Vallanzasca
Giustizia
17 Aprile Apr 2018 1811 17 aprile 2018

Vallanzasca, il pg di Milano: no alla liberazione o semilibertà

Il boss della mala milanese non potrà riottenrere la semilibertà e nemmeno la liberazione condizionale. Per le toghe non basta l'«adeguato livello di ravvedimento» dimostrato in carcere.

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Renato Vallanzasca, il boss della mala milanese che ha passato in carcere oltre 40 anni e a cui è stata revocata la semilibertà nel 2014, non può riottenerla e men che meno può avere la liberazione condizionale. È la richiesta formulata in udienza, davanti ai giudici della Sorveglianza, dal sostituto procuratore generale Antonio Lamanna. Se la direzione del carcere di Bollate parla di un «adeguato livello di ravvedimento» il codice impone, invece, che il ravvedimento sia «sicuro» e, per il pg, nel suo caso non lo è.

IL CARCERE: «PROFONDO RAVVEDIMENTO». L'equipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione depositata dalla difesa al Tribunale di Sorveglianza aveva scritto che Vallanzasca, già condannato a quattro ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un «cambiamento profondo», «intellettuale ed emotivo», «non potrebbe progredire con altra detenzione» e dunque si ritiene che «possa essere ammesso alla liberazione condizionale», ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata.

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