Lampedusa
13 Marzo Mar 2018 1624 13 marzo 2018

Migranti, l'hotspot di Lampedusa chiuso temporaneamente

Svuotamento deciso per consentire i lavori di ristrutturazione. Saranno assicurate solo le operazioni di primissimo soccorso e identificazione. Il sindaco esulta: «Speriamo che prima di Pasqua sull'isola non ci sia più un tunisino».

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«Vorremo per il futuro augurarci di avere un'isola dove vivere in santa pace. Ricevere per diversi anni l'oppressione costante degli sbarchi e non poter reagire è stato veramente un dramma». Il nuovo sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, ha commentato così la decisione del ministero dell'Interno di svuotare e chiudere temporaneamente il centro d'accoglienza per migranti che si trova sull'isola siciliana.

NECESSARI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE. La scelta è motivata dalla necessità di effettuare i lavori di ristrutturazione, a partire da quelli già programmati riguardanti la recinzione, i locali mensa e la videosorveglianza. In caso di emergenza saranno assicurate le operazioni di primissimo soccorso e identificazione, poi i migranti verranno distribuiti sul territorio italiano.

ADESSO IL CENTRO OSPITA 139 PERSONE. «Senza centro di accoglienza», ha detto ancora Martello, «Lampedusa non sarà un porto di sbarchi. E si potrà avere un po' di tranquillità. Nell'ultimo periodo erano aumentati i furti e altri casi di criminalità». L'hotspot ospita per il momento 139 migranti, «che hanno chiesto asilo politico ma la loro domanda è stata rifiutata». «Si sono rivolti ai giudici e la risposta dovrebbe arrivare nei prossimi giorni», ha precisato Martello, «in ogni caso i migranti possono attenderla anche in altri centri fuori dall'isola».

LA «SPERANZA» CON LA PASQUA IN ARRIVO. Insomma: la «speranza» del sindaco è che «prima di Pasqua a Lampedusa non ci sia più un tunisino. E che non vi siano sbarchi occasionali. Ed è per questo che auspico vengano rafforzati gli accordi con la Tunisia per far diminuire sempre di più il numero degli arrivi».

SISTEMATICHE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI. Le cattive condizioni in cui versa il centro di accoglienza di Lampedusa sono state ripetutamente denunciate. Pochi giorni fa la Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili, insieme all'Associazione studi giuridici sull'immigrazione e a IndieWatch, dopo una verifica sul posto ha parlato di «condizioni di vita drammatiche» e di «sistematiche violazioni dei diritti umani». Giudizio negativo anche sulla qualità del cibo, i servizi igienici, le docce e i materassi.

AI RICHIEDENTI ASILO NESSUN TITOLO DI SOGGIORNO. Gli osservatori hanno anche riscontrato difficoltà nel formalizzare le domande di protezione internazionale e sul fatto che ai richiedenti asilo non venisse rilasciato alcun titolo di soggiorno, cosa che impedisce ai migranti di lasciare l'isola legalmente.

BOCCHE CUCITE CON AGO E FILO. L'hotspot di Lampedusa è stato teatro, anche recentemente, di forti proteste da parte dei migranti. A fine gennaio 2018, in 42, quasi tutti di nazionalità tunisina, dopo alcuni giorni di digiuno si sono cuciti la bocca con ago e filo: chiedevano di essere trasferiti dall'isola, dopo una permanenza di diverse settimane, e di non essere rimpatriati. Lo scorso 8 marzo è invece scoppiato un incendio doloso, che ha reso inagibile una sezione alloggiativa già gravemente danneggiata da un precedente rogo.

TEMPI DI PERMANENZA DILATATI DI SETTIMANE O MESI. Secondo la Croce rossa, il centro di Lampedusa dovrebbe prevedere una permanenza effettiva dei migranti di appena 24/48 ore, ma in realtà «i tempi vanno molto oltre, fino a toccare picchi di molte settimane se non mesi». Di qui la richiesta di un «rapido ed efficace intervento», che tenga conto del profilo umanitario oltre che di quello legato alla sicurezza, sia per gli ospiti sia per gli operatori.

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