Montante:indagati Schifani e uomini Aisi
GIUSTIZIA
14 Maggio Mag 2018 0834 14 maggio 2018

Corruzione, arrestato l'ex presidente di Sicindustria Montante

Secondo l'accusa il delegato di Confindustria, paladino dell'antimafia, «spiava le indagini di magistrati e polizia». Coinvolto anche Renato Schifani, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento.

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La procura di Caltanissetta ha disposto gli arresti domiciliari per Antonello Montante, ex presidente di Sicindustria e considerato per anni un simbolo della riscossa degli imprenditori contro Cosa Nostra. È accusato di aver creato una rete di informatori per spiare i magistrati che da tre anni indagavano su di lui per concorso esterno in associazione mafiosa. Tra gli indagati, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento, c'è anche l'ex presidente del Senato Renato Schifani. Ma anche una serie di ufficiali delle forze dell'ordine e dei servizi segreti civili.

LE ACCUSE CONTESTATE AGLI ARRESTATI. A Montante viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine. Ai domiciliari sono finiti il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, tornato all’Arma dopo un periodo nei servizi segreti, Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, Marco De Angelis, sostituto commissario prima alla questura di Palermo poi alla prefettura di Milano, Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza a Palermo. Agli arresti anche l'imprenditore Massimo Romano, re dei supermercati in Sicilia.

ALTRI 15 INDAGATI. Nell'inchiesta ci sono poi altri 15 indagati, non raggiunti da alcun provvedimento, accusati di aver avuto un ruolo nella fuga di notizie. Tra loro l'ex presidente del Senato Renato Schifani, l'ex generale Arturo Esposito, ex direttore dei servizi segreti civile (Aisi); Andrea Cavacece, capo reparto dell'Aisi; Andrea Grassi, ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia; Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta e poi capocentro della Dia nissena; Mario Sanfilippo, ex ufficiale della polizia tributaria di Caltanissetta. Indagati anche il professore Angelo Cuva, Maurizio Bernava, Andrea e Salvatore Calì, Alessandro Ferrara, Carlo La Rotonda, Salvatore Mauro, Vincenzo Mistretta e Letterio Romeo.

SCHIFANI SI DIFENDE. Schifani, in particolare, è accusato di aver rivelato notizie coperte da segreto e apprese da Esposito, che a sua volta le avrebbe avute da altri appartenenti alle forze di polizia. L'ex presidente del Senato avrebbe detto al professor Cuva che il colonnello D’Agata era coinvolto nel procedimento. Schifani nega ogni addebbito: «Apprendo con stupore l’indagine a mio carico riguardo una mia presunta condotta, che è assolutamente inesistente. Mi riservo, piuttosto, di denunciare per millantato credito chi per ipotesi mi ha coinvolto e fin d’ora sono a disposizione dell’autorità giudiziaria per comprendere meglio la vicenda e avviare tutte le iniziative opportune, al fine di tutelarmi da un’accusa palesemente infondata. Rivendico, infine, che non ho mai avuto alcuna amicizia o frequentazione con il signor Montante, a dimostrazione dell’assoluto disinteresse nei confronti di quest’ultimo».

IN TUTTO 40 VITTIME DI DOSSIERAGGIO. A raccontare i dettagli dell’inchiesta in conferenza stampa è stato il numero uno della procura di Caltanissetta, Amedeo Bertone. L’indagine è partita a gennaio del 2016, quando durante una perquisizione nella villa di Montante, all'epoca ancora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, gli agenti hanno rinvenuto in una stanza nascosta da una libreria un archivio con veri e propri dossier che riguardavano soprattutto magistrati e giornalisti. Le persone oggetto di dossieraggio, attraverso l’acquisizione di dati sensibili, sono in tutto 40. Dal politico all'avvocato, dal giornalista all'imprenditore.

TROVATI I FILE CON I COMPENSI PER I PRESUNTI CORROTTI. Montante voleva conoscere il suo ''nemico''e per questo attraverso Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, avrebbe fatto consultare a Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della polizia in servizio a Palermo, la banca dati informatica delle forze dell'ordine. Decine i profili richiesti: da Alfonso Cicero, ex capo dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, a Davide Durante, ex presidente di Confidustrria Trapani; dall'ex poliziotto Gioacchino Genchi all'ex senatore del Pd Vladimiro Crisafulli, fino all'attuale assessore all'Economia e avvocato Gaetano Armao. E poi i giornalisti Giampiero Casagni e Attilio Bolzoni. Nel pc di Montante gli inquirenti hanno recuperato tra i file cancellati quello che elencava contatti, incontri e compensi per i corrotti (soprattutto posti di lavoro e promesse di trasferimento). Particolarmente attiva sarebbe stata la complicità del maggiore Orfanello, che nei suoi accertamenti tributari sarebbe stato «molto generoso con gli amici di Montante ma molto severo con i nemici».

Di cosa è accusato Renato Schifani

Schifani è accusato di aver rivelato notizie coperte da segreto - apprese dall'ex direttore dell'Aisi Esposito, che a sua volta le avrebbe avute da altri appartenenti alle forze di polizia - relative all'inchiesta che ha portato all'arresto di Montante. Schifani, in particolare, avrebbe riferito al professor Cuva, anche lui indagato, che il colonnello D'Agata era coinvolto nel procedimento.

TRE CAPI DI IMPUTAZIONE. I capi d'imputazione che riguardano Schifani sono in tutto tre. Nel primo è accusato di rivelazione di segreto d'ufficio assieme all'ex direttore dello Sco Andrea Grassi, al capo reparto dell'Aisi Andrea Cavacece e al docente dell'Università di Palermo Angelo Cuva. Secondo l'accusa Grassi - dopo aver appreso la notizia dalla squadra mobile di Caltanissetta - avrebbe rivelato a Cavacece che erano state disposte delle intercettazioni nei confronti di Montante e che il colonnello D'Agata era indagato nello stesso procedimento in cui era coinvolto l'ex presidente di Sicindustria.

IL GIRO DI INFORMAZIONI RISERVATE. Cavacece a sua volta avrebbe rivelato che vi erano intercettazioni nei confronti di Montante sia al suo capo, il generale Esposito, sia a D'Agata. A quest'ultimo, però, non avrebbe detto che era indagato, cosa che invece avrebbe riferito al direttore dell'Aisi. Quest'ultimo, tramite D'Agata, avrebbe fatto arrivare a Montante la notizia che era intercettato. Sempre Esposito, si legge ancora nel capo di imputazione, avrebbe rivelato la notizia dell'indagine aperta a carico di D'Agata anche a Schifani. Il quale l'avrebbe detto a Cuva che infine l'avrebbe riferito allo stesso D'Agata.

L'IPOTESI DI FAVOREGGIAMENTO. Schifani è anche indagato per aver detto al professore, dopo averlo appreso dall'ex direttore dell'Aisi, che erano state disposte delle intercettazioni pure nei confronti della moglie di D'Agata. L'accusa di favoreggiamento, con Cuva, fa invece riferimento al fatto che i due «aiutavano Montante e D'Agata ad eludere le investigazioni che la procura di Caltanissetta stava eseguendo sul loro conto».

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