Macerata 01
Cronaca
10 Febbraio Feb 2018 1205 10 febbraio 2018

Macerata, allerta per il corteo antirazzista

In 15 mila al corteo  in risposta al raid xenofobo di Luca Traini. La manifestazione divide l'Anpi. Scontri nel centro di Piacenza tra le forze dell'ordine e i manifestanti in piazza per protestare contro l'apertura di una sede di Casapound. Tensione a Torino e Roma per sit-in e fiaccolate in occasione della Giornata del ricordo.
 

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Si è svolta in una Macerata blindata la marcia antirazzista e antifascista in risposta al raid xenofobo di Luca Traini. La manifestazione, una fila umana di oltre due chilometri co 15mila partecipanti, è stata in un primo momento sospesa ma alla fine si è svolta in un clima disteso e si è conclusa senza nennun momento di tensione. Al corteo hanno aderito tra gli altri Emergency e Arci. L'Anpi si è presentata divisa. Se i vertici nazionali hanno accolto l'appello del sindaco Romano Carancini «per senso di responsabilità e per sensibilità nei confronti della comunità cittadina», l'Anpi di Roma ha annunciato la sua partecipazione. «È necessario vigilare e mobilitarsi al di là di quello che pensano le istituzioni», ha spiegato il presidente Fabrizio De Santis.

MINNITI: «FASCISMO MORTO PER SEMPRE». Il ministro dell'Interno Minniti, da un appuntamento elettorale a Salerno, ha ribadito: «Il fascismo in Italia è morto per sempre e non ha lasciato un ricordo buono al nostro popolo. Il fascismo e il nazismo sono morti per sempre e per quanto mi riguarda, parlo da ministro, c'è un limite oltre il quale non si può andare in una democrazia e non consentiremo a nessuno di superare questo limite». Quanto accaduto a Macerata, ha aggiunto, è una «rappresaglia ingiustificata e ingiustificabile». E, ancora: «In Italia non c'è posto né per rappresaglia né per odio razziale».

IL SINDACO: «PRESENTE COL CUORE». «Non ero e continuo a non essere d'accordo con la necessità di manifestare a pochi giorni da queste tragedie che ci hanno colpito, ma sarò presente con il cuore accanto a ogni forza democratica che sfilerà per la città», ha detto il Carancini al Fatto, annunciando la sua partecipazione al corteo indetto per il 18 febbraio, al quale ha aderito anche il Pd. «Oggi», ha aggiunto, «prevedo che larga parte della città non sarà presente perché non è ancora pronta. Il nostro sarà un cammino più lento e più profondo. L'ho provato a spiegare a Grasso dicendogli che Macerata non è Roma, qui bisogna arrivare fin dentro l'anima delle persone non volando».

SCUOLE CHIUSE E STOP AL TRASPORTO PUBBLICO. Il primo cittadino ha però ordinato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e lo stop del trasporto pubblico urbano a partire dalle 13:30.

Altri cortei antifasciti si sono tenuti in tutta italia, da Torino a Roma, per la giornata di ricordo delle vittime delle foibe.

SCONTRI A PIACENZA TRA MANIFESTANTI E POLIZIA. Scontri nel centro storico di Piacenza tra le forze dell'ordine e i manifestanti del corteo organizzato dal collettivo Contro Tendenza di Piacenza per protestare contro l'apertura di una sede di Casapound. Un gruppo, dopo circa mezz'ora dall'inizio del corteo, ha raggiunto il centro storico, ha affrontato polizia e carabinieri e si sono verificati violenti scontri.

ALLERTA A TORINO E ROMA. A Torino un manifestante del corteo antifascista è stato fermato dalle forze dell'ordine durante un parapiglia nei pressi di corso Cincinnato. Il corteo si era diviso in vari tronconi e tutti avevano tentato di raggiungere la zona di ritrovo dei militanti di Forza Nuova, i cui rappresentanti (una cinquantina) hanno sfilato davanti alla lapide commemorativa, a circa 300 metri stazionava il corteo degli antifascisti.
Anche nella Capitale sono scesi in strada fascisti e antifascisti: nel quadrante est della città, tra Tor Bella Monaca e Torre Angela, è stata organizzata una fiaccolata del gruppo di destra Azione Frontale. Nella stessa zona è si è tenuto un 'presidio anti-fascista organizzato da Anpi Roma, Aned Roma, Arci Roma e Cgil Roma e Lazio. Circa 300 le persone attese per il sit-in.

IL RICORDO DI MATTARELLA. «Le stragi, le violenze, le sofferenze patite dagli esuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati non possono essere dimenticate, sminuite o rimosse», aveva detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché «fanno parte, a pieno titolo, della storia nazionale e ne rappresentano un capitolo incancellabile, che ci ammonisce sui gravissimi rischi del nazionalismo estremo, dell'odio etnico, della violenza ideologica eretta a sistema». Le divisioni, però, restano. Per Simone Di Stefano, candidato premier di CasaPound, «organizzare cortei di estrema sinistra nel giorno in cui da anni scendiamo in piazza significa gettare benzina sul fuoco».

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