Tunisia celebra Rivoluzione Gelsomini
20 Febbraio Feb 2018 1752 20 febbraio 2018

Migranti, perché gli 007 ora tengono d'occhio la Tunisia

Il rapporto dell'intelligence evidenzia l'aumento degli sbarchi dal Paese nordafricano verso le coste italiane. A spingere migliaia di giovani in Europa è la crisi. Il rischio infiltrazioni esiste, ma attenzione alle fake news.

  • gabriella colarusso
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Nella relazione presentata a Palazzo Chigi martedì mattina, in cui fa il punto sui rischi interni ed esterni per la sicurezza nazionale, l'intelligence italiana ha puntato i fari anche su un fenomeno di cui si è parlato molto nei mesi scorsi ma spesso con dati contrastanti e supposizioni, più che fatti: la riapertura della rotta tunisina e il rischio di infiltrazioni terroristiche.

MOLTIPLICATI GLI ARRIVI DI TUNISINI. Dal 2015 a oggi, dicono i nostri servizi di sicurezza, il numero di persone sbarcate in Italia e provenienti dalla Tunisia è cresciuto del 492%, siamo passati da 569 a 5.911 arrivi solo nel 2017, una tendenza contraria a quella registrata in Libia dove le partenze verso l'Italia hanno subito invece un calo del 34%. I flussi nel Mediterraneo centrale preoccupano l'intelligence per il rischio che foreign fighters di ritorno da Siria e Iraq possano “infiltrarsi” tra i migranti, un rischio per molto tempo escluso anche dal Viminale e che tuttavia lo stesso ministro Marco Minniti ha riconosciuto lo scorso novembre alla luce del fatto che l'Isis è stato sconfitto militarmente e la diaspora dei suoi combattenti ha modificato il profilo delle minacce per l'Occidente.

IL 30% DEI COMBATTENTI PRONTI A RIENTRARE. Molti combattenti sono caduti in battaglia, altri stanno cercando di ricollocarsi in territori come la Libia dove far rinascere il Califfato, ma una percentuale di loro potrebbe tornare in Europa o almeno provarci. Secondo i dati dell'intelligence riportati da Frontex a quest'ultimo gruppo apparterrebbe circa il 30% dei circa 5 mila combattenti partiti per Siria e Iraq.

«L’arrivo in Sicilia, prevalentemente nell’Agrigentino e nel Trapanese, di un cospicuo numero di migranti nordafricani, per lo più tunisini, trasferiti in piccoli gruppi a bordo di barchini in legno» rappresenta una dinamica “di rilievo” da monitorare con attenzione, scrivono gli 007 nella relazione al parlamento, perché «rispetto agli arrivi dalla Libia, quelli originati dalla Tunisia e dall’Algeria presentano caratteri peculiari: sono entrambi essenzialmente autoctoni e prevedono sbarchi “occulti”, effettuati sottocosta per eludere la sorveglianza marittima aumentando con ciò, di fatto, la possibilità di infiltrazione di elementi criminali e terroristici».
La stesso timore è stato espresso martedì anche dall'agenzia Frontex: quello del rientro dei foreign fighters infiltrati «è un rischio reale», ha detto il direttore esecutivo Fabrice Leggeri, «per questo abbiamo aumentato la capacità di intercettazione».

NESSUN NESSO CON LA DIMINUZIONE DELLE PARTENZE DALLA LIBIA. Né Frontex né gli 007 italiani, però, hanno prove che questo sia accaduto realmente, “non ci sono casi documentati”, sottolinea Leggeri, né è possibile sostenere che l'aumento delle partenze dalla Tunisia sia direttamente collegato alla diminuzione di quelle dalla Libia. La maggior parte dei migranti che sono arrivati dalla Libia negli scorsi anni infatti veniva dall'Africa subsahariana – Nigeria, Gambia, Guinea, Costa d'Avorio – mentre dalla Tunisia sono partiti quasi esclusivamente tunisini, più del 95% degli sbarchi. Segno che i due fenomeni, e dunque anche le strategie con cui si affrontano, restano separati.

Qualche settimana fa aveva fatto molto rumore una notizia esclusiva pubblicata dal quotidiano The Guardian secondo la quale - fonte: Interpol - circa 50 combattenti tunisini legati allo Stato Islamico sarebbero sbarcati in Italia tra luglio e ottobre del 2017 sfruttando le rotte dei migranti. La lista è stata effettivamente consegnata dall'Interpol alle nostre forze di sicurezza e tuttavia il Viminale esclude che un numero così alto di jihadisti tunisini sia sul territorio nazionale.

I NUMERI DEI FOREIGN FIGHTERS. Gli arrivi dalla Tunisia destano preoccupazione nell'opinione pubblica perché la Tunisia è il Paese al mondo con il più alto numero di foreign fighters in rapporto alla popolazione e con molti casi di radicalizzazione. Ma anche per via di notizie infondate circolate su alcuni media come quella che vuole che il governo tunisino sia pronto a farci "invadere" da criminali appena amnistiati («La Tunisia svuota le carceri e ci spedisce i suoi galeotti», Libero, 5 settembre 2017).

LA BUFALA SUI CRIMINALI AMINISTIATI. In un rapporto sulla situazione del Mediterraneo allargato pubblicato a gennaio, i ricercatori dell'Ispi spiegano che «se è vero che il governo tunisino ha emanato un decreto di amnistia per alcuni detenuti, è pur vero che tale fatto non costituisce una scelta inedita: tutti gli anni, infatti, in concomitanza di particolari festività, il presidente della Repubblica decide di concedere l’amnistia a una serie di carcerati. Quest’anno Essebsi, nel giorno dell’anniversario della fondazione della Repubblica tunisina, ha concesso un provvedimento di clemenza che ha interessato 1.538 prigionieri». Si trattava di persone in carcere non per terrorismo ma reati minori. Di questi, poi, poco più di 400 sono stati messi effettivamente in libertà. E in ogni caso, scrivono i ricercatori, «un simile numero non sarebbe compatibile con l’ingente flusso di più di 6 mila persone che hanno lasciato la Tunisia per l’Italia nei mesi scorsi».

L'altra cosa che si sente spesso dire è che la Tunisia lascia volontariamente partire i migranti per poter ottenere più soldi dall'Italia in cambio di controlli più stringenti. Anche in questo caso si tratta di notizie senza alcun riscontro. Solo nei primi nove mesi del 2017 le autorità di Tunisi hanno arrestato più di 1.300 persone per emigrazione illegale. Non solo. Italia e Tunisia hanno da tempo firmato accordi per rafforzare i controlli sull'immigrazione, l'Italia già garantisce assistenza e finanziamenti al governo di Tunisi per farlo, e gli accordi riguardano anche i rimpatri.

LE MOTIVAZIONI ECONOMICHE. Dietro l'incremento degli sbarchi ci sono piuttosto ragioni economiche. La Tunisia modello delle Primavere arabe, il primo Stato a ribellarsi e uno dei pochi in cui alla cacciata del dittatore Ben Ali è seguito un reale per quanto complicato processo di democratizzazione, vive una profonda crisi economica, dovuta anche alla ricette imposte del Fondo monetario internazionale. L'età media dei tunisini è 31 anni: migliaia di giovani sono disposti ad attraversare il Mediterraneo in cerca di salari migliori, welfare, sicurezza. Organizzazioni criminali, trafficanti e jihadisti potrebbero approfittarne, ma per ora non c'è alcuna prova che sia così.

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