Scuola: lavoro di squadra piace poco
Cronaca
29 Marzo Mar 2018 1920 29 marzo 2018

Bullismo sui prof, perché il rapporto alunni-docenti si è ribaltato

Derisi dagli studenti. Attaccati dai genitori. E costretti a giustificare le umiliazioni. Come ad Alessandria. Così i maestri sono rimasti soli. Morando (Cgil scuola): «Lo Stato torni a riconoscerne la professionalità».

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«Erano una decina contro di me. Ma mi hanno chiesto scusa, va bene così. Sono ragazzi, si sa come sono fatti». Il commento della professoressa disabile, derisa e umiliata dagli studenti nella prima classe di una scuola superiore di Alessandria, sembra quasi voler minimizzare il gesto contro la figura dell'educatore, sempre più esposta e meno rispettata. Lo stesso preside dell'istituto ha ridimensionato la vicenda: «Non ci sono mai stati episodi di bullismo qua dentro. I ragazzi hanno un po' approfittato della timidezza dell'insegnante. C'è stata qualche risata di troppo».

PUNIZIONE IN "LAVORI SOCIALMENTE UTILI". Approfittando della fragilità fisica della prof alcuni allievi l'avrebbero legata alla sedia della cattedra, prendendo poi a calci la stessa sedia. Una versione contestata dalle "mamme arrabbiate" e poi smentita. Gli allievi sono stati colpiti da un provvedimento di sospensione, poi commutato in "lavori socialmente utili", la pulizia delle classi durante gli intervalli.

«L'AUTORITÀ UNA VOLTA ERA INCONTESTABILE». Serena Morando, segretaria provinciale della Cgil scuola proprio nella provincia di Alessandria, dice a Lettera43.it: «Comunque sia andata la cosa, è ovvio che ci troviamo davanti a un fatto grave». Per poi aggiungere: «La vittima ha fatto la docente fino in fondo, sottolineando il fatto che i ragazzi hanno imparato la lezione e che a contare è solo la funzione educativa della punizione, non la punizione in sé. Ma tutta la vicenda ci ricorda come gli studenti siano sempre più tutelati, giustamente, ma di converso sono i docenti a esserlo sempre meno. Noi ci ricordiamo una scuola in cui l'autorità del professore era incontestabile, in cui quando venivi punito tornavi a casa e “prendevi il resto”. Adesso è il contrario».

Tra lanci di oggetti, violenza verbale e aggressioni fisiche le scuole sembrano essere diventate arene di combattimento. Skuola.net ha analizzato la situazione attraverso i dati contenuti nei Rav (Rapporti di autovalutazione) di 18 istituti secondari di secondo grado di 18 diverse regioni italiane. In più della metà - poco più del 58% - si è verificato almeno un episodio di violenza sanzionato. Anche se non è dato sapere se questi avvengano tra studenti o vedano protagonisti anche i professori.

IN EMILIA-ROMAGNA IL RECORD DI LITIGIOSITÀ. Passando alle singole regioni, il primato della litigiosità lo detiene l'Emilia-Romagna (con il 66% delle scuole che riporta casi di violenza), seguita da Abruzzo (65,5%) e Toscana (65,1%). Tra le più virtuose, invece, spiccano la Basilicata (comportamenti violenti riscontrati nel 34,3% degli istituti) e il Molise (35%), regioni più piccole e quindi con minori probabilità di problemi; poi la Calabria (48,1% di casi di violenza).

L’istituto Vinci-Migliara di Alessandria. (La Stampa)

DOMANDA. Si sta ribaltando il rapporto: sono i docenti a temere gli studenti (e i genitori)?
RISPOSTA.
Il ruolo della scuola e del docente è messo in discussione completamente. C'è una delegittimazione quotidiana dei professori, da parte dei ragazzi, ma anche delle famiglie, che passa per piccole cose come il non accettare un voto, la messa in discussione delle scelte metodologiche ed educative.

D. Come si è arrivati in questo?
R.
In questi anni lo Stato ha abbandonato la scuola: non se ne è interessato se non deprivandola e togliendo risorse, finanziarie e umane. Questo ha indebolito la scuola in quanto istituzione e i docenti nella loro autorevolezza. Il fenomeno va avanti a grandi linee dai primi Anni 2000, e secondo me deriva anche dalla generale denigrazione del lavoratore pubblico, che passa spesso per fannullone, furbetto del cartellino eccetera.

D. Quali sono le differenze tra pubblico e privato?
R.
Nel privato la questione è ancora più complessa, con i professori sempre più sotto scacco a causa di contratti precari e a breve termine. In questi casi spesso i docenti devono camminare su un filo per riuscire a farsi rispettare e allo stesso tempo fare in modo che gli studenti non si lamentino con i genitori. I quali potrebbero a loro volta lamentarsi con il dirigente d'istituto, mettendo a rischio il posto dell'insegnante. Nelle paritarie i genitori pagano, e ovviamente si sentono più legittimati a entrare nelle scelte.

Conosco famiglie andate a parlare coi carabinieri senza passare né dal professore né dal preside. C'è una mancanza assoluta di riconoscimento dell'istituzione

Serena Morando (Cgil scuola)

D. E nel pubblico?
R.
Questo non avviene, nel senso che al massimo il professore può andare incontro alla sanzione disciplinare. Ma l'atmosfera è diventata simile perché l'autorevolezza è messa in discussione ogni giorno e fare il proprio lavoro è sempre più conflittuale.

D. Che ruolo hanno i presidi in questo ribaltamento?
R.
Anche la figura del dirigente scolastico è sminuita. Conosco famiglie che sono andate direttamente a parlare con i carabinieri con le richieste più svariate senza passare né dal professore né dal preside. C'è una mancanza assoluta di riconoscimento dell'istituzione.

D. Cosa può fare il sindacato?
R.
Ci presenteremo al nuovo governo con un nuovo contratto di lavoro in cui si chiederà di riconoscere la professionalità dei docenti, perché diciamocelo: un lavoro poco pagato è anche un lavoro poco riconosciuto socialmente, come ci insegna la storia. Quindi anche attraverso i contratti di lavoro passa il riconoscimento del ruolo.

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