Rimborsi Lega indagine per riciclaggio
GIUSTIZIA
30 Gennaio Gen 2018 2100 30 gennaio 2018

Rimborsi della Lega, inchiesta per riciclaggio

Dopo la condanna in primo grado di Bossi e Belsito, i pm di Genova vogliono fare luce sul possibile reimpiego occulto dei fondi incamerati dal partito.

  • ...

I rimborsi elettorali non danno pace alla Lega. Dopo la condanna in primo grado di Umberto Bossi e Francesco Belsito, che secondo i giudici ottennero soldi non dovuti, sempre su quel denaro la procura di Genova ha aperto un fascicolo per riciclaggio (leggi anche: Bossi condannato, le motivazioni della sentenza).

SALVINI MINACCIA QUERELE. Matteo Salvini sbotta: «L'inchiesta di Genova è fondata sul nulla e come altri ricorsi finirà nel nulla. Chiunque dica o scriva a sproposito di soldi che la Lega non ha, e io non ho mai visto, verrà querelato. Sono assolutamente tranquillo, ma adesso iniziamo a denunciare chi diffama».

RIXI PARLA DI GIUSTIZIA A OROLOGERIA. Sulla stessa linea Edoardo Rixi, attuale assessore regionale allo Sviluppo economico in Liguria: «Ogni volta che vengono depositate le liste, soprattutto a Genova, ci sono alcuni dossier doc che arrivano ad alcuni giornali doc che fanno uscire inchieste doc. Non so se si può parlare di giustizia a orologeria o se a Genova siamo particolarmente svizzeri. I soldi non li abbiamo, li cerchino pure. È la terza campagna elettorale in cui succede questo».

IL PD ATTACCA. Immediata la replica dei magistrati: «La giustizia ha i suoi tempi doverosi, è stato presentato un esposto ed è normale che si apra un'inchiesta», ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi. Per poi aggiungere: «Non c'è nessuna giustizia a orologeria, ma tempi tecnici normali». Intanto il Pd attacca: «Sarà sempre colpa dei magistrati? Salvini renda conto della sua gestione».

L'IPOTESI DELLA PROCURA. La nuova indagine riguarda il possibile reimpiego occulto dei rimborsi elettorali ottenuti da Bossi e Belsito, che secondo l'accusa sarebbero passati attraverso una rete di conti e banche diverse, al fine di metterli al riparo da possibili sequestri. Nell'opinione dei pm quei fondi sono stati incamerati, riutilizzati e forse messi al sicuro consapevolmente dalla Lega durante le gestioni di Roberto Maroni e Matteo Salvini. Un arco temporale su cui il partito, che all'inizio si era costituito parte civile contro il suo fondatore, ha rinunciato a ogni pretesa.

INCHIESTA PARTITA DALL'ESPOSTO DI ALDOVISI. L'indagine nasce da un esposto di Stefano Aldovisi, ex revisore dei conti condannato per il raggiro al parlamento. Secondo il commercialista le gestioni della Lega successive a quella targata Bossi-Belsito, pur consapevoli della provenienza indebita di quei fondi, avrebbero dolosamente utilizzato e in parte occultato alcuni milioni di euro per dribblare la giustizia.

I SEQUESTRI SUI CONTI DEL CARROCCIO. La sentenza che ha disposto i primi sequestri risale a luglio 2017. I giudici hanno condannato Bossi (2 anni e mezzo), Belsito (4 anni e 10 mesi) e i revisori contabili Diego Sanavio (2 anni e 8 mesi), Antonio Turci (2 anni e 4) e lo stesso Aldovisi (1 anno e 9 mesi). Dopodiché il Tribunale di Genova ha disposto il sequestro conservativo di 49 milioni di euro, stima del danno alle casse pubbliche. Sui conti del Carroccio la Guardia di finanza ha bloccato circa 2 milioni. A quel punto, non essendocene altri, la ricerca è andata avanti sui depositi dei singoli imputati, ai quali sono stati congelati beni per altri 2 milioni di euro (leggi anche: Lega, stop ad altri sequestri dai conti).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso