treno deragliato
Deragliamento Trenord
Pendolari Treno Trenord

Vivere (e morire) sul treno, carnaio dei soliti poveri cristi

Carrozze allucinanti, tra noia e puzza di stanchezza, di levatacce, di incazzature. Ai carri bestiame di Trenord sono abituati 750 mila pendolari. Che non fanno notizia. Fino a quando un vagone deraglia.

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Per capire che le condizioni dei poveri restano sempre le stesse, globalizzazione o non globalizzazione, basta guardare i vagoni dei treni pendolari, oggi in Lombardia chiamati “Trenord”. Sempre le stesse carrozze allucinanti, con sopra tutta la polvere del mondo dei poveri e dentro la puzza di stanchezza, di levatacce, di noia mattutina.

TRA GAZZETTA, SONNO E TELEFONINI. Negli Anni 60 i pendolari leggevano La Gazzetta dello Sport oppure il fumetto Diabolik, il cui formato era stato pensato appositamente per le loro tasche e per il tempo di un tragitto dalla campagna in città. Adesso leggono La Gazzetta e dalla tasca tirano fuori il telefonino per ricominciare i soliti discorsi vuoti e disperati di sempre, spezzati dal sonno triste della notte.

LE FACCE SONO QUELLE DI SEMPRE. Treni che fanno schifo, che deragliano come quello del 25 gennaio 2018, che fanno carneficina di poveri oggi vestiti un po' meglio, ma neanche tanto, scolarizzati un po' meglio, ma neanche tanto, tutti col telefonino e il giacchino a vento, che riscaldamento globale o no la mattina presto si ghiaccia comunque, e le facce sono quelle di sempre, oggi meticce, dai tratti arabi o balcanici che si mescolano agli ultimi indigeni, ma sempre con addosso la polvere dei poveri, la stessa dei vagoni schifosi, la polvere che sa di noia e di sopruso.

Ritardi, treni annullati, guasti: i 750 mila pendolari solo in Lombardia che viaggiano sui carri bestiame di Trenord ci sono abituati. Al Sud è anche peggio, ma al Sud fino a 30 anni fa, anche meno, già viaggiare dentro la Sicilia o avventurarsi tra regioni limitrofe del Mezzogiorno era una Anabasi che durava una giornata.

STANCHEZZA DELL'ALBA E VITE GRIGIE. Treni strapieni, carnai dove si divide la stanchezza dell'alba e di una vita grigia come il cielo che sta lassù, fuori dal finestrino, irraggiungibile, e mentre lo si guarda si condivide un po' la tolleranza, un po' l'insofferenza. Quelli che tirano fuori dal cartoccio una banana o un paninazzo, o anche un quartino già al mattino presto, che vuoi che sia.

GIOVANI CON L'ARIA INCAZZATA. Le ragazzine truccate pesanti, con le unghie laccate, i giovani rasati che hanno l'aria incazzata e neanche più se rendono conto, ce l'hanno da quando sono nati perché la vita non è giusta mai e se un Dio distratto ti fa nascere in un pozzo dell'umanità, e ti fa prendere ogni mattina un treno che è un cesso per andare a cercare una fortuna che non esiste, come fai a non essere incazzato?

Quanta vita che si sposta sui treni, ma le storie dei poveri non fanno storia, se non, giusto un giorno, quando deragliano. Allora li cercano, li intervistano, se sono stesi su una barella anche meglio, la liturgia idiota del «cosa hai provato?», «cosa ti senti?». Ma il pendolare è mite, paziente come il bue del presepe: «Mi sono spaventato, non pensavo di uscirne vivo», risponde, ancora sotto choc.

IN TIVÙ LA SOFFERENZA DELLE PERSONE. E non sa trovare le parole perché non ci è abituato, non è “mediatico” dunque lo lasciano lì, che i suoi 15 secondi di gloria ce li ha avuti. Dice un religioso al telegiornale: investire sulle persone, sulla sofferenza delle persone, ma sono discorsi da prete, cose che un prete deve pur dire, mentre la sostanza dice che i poveri restano sempre gli stessi e i treni dove migrano per lavorare, sempre se un lavoro lo azzeccano, sono sempre gli stessi.

PATINA DI SPORCO CHE SA DI RAZZISMO. Le carrozze Trenord fanno schifo, le vedi entrando in città dalla lunga cintura che lenta passa Rogoredo, Lambrate, entra pian piano in Stazione Centrale. Li vedi quei treni di merda per umanità di serie B, addormentati su binari morti. E il sole livido delle mattine del gennaio milanese non riesce ad accenderli, non buca la patina di sporco che sa vagamente di razzismo.

Il Lombardia viaggiano quotidianamente sui treni 750 mila pendolari.

I poveri restano poveri dappertutto, mica solo nella Lombardia europea. Poi arriva Matteo Salvini della Lega e figurarsi se si fa scappare l'occasione - «il disastro è colpa dei tagli di Roma» -, ma quando comanderà lui vedrai che belle carrozze, nuove, scintillanti, solo per i pendolari lombardi che, fortunatamente, a qualcosa e a qualcuno servono.

I POVERI MORTI SONO UN «INCONVENIENTE». A Pioltello ha ceduto una rotaia? Ha sbarellato una carrozza? Dicono i superstiti che si è sentito un gran tremare, che è durato due o tre interminabili minuti, poi il treno è andato per conto suo, alla deriva, è stramazzato contro un palo. Tre morti, tre donne, per ora, cinque feriti gravi, altre decine seri. Trenord per informare degli intoppi nel traffico ha scritto sui terminali che erano «dovuti a un inconveniente». I poveri quando crepano sono sempre inconvenienti, rotture di coglioni, che poi tocca spiegare, motivare, che dopo scendono in strada e berciano che vogliono giustizia.

Mauro Moretti.

E poi le inchieste, i processi che durano anni, che arrivano, se arrivano, quando il mondo è cambiato, tutto è cambiato, salvo i trenini fetidi dei miseri di mestiere. Per il disastro di Viareggio, 32 vittime nel 2009, le prime sentenze sono arrivate nel 2017. Otto anni dopo. Condannati in 15, 11 dei quali grandi manager delle Ferrovie dello Stato, però a pene dimezzate rispetto a quelle chieste dall'accusa.

AI POTENTI LE CONDANNE PAIONO INGIUSTE. L'allora capo di Rete Ferroviaria Italiana, l'ex sindacalista Mauro Moretti che piace alla politica che l'ha spedito a dirigere Finmeccanica, ha preso sette anni. «Sentenza populista», l'ha definita lui. Chi comanda non è abituato alle sentenze, alle condanne, gli paiono sempre ingiuste, pretestuose. E poi si sa che i poveri sono sempre populisti, quando esistono, quando viaggiano, quando crepano, quando in loro vece viene fatta giustizia o almeno ci si prova.

25 Gennaio Gen 2018 1831 25 gennaio 2018
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