Biotestamento Legge
Cronaca
9 Maggio Mag 2018 1457 09 maggio 2018

Biotestamento, padre nominato tutore e interprete della figlia in coma

Effetto della nuova legge. Ora il genitore dovrà portare al giudice tutti gli elementi che comprovano la volontà della donna. Beppino Englaro: «Applicazione corretta, quell'uomo non dovrà subire il mio calvario».

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Sarà il padre di una quarantenne in coma, alimentata artificialmente in ospedale, a decidere se e quali cure sua figlia affronterà in futuro. Arriva da Modena una vicenda umana e giudiziaria maturata sulla base della recente legge sul biotestamento.

LA DECISIONE DEL GIUDICE DI MODENA. Come stabilito dal tribunale della città emiliana, infatti, il padre ultraottantenne è stato nominato tutore della paziente, da mesi in coma e del tutto incapace di esprimersi, anche rispetto alla volontà o meno di sottoporsi a determinate cure che ne possano eventualmente prolungare la vita con l'alimentazione artificiale già in atto.

GENITORE INTERPRETE DELLA VOLONTÀ DELLA FIGLIA. Questo compito spetta ora al genitore, il quale viene chiamato a svolgere un ruolo di 'interprete' delle volontà della figlia in accordo con gli altri parenti stretti, che a loro volta hanno espresso parere favorevole rispetto all'incarico dato dal giudice al padre. Nel farlo l'anziano genitore dovrà perseguire il miglior interesse della figlia, cercando di scoprire se prima del coma la donna avesse mai espresso le sue volontà in materia di cure sanitarie e fine vita. La decisione se continuare a curare la figlia, e per quanto tempo, dovrà in pratica essere 'costruita' anche sull'opinione della donna in merito, non essendo disponibile in questo caso specifico una pronuncia scritta della paziente, ovvero un biotestamento nero su bianco.

POTRÀ GESTIRE ANCHE IL SUO PATRIMONIO. Ma i compiti del genitore, secondo quanto deciso dal giudice, non si limitano all'ambito della salute. Il tutore è infatti incaricato anche di gestire il patrimonio della donna accumulato nei mesi del ricovero in ospedale. Potrà riscuotere il suo stipendio e investire il capitale che resta, oltre a quello speso per la cura e per i bisogni quotidiani della paziente, in titoli obbligazionari fruttiferi. Dovrà inoltre presentare un resoconto scritto annuale sull'attività che ha svolto. Poi deciderà sul futuro della figlia, che da tempo ormai non può più comunicare le sue volontà.

BEPPINO ENGLARO: «LEGGE BEN APPLICATA». «È la corretta e migliore applicazione della legge, quel padre dovrà fare come me, ossia portare al giudice tutti gli elementi che comprovano la volontà della figlia, ma senza poi dover subire il mio calvario», ha commentato Beppino Englaro, che a lungo ha dovuto battersi perché venisse riconosciuto alla figlia Eluana, in coma da 17 anni, il diritto al rifiuto di proseguire i trattamenti sanitari che la tenevano in vita. «Il giudice ha stabilito che l'uomo dovrà portargli elementi e prove che dimostrino che la figlia avrebbe voluto morire se si fosse trovata in quelle condizioni, ed è esattamente questo che prevede la legge. Sarà una specie di istruttoria e se il padre potrà far capire che così voleva quella povera donna in coma, si procederà per la sospensione delle cure», ha concluso Englaro.

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