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Macerata, corpo di donna fatto a pezzi: cosa sappiamo

Pamela Mastropietro si era allontanata da una comunità di recupero. Il suo cadavere dentro due valigie. Arrestato uno spacciatore nigeriano, ma non è accusato di omicidio. Gli indagati in tutto sono quattro.

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Il corpo fatto a pezzi di Pamela Mastropietro è stato ritrovato in due valigie abbandonate nelle campagne di Pollenza, in provincia di Macerata (leggi anche: Macerata, il reportage di Lettera43.it). La vittima, 18 anni, si era allontanata volontariamente lo scorso 29 gennaio dalla comunità di recupero "Pars" di Corridonia, di cui era ospite.

CHI SONO I QUATTRO INDAGATI. Per il delitto è stato fermato un nigeriano di 29 anni con precedenti penali per spaccio, Innocent Oseghale. È accusato di occultamento e vilipendio di cadavere, ma non dell'omicidio della giovane. Altre tre persone, sempre di nazionalità nigeriana, sono state invece bloccate dai carabinieri perché sospettate di coinvolgimento nel delitto: Desmond Lucky, Lucky Awelima e una quarta persona le cui generalità ancora non sono note. Ecco cosa sappiamo finora.

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1. Il ritrovamento: il corpo dentro due trolley

I resti del corpo di Pamela Mastropietro sono stati trovati in due trolley abbandonati in un fosso, notati da un passante non lontano dal cancello di una villetta. L'uomo si è insospettito e ha chiamato i carabinieri, che hanno fatto la macabra scoperta.

L'AUTOPSIA NON CHIARISCE LA CAUSE DELLA MORTE. L'autopsia, effettuata il primo febbraio all'ospedale di Macerata, non ha chiarito le cause della morte. Occorrerà attendere l'esito degli esami tossicologici, ma il medico legale non avrebbe rilevato segni evidenti di violenza sessuale. Della scomparsa di Pamela si era occupata anche la trasmissione televisiva Chi l'ha visto?. La ragazza, originaria di Roma, aveva lasciato la comunità di recupero senza telefono né documenti, portando con sé un trolley di colore rosso e blu. Proprio di quel colore è uno dei due trolley in cui i suoi resti sono stati ritrovati. L'altro è beige.

2. Le prime indagini: fermato un nigeriano di 29 anni

Nella serata del 30 gennaio è stato fermato un uomo, accusato di omicidio e occultamento di cadavere. Si chiama Innocent Oseghale, 29 anni, spacciatore di cittadinanza nigeriana. Nel suo appartamento i carabinieri del Ris hanno trovato i vestiti della vittima sporchi di sangue e altre tracce ematiche. C'era anche lo scontrino di una farmacia poco distante, dove Pamela aveva acquistato una siringa. Sempre nell'abitazione, la polizia ha trovato 70 grammi di hashish, ma non eroina. I Ris hanno inoltre sequestrato vari coltelli di grosse dimensioni.

IL SOSPETTO NEGA TUTTE LE ACCUSE. Interrogato dai carabinieri, Oseghale ha negato di avere ucciso la ragazza. Ma a testimoniare il suo coinvolgimento c'è un connazionale, estraneo ai fatti, che si è presentato volontariamente in questura e ha raccontato di averlo visto nella tarda serata del 30 gennaio, con in mano due valigie.

IL GIP NON HA CONTESTATA L'OMICIDIO. Il gip di Macerata, Giovanni Maria Manzoni, ha tuttavia convalidato l'arresto di Oseghale con le sole accuse di occultamento e vilipendio di cadavere. Il giudice ha ritenuto non vi fosse fosse prova certa per sostenere l'addebito di omicidio per il quale il giovane resta indagato. Un altro pusher nigeriano è invece indagato per la cessione di eroina alla 18enne il cui cadavere smembrato è stato trovato in due trolley.

3. Gli sviluppi: in tutto quattro indagati

Le indagini si sono concentrate anche su un altro nigeriano, Desmond Lucky. La procura di Macerata indaga sull'uomo per concorso in omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere, ma anche per aver ceduto la dose fatale di eroina a Pamela, che non faceva uso di droga da quattro mesi. Desmond Lucky è stato fermato sabato 10 febbraio. Poi è stata la volta di un terzo uomo, Lucky Awelima. Infine, una quarta persona è stata interrogata a Macerata in relazione al delitto. Gli indagati, quindi, sono quattro, tutti di cittadinanza nigeriana.

FERMATI POCO COLLABORATIVI. Desmond Lucky e Lucky Awelima, in particolare, secondo gli inquirenti sono stati «poco collaborativi». Awelima, 27 anni, assistito dall'avvocato Giuseppe Lupi, ha riposto ad alcune domande dei pm, poi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non ha spiegato perché se ne fosse andato da Macerata dirigendosi a Milano, dove ha incontrato la moglie ospite di un centro d'accoglienza e dove lo hanno rintracciato i carabinieri. Anche Desmond Lucky si è avvalso della facoltà di non rispondere.

4. L'autopsia: nessuna certezza sulle cause del decesso

L'8 febbraio il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio ha spiegato che «i primi esiti degli espletati accertamenti medico-legali non hanno consentito di raggiungere risultati altamente significativi sul piano probatorio». Questo «perché mancano tracce di sangue e di urina sui resti del cadavere che, a dire dei medici legali, è stato sezionato in modo apparentemente scientifico». «Ulteriori accertamenti di laboratorio», ha concluso Giorgio, «saranno effettuati la settimana prossima».

VENTI GIORNI PER AVERE GLI ESISTI DELL'ESAME TOSSICOLOGICO. L'autopsia, durata oltre quattro ore, è stata eseguita all'obitorio dell'ospedale maceratese dal professor Mariano Cingolani, dell'università di Macerata, assistito dagli altri medici legali Dora Mitella e Roberto Scendoni. L'altro perito, il tossicologo Rino Froldi ha eseguito prelievi per chiarire se Pamela sia morta per overdose o per altre cause: presenterà i risultati degli accertamenti entro 20 giorni.

LA PROCURA: «RISULTATI PROVVISORI». L'11 febbraio il procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio ha diffuso una nota spiegando che l'attività investigativa sinora svolta sul caso ha raggiunto «risultati da ritenersi ancora provvisori», dato che «gli accertamenti di natura scientifica hanno tempi fisiologicamente non brevissimi». Giorgio, ha precisato anche che le indagini «non possono ritenersi affatto concluse».

ATTESA PER I RILIEVI BIOMETRICI. La Procura di Macerata, si legge ancora nel comunicato, è «ancora in attesa di conoscere l'esito di numerosi accertamenti di laboratorio, effettuati e ancora da effettuare, da parte del Ris dei carabinieri di Roma». Accertamenti relativi, in particolare, alle «impronte rilevate e ai prelievi biologici acquisiti» nell'appartamento di via Spalato 124, dove «ragionevolmente si sono svolti i fatti» (e cioè l'omicidio e lo smembramento del corpo della 18enne), e alla «comparazione dei dati acquisiti e da acquisire ancora nei prossimi giorni con i profili dattiloscopici e biologici di tutti gli indagati». Si attendono inoltre »le risultanze definitive delle indagini in corso ad opera dei medici legali e dell'esperto in materia di tossicologia e degli esperti in materia di indagini telefoniche ed informatiche in materia di telecomunicazioni". Gli inquirenti intendono inoltre sentire "anche altri testimoni».

PAMELA RIPRESA DALLE TELECAMERE DI MACERATA. Per il momento i fatti acclarati sono che Pamela si è allontanata senza cellulare il 29 gennaio dalla comunità, il giorno seguente è stata ripresa da varie telecamere di sorveglianza a Macerata e ha fatto acquisti nella farmacia di via Spalato, dove è stata vista con Oseghale.

QUEI CANI CHE NON SMETTEVANO DI ABBAIARE. Nel corso delle indagini, coordinate dal pm Stefania Ciccioli, i carabinieri hanno ascoltato diverse persone, compresi i residenti nella zona, per raccogliere informazioni. I cani della villetta adiacente al luogo del ritrovamento dei due trolley, hanno raccontato i proprietari, avrebbero abbaiato senza sosta a partire dalle 23 del 30 gennaio. Circostanza che potrebbe riportare a quell'ora il momento in cui i trolley sono stati abbandonati.

I carabinieri portano via Innocent Oseghale il nigeriano in stato di fermo per la morte di Pamela Mastropietro.

5. La vittima: scomparsa da una comunità di recupero

Pamela amava passare le serate in discoteca, aveva tante amiche e un fidanzato. Ma non riusciva a uscire dal tunnel della tossicodipendenza. Da una comunità di recupero era già scappata a ottobre e anche questa volta la voglia di evadere è stata più forte di lei.

AVEVA STUDIATO IN UNA SCUOLA PER ESTETISTI. «Tutti dipendiamo da qualcosa che ci fa dimenticare il dolore», aveva scritto su Facebook, postando la foto di un pacchetto di sigarette, una bottiglia di whiskey e un accendino. In passato aveva studiato in una scuola per estetisti a Roma, nella speranza, forse, di poter aiutare sua madre nel salone di bellezza di famiglia, a due passi dal centro della Capitale.

LA PRIMA FUGA DURATA POCHI GIORNI. La sua prima fuga da una comunità di recupero era durata cinque giorni e aveva tenuto amici e famiglia con il fiato sospeso. Il giorno prima aveva anche pubblicato un video sui social network, in cui si avvicinava all'ingresso della struttura, in quel momento priva di sorveglianza. Poi era stata ritrovata, grazie alla segnalazione di alcune persone che l'avevano riconosciuta per strada. La scena si è ripetuta il 29 gennaio. Ma l'appello della madre, questa volta, è rimasto senza risposte.

LA MADRE DELLA VITTIMA: «COME HA FATTO AD ALLONTANARSI?». «Spero tanto che non sia lei», aveva detto il 30 gennaio la madre di Pamela, sebbene il cadavere fosse già stato attribuito alla figlia dagli investigatori. «Non ho alcuna idea del perché si sia allontanata dalla comunità», aveva aggiunto, «e di quel che è accaduto. Vorrei che qualcuno mi spiegasse come ha fatto. Ora ci stiamo preparando per andare nelle Marche».

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Geplaatst door Matteo Salvini op donderdag 1 februari 2018

6. Le reazioni: polemiche della Lega

L'arresto di Oseghale, in ogni caso, è stato immediatamente strumentalizzato dal segretario della Lega, Matteo Salvini. Mentre un altro esponente del Carroccio, il vice presidente del Senato Roberto Calderoli, ha dichiarato: «A casa sua finirebbe al muro in poche settimane e verrebbe condannato a morte, qui se la caverà con una decina di anni. Diamolo alle autorità nigeriane».

Aggiornato il 12 febbraio 2018 31 Gennaio Gen 2018 1016 31 gennaio 2018
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