Falso complotto Eni, perquisizione Gdf

Eni, presunti dossier falsi: indagato Massimo Mantovani

Il dirigente è sotto inchiesta per associazione a delinquere finalizzata ai reati di false informazioni ai pm e calunnia. Avrebbe organizzato manovre di depistaggio per condizionare le inchieste milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria.

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Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano dovrà analizzare le mail, gli appunti, i pc e i telefoni cellulari sequestrati a Massimo Mantovani, ex responsabile dell'ufficio legale di Eni e attuale dirigente della società, indagato per associazione a delinquere finalizzata ai reati di false informazioni ai pm e calunnia. L'ipotesi è che sia stato l'organizzatore di presunte manovre di depistaggio per condizionare le inchieste milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria.

INCHIESTE INTRECCIATE. L'indagine della procura di Milano si intreccia con quelle della procura di Roma e di Messina, che il 6 febbraio hanno portato all'arresto, tra gli altri, dell'avvocato Piero Amara, anche lui indagato nel filone coordinato dal procuratore aggiunto di Milano Laura Pedio e dall'ex pm di Siracusa Giancarlo Longo. Gli inquirenti milanesi, così come quelli romani, hanno trasmesso gli atti ai colleghi di Messina e ci sono state riunioni di coordinamento.

DENUNCE COSTRUITE AD HOC. La procura del capoluogo lombardo vuole fare luce sugli autori delle denunce che davano conto di un presunto complotto ai danni dell'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, poi rivelatosi falso. Sarebbe stato proprio Mantovani, secondo gli inquirenti, a dare «le indicazioni necessarie» all'avvocato Piero Amara «per l'organizzazione dell'attività di depistaggio», attraverso «i fatti denunciati sia a Trani, sia a Siracusa», che erano stati però «costruiti ad hoc al fine di delegittimare le indagini milanesi e di ostacolarne lo svolgimento».

IL PRESUNTO RUOLO DI MANTOVANI. Mantovani, secondo il procuratore aggiunto Laura Pedio, malgrado non fosse più capo dell'ufficio legale di Eni avrebbe «continuato a seguire, in forza alla delega ricevuta dall'amministratore, i processi penali instaurati» a Milano, nei quali sono imputati lo stesso Descalzi e altri vertici del gruppo.

GLI INDIPENDENTI NEL MIRINO. A settembre 2017 il Gip Stefania Pepe, su richiesta del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, titolare delle indagini Eni-Nigeria ed Eni-Algeria, aveva disposto l'archiviazione dell'inchiesta sul complotto, rivelatosi falso, che era stata aperta proprio a seguito delle denunce fatte a Trani e Siracusa. L'indagine riguardava i consiglieri indipendenti di Eni Karina Litvonkavaak e Luigi Zingales (che poi si è dimesso), ma anche l'ex ad di Saipem Umberto Vergine. Parallelamente all'archiviazione di questo filone, il procuratore aggiunto Pedio ha aperto un'altra inchiesta per associazione a delinquere, calunnia e false informazioni ai pm, finalizzata a individuare gli autori della 'trama' sul falso complotto.

ENI CHIEDE CHIAREZZA QUANTO PRIMA. Eni, non indagata in quest'ultima inchiesta, attraverso un suo portavoce ha fatto sapere di «confidare nella correttezza dell'operato del proprio management nell'ambito della vicenda». L'azienda, inoltre, «avvierà come in ogni altra circostanza analoga le opportune verifiche interne», auspicando «che si faccia quanto prima chiarezza sui fatti oggetto di indagine». Mentre l'ex consigliere indipendente di Eni, Luigi Zingales, ha detto che se le accuse a carico di Mantovani «dovessero essere confermate in giudizio, si tratterebbe del più grave scandalo della storia della Repubblica» e sarebbe «responsabilità del governo richiedere che Eni nomini immediatamente un commissario esterno indipendente».

7 Febbraio Feb 2018 1903 07 febbraio 2018
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