Kuciak
1 Marzo Mar 2018 0951 01 marzo 2018

Slovacchia, giornalista investigativo ucciso: cosa sappiamo

Jan Kuciak assassinato con un colpo di pistola. Stava indagando su un giro di frodi fiscali legato al partito di governo, ma anche su infiltrazioni della 'ndrangheta nel Paese. Rilasciati, per mancanza di prove, i sette italiani che erano stati arrestati.

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L'omicidio di un giornalista investigativo, in Slovacchia, ha scosso il Paese e l'Europa: il giovane Jan Kuciak, 27 anni, è stato assassinato con un colpo d'arma da fuoco nella sua abitazione e il killer ha ucciso anche la fidanzata, facendo poi perdere le sue tracce. Per gli inquirenti è molto probabile che il movente di questa esecuzione sia proprio fermare il lavoro del reporter. Per l'omicidio sono stati inizialmente arrestati sette italiani, tra cui l'imprenditore italiano Antonino Vadalà, ma in secondo momento sono stati tutti rilasciati.
Gli inquirenti hanno spiegato che sono scaduti i termini della custodia cautelare (48 ore), senza aver individuato le prove per passare ad una accusa formale.
Della famiglia Vadalà e dei presunti legami con la 'ndrangheta aveva scritto Kuciak nel reportage pubblicato il 28 febbraio dal suo giornale.

1. La dinamica: omicidio premeditato

Kuciak è stato ucciso con un colpo di pistola insieme alla sua fidanzata nel suo appartamento nel Comune di Velka Macia nei pressi di Trnava, nell'Ovest della Slovacchia. Secondo gli inquirenti, le vittime sono state uccise tra giovedì 22 e domenica 25 febbraio da un professionista: il giornalista con un proiettile al petto, mentre la giovane compagna è stata colpita alla testa. L'arma non è stata trovata. Secondo il giornale Pravda, accanto ai corpi senza vita dei due giovani, sono state ritrovate alcune cartucce: forse un avvertimento, indirizzato ad altri giornalisti investigativi.

2. I nomi degli italiani arrestati (e poi rilasciati) nelle inchieste di Kuciak

I sette italiani inizialmente arrestati sono stati rilasciati la mattina di sabato 3 marzo per mancanza di prove una volta scaduti i termini cautelari. Uno dei fermati era l'imprenditore italiano Antonino Vadalà. Secondo i media, la polizia ha fatto irruzione negli appartamenti dell'imprenditore, a Michalovce e a Trebisov, nell'Est del Paese. Insieme a lui erano stati arrestati anche il fratello Bruno e il cugino, Pietro Catroppa. Della famiglia Vadalà e dei presunti legami con la 'ndrangheta ha scritto Kuciak nel reportage pubblicato dal suo giornale. Nel corso delle perquisizioni domiciliari è stata arrestata complessivamente una decina di persone, ha detto ai media il presidente della polizia slovacca Tibor Gaspar. La pista principale delle indagini è la criminalità organizzata, ha anche spiegato. In connessione con l'omicidio oltre a Antonino, Sebastiano e Bruno Vadalà la polizia slovacca ha fermato anche Diego Roda, Antonio Roda, Pietro Catroppa (54 anni) e Pietro Catroppa (26 anni). La conferma è arrivata da una conferenza stampa a Kosice Tibor Gaspar, il capo della polizia, spiegando che i 7 sono stati fermati «come sospettati, con il consenso del procuratore».

ARRESTATI LEGATI A FAMIGLIE NOTE ALLA DDA. Gli italiani arrestati non risultano essere stati coinvolti in inchieste giudiziarie in Calabria negli ultimi anni, ma le loro famiglie sono ben note alla Dda di Reggio Calabria ed agli investigatori. Antonino Vadalà è imparentato col presunto boss dell'omonima cosca Domenico, detto "Lupo di notte", e la sua famiglia è rimasta coinvolta nell'inchiesta "bellu lavuru" - condotta in due tranche nel 2008 e nel 2012 - che portò alla luce il patto spartitorio, dopo anni di scontri, tra le cosche di 'ndrangheta della fascia ionica reggina per accaparrarsi il denaro degli appalti per i lavori di ammodernamento della strada statale ionica. Antonino Vadalà, il fratello Bruno ed il loro cugino Pietro Catroppa, pur essendosi trasferiti nell'Est Europa nel 2003, secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi, non avevano mai reciso i legami con le famiglie di origine e tornavano periodicamente in Calabria.

LA DDA AVEVA AVVISATO LA POLIZIA SLOVACCA. Il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria Gaetano Paci ha spiegato che «già da tempo la procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria aveva ufficialmente posto all'attenzione degli organi di polizia internazionale e della polizia nazionale slovacca la necessità di monitorare le attività del gruppo dei calabresi arrestati perché sospettati di essere coinvolti nell'omicidio del giovane giornalista Jan Kuciack e della sua compagna».

3. Governo in crisi: via il ministro della Cultura e l'assistente del premier

Cadono le prime teste dopo l'omicidio: l'assistente del premier Robert Fico, Maria Troskova, e il segretario del Consiglio di sicurezza, Viliam Jasan, si sono dimessi dalle loro cariche nell'ufficio del governo. I loro nomi erano finiti nell'inchiesta del reporter, pubblicata da Aktuality.sk, per legami e affari con persone che orbitano attorno alla 'ndrangheta in Slovacchia. Anche il ministro della Cultura Marek Madaric (Smer, democratici sociali) ha annunciato le sue dimissioni. «Il ministero della cultura è il dicastero più vicino ai media. Dopo quello che è successo, non riesco ad immaginare di rimanere in carica come ministro. La mia decisione è collegata all'assassinio del giornalista», ha detto Madaric.

4. Le indagini sui fondi Ue: l'ombra della 'ndrangheta

Secondo Dennik N., Kuciak avrebbe collaborato con un giornalista anglosassone a inchieste sulla mafia italiana, e sui relativi affari sui fondi europei. La mafia italiana è «presente nell'area Est del Paese», ricorda il sito della testata, e Kuciak, con il collega, si sarebbe occupato «del sospetto che la mafia rubi i fondi Ue e li rimandi in Italia». In particolare, il giovane si sarebbe occupato di un gruppo criminale legato alla 'ndrangheta calabrese. Tanti suoi colleghi sono stati messi sotto protezione dalla polizia. Un altro giornalista che lavora in Slovacchia, il canadese Tom Nicholson, ha confermato in un'intervista al quotidiano Sme che Kuciak gli aveva parlato di un'inchiesta a cui stava lavorando, incentrata sulla mafia italiana e i fondi Ue alla Slovacchia, e che si era detto pronto a testimoniare, ma la polizia non lo aveva contattato.

5. Le indagini sulle frodi fiscali: coinvolto il governo

Kuciak era da tre anni reporter del sito Aktuality. sk, e si dedicava soprattutto a procedimenti giudiziari per frodi fiscali, in particolare sui casi di persone vicine al partito di governo del premier Robert Fico: in particolare il ministro dell'interno Robert Kalinak e l'ex ministro dell'economia Jan Pociatok. Kuciak aveva scritto anche del controverso imprenditore Marian Kocner, da parte del quale l'anno scorso aveva ricevuto delle minacce: Kocner aveva provato a intimidirlo, affermando che avrebbe compromesso lui e la sua famiglia. Secondo il quotidiano Dennik N, lo scorso settembre, Kociak ha sporto denuncia contro l'imprenditore, ma la polizia non avrebbe reagito.

6. L'offerta del premier: un milione per chi dà informazioni

Si tratta del primo omicidio di un giornalista nella storia della Slovacchia e il governo ha offerto un milione di euro per ogni informazione che possa condurre all'arresto del colpevole.

7. La reazione di Bruxelles: condanna da Tajani e Juncker

«Se si dimostrasse che la morte del reporter era connessa al suo lavoro, si tratterebbe di un attacco senza precedenti alla libertà della stampa e della democrazia in Slovacchia», ha dichiarato il premier Fico. Occorre indagare senza indugio, scoprire i colpevoli e punirli, ha aggiunto. Una ferma condanna è arrivata anche dal presidente Andrej Kiska. Da Bruxelles immediata la reazione del presidente dell'euro parlamento Antonio Tajani: «La Ue non può accettare che un giornalista sia ucciso facendo il suo lavoro... Come con Daphne Caruana Galizia, il parlamento europeo non si fermerà finché non sarà fatta giustizia». Anche il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, si è detto scioccato per l'assassinio del giornalista.

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