelle. Oltre allo svio dell'estate scorsa sempre a Pioltello, il 9 novembre è toccato a un Frecciargento a Firenze Castello, il 6 dicembre a un convoglio sulla linea Cosenza-Paola, e solo il 9 gennaio a un merci sulla linea Pescara-Foggia. A volte, fortunatamente, lo svio non causa né vittime né feriti altre volte interessa un treno merci, e quindi «non fa notizia». Ma il problema evidentemente resta.

MANUTENZIONE E SORVEGLIANZA LATITANO. Trenord (società che gestisce il trasporto passeggeri in Lombardia, ndr), fa notare Pelle, spende qualcosa come «100 milioni di euro all'anno per noleggiare treni spesso vecchi». A questo però va aggiunto il capitolo manutenzione della rete infrastrutturale che, invece, è di competenza di Rfi. E, ancora prima, quello della sorveglianza che significa prevenzione. «Il controllo segue protocolli standardizzati», continua Pelle, «e da una decina d'anni si effettua con treni diagnostici. Il punto è se questo tipo di sorveglianza sia efficace. Davanti a cinque incidenti in sei mesi, la risposta è no». Dalle prime ricostruzioni, pare che il tratto in cui è deragliato il treno dei pendolari fosse in manutenzione. «Ma un cedimento del genere non accade dal giorno alla notte», fa notare il sindacalista, «se la dinamica sarà confermata è necessario capire perché nessuno se ne sia accorto per tempo».

Ormai «la situazione è cronica», aggiunge a L43 l'avvocato milanese Umberto Fantigrossi, attento da sempre ai diritti dei pendolari. Un esercito di 735 mila persone, considerando solo i passeggeri di Trenord (dati Pendolaria, 2017). «Storicamente», fa notare il legale, «i fondi e gli investimenti sono diretti all'Alta velocità e al trasporto su strada, mentre alle linee regionali sono destinate risorse limitate». Recentemente, ammette, «c'è stata una inversione di tendenza, ma ancora non se ne vedono gli effetti». Mentre l'invecchiamento delle infrastrutture e dei convogli è sotto gli occhi di tutti.

UN SISTEMA TROPPO COMPLESSO. Altro punto debole, osserva Fantigrossi, è la «complessità del sistema dovuta dalla molteplicità degli attori». In altre parole, si è di fronte a uno «spezzatino regionale», che moltiplica le responsabilità e rallenta la catena decisionale. Considerando poi che le tariffe «non sono remunerative, soprattutto per il trasporto locale», il mercato è asfittico, e di fatto «non esiste». «Serve una semplificazione», conclude il legale. «E servono maggiori investimenti, mentre si è perso tempo nella confusione istituzionale».

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