Messina Denaro
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13 Marzo Mar 2018 0835 13 marzo 2018

Mafia, maxi blitz contro i fiancheggiatori di Messina Denaro

Arrestate 12 persone nel Trapanese. Tra loro il "re dell'eolico", l'imprenditore Vito Nicastri. Avrebbero finanziato la latitanza del boss.

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Dodice persone sono state arrestate nel corso di un'operazione antimafia che, nella notte tra il 12 e il 13 marzo, ha inferto un duro colpo alla Cosa nostra trapanese. Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti aggravati da modalità mafiose. L'operazione nasce da un'inchiesta avviata nel 2014 su esponenti delle famiglie di Vita e Salemi, ritenuti favoreggiatori del capomafia Matteo Messina Denaro.

ARRESTATO IL "RE DELL'EOLICO". E proprio del super latitante sono ritenuti fiancheggiatori gran parte dei destinatari delle ordinanze di custodia cautelare. Tra loro il "re dell’eolico", l’imprenditore alcamese Vito Nicastri, che dopo le maxi confische subite era riuscito a tenere nascosta un’ulteriore cassaforte da dove avrebbe tirato fuori i soldi per mantenere la latitanza del capo della cupola provinciale.

SEQUESTRI PER CENTINAIA DI MILIONI. Nicastro è considerato il "signore del vento" perché è stato tra i primi in Sicilia a puntare sulle energie pulite. Il suo non è un nome nuovo per i carabinieri e il personale della Dia che hanno condotto l'inchiesta sui presunti favoreggiatori del padrino di Castelvetrano: i suoi legami col boss gli sono costati sequestri per centinaia di milioni di euro. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, indicandolo come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi.

IMMOBILI E MACCHINARI SOTTO SEQUESTRO. Parte del denaro derivante dagli investimenti delle cosche trapanesi di Vita e Salemi sarebbe dunque stata destinata al mantenimento di Messina Denaro, ricercato dal 1993. In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione. I carabinieri, nel corso dell'operazione, hanno sequestrato tre complessi aziendali, comprensivi degli immobili e dei macchinari, fittiziamente intestati a terzi ma ritenuti strumento per il business dell'organizzazione criminale.

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